Contro l'Entella, per continuare a fantasticare

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Più che di sognare, quì si tratta di fantasticare. Già, perché solo abbandonandosi ad occhi chiusi all’immaginazione

sarebbe stato possibile ipotizzare l’impresa da mille e una notte del Partenio-Lombardi che il Foggia ha saputo materializzare dal nulla.
Eppure è accaduto, tutto meravigliosamente vero. E contro la più ottimistica delle previsioni.

Ribaltare l’Avellino e mandarlo all’inferno sotto gli occhi del pubblico amico ha inevitabilmente provocato una sottile ed intima soddisfazione, Davide che batte Golia (e a casa sua) è stata una pagina che arricchisce la variopinta storia rossonera. Anche se fino ad un certo punto, perché poi ad analizzare gli ultimi 90’ che ora paiono spalancare nuovi orizzonti a Curcio e soci emerge che la differenza non è stata tale da poter catalogare la vittoria in Irpinia come impresa titanica.
La disfatta dell’Avellino, infatti, parte da lontano: che i biancoverdi fossero a pezzi e senza un’anima lo si era intuito solo dieci giorni prima allo Zaccheria, quando il Foggia non aveva dovuto penare per portare a casa il risultato e la qualificazione ai play-off.

Certo, la buona sorte ci ha messo del suo per indirizzare il match nel verso desiderato, sono stati gli episodi alla fine a fare la differenza. E a premiare Zdenek Zeman. Che alla vigilia aveva detto, e a ragione, che sarebbe andato avanti chi avrebbe sbagliato di meno. E così è stato.
La partita i rossoneri l’hanno vinta sul piano delle motivazioni, ancor prima che su quello del gioco e dell’organizzazione.
Il Foggia ha vinto di testa, l’Avellino ha perso di pancia perché mai nell’arco della gara ha dato l’impressione di essere davvero padrone del suo destino.
Nemmeno quando dopo poco più di un quarto d’ora si è portato avanti illudendo i suoi tifosi.
E così si può continuare a sognare, da queste parti. Anzi, a fantasticare.

Proprio così, perché l’appetito vien mangiando, ed ora con il passaggio alla fase nazionale per i rossoneri si inaugura tutta un’altra storia.
Non che d’improvviso sia il caso di alimentare troppe illusioni, e pensare che d’ora in avanti la strada sia in discesa. Anzi. Semmai si fa più tortuosa perché cresce in maniera esponenziale il tasso tecnico degli avversari, e quindi lievita la percentuale del Foggia di concludere in anticipo il suo straordinario percorso.
Ma avere la possibilità di giocarsela non più in gara secca, ma sulla lunghezza dei 180’ lascia se non altro aperto il campo a qualche flebile speranza.
Da domenica prossima entrano in lizza le teste di serie, e ieri il Foggia dall’urna ha pescato la Virtus Entella, che si è piazzata quarta nel Girone B a 65 punti, immediatamente alle spalle di Modena, Reggiana e Cesena. Si tratta oggettivamente di uno scoglio di una certa consistenza, perché i liguri sono partiti per centrare il salto in B, e solo strada facendo hanno dovuto rivedere i loro piani.

Gara 1 si gioca domenica alle 18.00 allo Zaccheria, il return-match invece è in programma a Chiavari giovedì prossimo 12 maggio alle ore 20.30.
Il Foggia per sperare di non interrompere anzitempo il suo cammino dovrà necessariamente vincere una delle due gare e possibilmente non perdere l’altra. Oppure, in caso di sconfitta, limitare i danni al massimo nella differenza reti.
Dovesse infatti concludersi la doppia sfida in perfetto equilibrio fra numero di gol fatti e subìti, ad accedere al turno successivo sarebbe la Virtus in virtù del suo miglior piazzamento nella regular season.

Ma questi sono discorsi prematuri da affrontare, in casa Foggia è ancora il momento di godersi un successo inatteso e non preventivato, che arricchisce di contenuti la stagione dei rossoneri. E del suo inimitabile condottiero. Che ancora una volta ha dimostrato come siano le idee e le conoscenze, ancor prima che le risorse economiche, a fare la differenza.
Da qualunque angolazione la si guardi, infatti, questa è la vittoria di Zeman, di Pavone e dei suoi ragazzi. Stop. Sul carro dei vincitori non c’è posto per altri. Nemmeno per una proprietà che ha fatto poco nel corso della stagione per assecondare i desiderata del suo allenatore, che avrebbe voluto muoversi in maggiore autonomia e che invece spesso è stato osteggiato.

Come finirà questa stagione che è già andata oltre le più rosee aspettative è prematuro dirlo, così come continua a rimanere in bilico il futuro di Zeman, che rumors insistenti danno sempre più lontano da Foggia. Il che sa di paradosso rispetto a quanto è stato prodotto sul campo.
Per il momento a rubare la scena è una squadra che non vuole smettere di stupire, e che di andare in vacanza non vuole proprio saperne.

Ma d’ora in avanti più che di sognare, si tratterà davvero di fantasticare.
Forse.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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