"A Foggia e ai foggiani Zeman non deve dimostrare nulla perché quello che ha fatto, da un punto di vista sportivo per i satanelli,
è scritto nei libri di storia del calcio. Per Foggia e per i foggiani rappresenta piuttosto un’opportunità. La voglia di ottenere risultati attraverso il lavoro senza aspettare che qualcuno o qualcosa faccia il lavoro per noi. Da questo punto di vista può regalare alla città e ai suoi abitanti l’ennesima testimonianza che “un modo migliore è possibile”, basta crederci e lavorare, collettivamente, alla sua realizzazione”.
Con queste parole chiudevo il mio pezzo per l’Attacco il 9 luglio dello scorso anno, i primi giorni della nuova stagione calcistica per il Foggia e per Zeman. E oggi, a poche ore dal successo dei satanelli sul campo dell’Avellino, un’impresa sportiva che nessuno poteva ipotizzare all’inizio del campionato, penso esattamente le stesse cose.
È giusto in queste ore e per i prossimi giorni, quelli che ci separano dalla sfida con la Virtus Entella, concentrarsi sull’aspetto agonistico e godere delle vittorie zemaniane. È giusto ed è un bene che sia così, soprattutto in relazione alla sofferenza che attraversa tutto il pianeta per la guerra in atto alle porte di casa nostra. Un momento di distrazione positiva e, perché no, di sana gioia, può aiutarci a dimenticare, anche solo per un attimo, la tristezza e la morte che ci circonda.
Nessuno poteva ipotizzare all’inizio del torneo che il cammino del Foggia nel campionato di Serie C potesse avere l’epilogo che si sta disvelando sotto i nostri, sognanti, occhi. E non perché non si avesse fiducia in “Sdengo”, piuttosto perché costruire una squadra tutta nuova, o quasi, è sempre difficile. Lo è a maggior ragione se le risorse economiche a disposizione per acquistare nuovi calciatori non sono tante.
Durante il ritiro precampionato alle giuste e insistenti domande dei giornalisti sulla qualità della rosa a disposizione, Zeman ha sempre risposto in modo zemaniano: poche parole, dritte al cuore del problema.
“Abbiamo cambiato praticamente tutto. Sono rimasti solo tre giocatori del vecchio Foggia, eppure i ragazzi hanno fatto subito gruppo. Mi sembrano bravi, disponibili, senza troppi grilli per la testa. Pochi tatuaggi, poco Instagram e molta freschezza...”.
Ha sottolineato fin dalle prime interviste il valore morale e l’etica di questo gruppo più che le qualità tecniche. La voglia di lavorare e migliorarsi sul campo quotidianamente e, sebbene sottinteso, la voglia che aveva colto nei loro occhi e, soprattutto, nel loro cuore, di lavorare con lui e il suo staff.
Ha avuto ragione lui. Anche questa volta.
Dopo nove mesi di lavoro e di addestramento tecnico tattico, tutti i componenti della rosa hanno migliorato il loro rendimento e accresciuto le conoscenze tattiche. Sono diventati migliori, come uomini e come calciatori.
Accanto a tutto questo c’è stato anche il risultato sportivo. Un risultato che premia il lavoro dei calciatori, dello staff tecnico, di Peppino Pavone e, ovviamente, il suo. Che premia l’attaccamento di un’intera città alla sua squadra di calcio: una delle poche realtà positive della nostra martoriata terra.
E qui torniamo esattamente al punto di vista da cui siamo partiti, da cui sono partito.
L’ennesimo capolavoro calcistico che Zeman ha realizzato a Foggia deve essere lo stimolo per tutti a fare bene e a fare meglio.
In un recente articolo pubblicato da un importante quotidiano economico italiano Foggia risulta essere la penultima città italiana per qualità della vita (posizione 106 su 107 città), e se si leggono i singoli segmenti che compongono la classifica generale si resta attoniti.
Per quanto riguarda la “Cultura e tempo libero”, posizione 94. “Ambiente e servizi”, posizione 100. “Demografia e società”, posizione 89. “Giustizia e sicurezza”, posizione 107 (ultimi in Italia), “Affari e lavoro”, posizione 102, e infine “Ricchezza e consumi”, posizione 94.
Vi starete chiedendo e cosa c’entra il calcio? Cosa c’entra Zeman con tutto questo?
C’entra molto invece. Eccome se c’entra, perché Zeman è la testimonianza vivente che risalire la china si può.
C’è bisogno d’impegno e di lavoro. Di serietà e abnegazione.
Di lottare quotidianamente contro ogni malaffare e contro ogni sopraffazione.
C’è bisogno di cambiare lo status quo di una città e di una comunità. Si può fare anche con poche risorse. Si può fare anche se tutto sembra remare contro.
Zeman ce l’ha fatta con i suoi ragazzi, perché non ci proviamo pure noi? Perché non ci proviamo tutti insieme?
Molti anni fa, esattamente il 16 settembre 1991, un quotidiano sportivo nazionale titolava a tutta pagina: Juve o Milan? Meglio il Foggia.
Proviamo a togliere l’articolo davanti al nome della nostra città, e scriviamo una nuova storia collettiva. Real Madrid o Manchester City?
Meglio Foggia.
Si, decisamente, meglio Foggia.
Oscar Buonamano
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