Alla ricerca dell’identità perduta in campo. E di una credibilità sul piano gestionale che gli ultimi eventi hanno messo fortemente in discussione. Sono giorni particolarmente tribolati per il Foggia e in particolare per Nicola Canonico, che solo un mese fa si prendeva la sua dose di applausi sotto i riflettori dello Zaccheria nel giorno del varo ufficiale del nuovo corso. E che martedì sera ha disertato il comunale in occasione del match di Coppa Italia con il Picerno per evitare gli strali della tifoseria. Che è fortemente preoccupata per le sorti della squadra. E del club, finito nel mirino della contestazione.
Il cambio in corsa dettato dalla proprietà, che ha optato per l’azzeramento della sfera tecnica e puntato forte sulla coppia Gallo-Lauriola per invertire la rotta, dovrebbe restituire se non altro un pò più di serenità ad un ambiente in ebollizione. In attesa degli eventi, che non interessano evidentemente soltanto il campo, perché sul tavolo resta sempre aperta la partita legata alla controversia con il socio di minoranza Maria Assunta Pintus, e che entro ottobre vivrà un altro appassionante capitolo.
Il prossimo 24, infatti, è atteso il pronunciamento del tribunale sulla vicenda infinita degli assegni a garanzia della cessione del 51% della Corporate Investments Group che pur essendo liberi non sono stati ancora messi all’incasso dall’imprenditrice sarda, che resta sempre in attesa che vengano onorati gli impegni presi nei suoi confronti all’atto della cessione del club.
Ma c’è chi sostiene che quella data potrebbe riservare anche qualche altra clamorosa sorpresa. Nell’attesa degli eventi patron Canonico va avanti per la sua strada, incurante dei possibili scenari che a breve potrebbero prendere forma. E spingerlo, alla luce delle sue continue inadempienze, definitivamente ai margini del Foggia.
Voci incontrollate sostengono che dopo aver trasferito la contabilità nel quartier generale di Modugno, il presidente già da qualche tempo starebbe provvedendo ad onorare solo quanto necessario per evitare penalizzazioni nella stagione in corso. Nello specifico emolumenti e scadenze fiscali. Su tutto il resto, ad iniziare dalle quote che restano sospese, si fa invece finanziare dai tempi biblici della giustizia.
Ma qual è il reale stato di salute del club rossonero dopo un anno e passa di gestione dell’imprenditore di Palo del Colle, e a quanto ammonta la debitoria accumulata? Tenuto conto che l’anno della serie D avrebbe generato circa 400mila euro di passività, al pari del successivo di Serie C ( si tratterebbe soprattutto di debiti Inps e tasse) il totale sale ad 800mila euro. Ai quali devono aggiungersi tutte le vertenze emerse dopo l’acquisizione del club dea parte di Canonico, e che sarebbero stimate in poco più di 500mila euro (Anelli, Gentile, Corda, Pelusi ndr), oltre i 250mila euro da corrispondere all’avvocato Chiacchio, ed ulteriori 150mila da saldare a fornitori ed agenti sportivi.
In piu ci sarebbero 165mila euro di crediti inesigibili. Quindi al 30 giugno ‘21 i debiti cumulati ammonterebbero a circa 1,6 milioni. Senza dimenticare, ovviamente, la perdita di 2,7 milioni da ripianare entro i prossimi quattro anni, considerato che uno è già alle spalle. A questo andrà aggiunta la differenza fra costi e ricavi e fra incassi e pagamenti della stagione in corso, e che al momento non è possibile stimare. Anche se gli oltre 4200 abbonamenti avranno permesso di introitare almeno 600mila euro, e la raccolta pubblicitaria avrà fruttato non meno di 1,2 milioni nelle casse sociali.
Moneta sonante che evidentemente contribuirà ad alleggerire il secondo anno di gestione di Nicola Canonico al timone del club rossonero.
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