Il canto del... Gallo, con il passaggio al 3-5-2 ora la difesa è più protetta

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Trovare il bandolo della matassa. Questo è il cruccio principale che sta attanagliando i pensieri del mondo rossonero. Tanti, forse troppi sono stati i problemi che fin qui ha dovuto affrontare. Dalla carestia di risultati alla tifoseria in fermento, passando per quella caccia al colpevole che non ha di certo alleggerito la tensione.

Molti interrogativi, ma che alla fine hanno condotto ad una sola certezza: oggi il Foggia è cambiato. E lo ha fatto con l’uomo copertina di questi ultimi giorni: Fabio Gallo. L’artefice di uno stravolgimento totale che ha permesso ai rossoneri di rimettere la testa fuori dall’acqua. Un cambio di marcia dovuto ovviamente ai risultati ottenuti sul campo.

Un cospicuo bottino arrivato attraverso l’unica via possibile: la continuità. La strada maestra che il Foggia dell’era Boscaglia forse non ha mai intrapreso veramente. I soli 4 punti raccolti nelle prime 5 giornate non hanno lasciato spazio a molte interpretazioni. Troppi i gol presi (11) e pochi quelli fatti (3). Numeri chiarissimi che hanno incominciato a prendere forma fin dalla prima gara contro il Latina. Il giorno tanto atteso per vedere finalmente all’opera i nuovi beniamini dello Zaccheria, ma soprattutto quel 4-2-3-1 che aveva stuzzicato la fantasia dei tifosi. Un modulo pirotecnico con l’intero arsenale pronto all’uso: D’Ursi, Perlata, Schenetti e Ogunseye.

Un Foggia forza 4 deciso ad affrontare un campionato da protagonista, ma che invece si è subito schiantato contro quei problemi che sarebbero affiorati a poco a poco. Il primo sicuramente è stato lo scarso equilibrio della squadra. Una difficoltà che ha portato il Foggia ad incassare ben 6 gol e segnarne soltanto 1 contro Latina (1-3) e Picerno (3-0).

Una differenza inequivocabile suffragata da una permeabilità difensiva quasi cronica, una manovra di gioco statica, controproducente e dal continuo cambio di formazione di mister Boscaglia. Una mossa che lo ha portato a sostituire in media almeno 4 giocatori a partita. Nelle quali i principali elementi di continuità sono stati: Malomo, Costa, Di Noia, Peralta, D’Ursi e Schenetti. Alcune delle colonne portanti sulle quali il tecnico di Gela ha provato a costruire la sua squadra. Un’evidente problematica che lo ha spinto a passare al 4-3-3.

Un sistema di gioco più equilibrato, ma soprattutto con una linea di centrocampo più solida. Differenza fondamentale con il 4-2-3-1 utilizzato fino a quel momento. Dove il dinamismo e la copertura del campo hanno causato non pochi problemi ai giocatori rossoneri. Un cambio significativo per la vittoria con la Virtus Francavilla, ma non definitivo per il proseguo del campionato. Le successive gare con Potenza (1-1) e Pescara (0-4) non hanno fatto altro che riacutizzare i problemi della ciurma rossonera. In particolare la tenuta difensiva (secondo problema). Un grattacapo che Boscaglia non è riuscito a risolvere neanche con la rotazione dei suoi difensori.

Dalla coppia zemaniana Sciacca - Di Pasquale a quella più utilizzata Malomo - Di Pasquale. Cosa che invece sembra aver fatto proprio Gallo. Solidità e certezze sono state fin da subito le sue linee guida. Le vere mancanze del Foggia di inizio stagione. Un capovolgimento di fronte che ha visto l’allenatore di Bollate ricostruire la squadra dalle fondamenta. Un lento percorso iniziato col 4-3-2-1 dell’esordio contro la Gelbison (2-0), anticipato dalla sconfitta di Taranto sotto la gestione Gentile. Una partita figlia degli eventi, ma che ha visto fin da subito i primi sprazzi della rinascita rossonera.

Equilibrio tattico e mentale per il primo tempo, poi il blackout che ha portato alla vittoria dei padroni di casa. La problematica più grande di questo Foggia, ma che non ha impedito a Gallo di proseguire nel processo di cura che ha portato al suo 3-5-2. Un modulo più “sicuro” che è riuscito a garantire una continuità nelle prestazioni, ma soprattutto nell’undici titolare. Merito di un lavoro certosino nella rivalutazione dei ruoli e delle posizioni dei vari giocatori. Su tutti, quello di D’Ursi. Assoluto protagonista della gestione Gallo.

L’attaccante napoletano è l’emblema del suo Foggia.  Un giocatore determinante sotto l’aspetto agonistico, ma ben lontano da quello realizzativo. Il terzo problema. Una carenza di reti generale che l’ex Brescia deve assolutamente risolvere a stretto giro di posta.

Ad oggi i gol realizzati portano i nomi di pochi eletti. Da Vuthaj a Schenetti, passando per Ogunseye e lo stesso D’Ursi. Giocatori in grado di poter fare la differenza, ma che in questo momento sono chiamati a proseguire sulla strada tracciata dal proprio allenatore.

Dove solidità e certezze potranno sicuramente accelerare quel processo di crescita che sta già affrontando l’intero gruppo. Nella speranza che la mano di Gallo possa trasformare questo inizio promettente in una stagione all’insegna della continuità. Il vero ostacolo del Foggia di oggi e forse non di quello di domani.

Roberto Ciavarella

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