Foggia, abbracciamoci forte! Mentre il club è nel caos, la squadra è più che mai coesa

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Più forte di tutto. Anche dei guai giudiziari che si sono abbattuti sul suo patron, e che in prospettiva rischiano di vanificare quanto di buono sul campo i rossoneri stanno facendo da un mese a questa parte. Il Foggia che a grandi passi si avvia ad uscire dal tunnel della crisi che l’aveva inghiottito nel primissimo scorcio di stagione, guarda al futuro con rinnovato ottimismo. Il peggio sembra ormai alle spalle, la striscia di 4 risultati utili consecutivi (3 vittorie ed un pari) hanno sospinto la navicella rossonera in acque più sicure.

Eppure non c’è motivo per gioire. Perché del futuro non v’è certezza, e gli scenari che di qui a breve possono prendere forma non incoraggiano a mettere in un angolo i cattivi pensieri. Nel marasma generale, in cui diventa difficile con buona approssimazione stabilire finanche a chi spetti la titolarità del club (in questo senso il lodo-Pelusi ha aperto un altro pericoloso fronte in seno alla società che meriterebbe ulteriori approfondimenti), svetta la vittoria di Viterbo. Limpida e solare.

La prima stagionale lontano dallo Zaccheria, e quindi ancora più gradita. Perché restituisce nuove certezze ad un gruppo che con Fabio Gallo in panchina improvvisamente si è ritrovato. E che dopo essersi allontanato a grandi falcate dalla zona play-out ora strizza l’occhio alla classifica. I progressi sono sensibili, e vanno tutti nella stessa direzione, non era semplice passare all’Enrico Rocchi con l’autorevolezza esibita dal Foggia nell’arco dei 90’: in totale controllo nella prima frazione di gioco, nel corso della quale non ha mai prestato il fianco alla voglia dei padroni di casa di spezzare l’inerzia del match, nella ripresa è venuta a galla la determinazione di una formazione che con il trascorrere dei minuti ha preso il sopravvento nella metà campo avversaria.

Facendo leva anche su qualche cambio in corsa che ha garantito maggior estro e fantasia negli ultimi 30 metri, lì dove nel primo tempo il Foggia si era raramente affacciato. L’ingresso di Peralta, in questo senso, ha cambiato il volto della gara, l’italo-argentino (che in avvio di ripresa ha avvicendato il claudicante Di Noia) ha mostrato di potersi adattare al ruolo di interno di centrocampo così come gradirebbe il suo allenatore, e dunque di poter tornare utile nel corso di una stagione che sarà lunga ed estenuante. E nel corso della quale ci sarà bisogno di tutti.

Un segnale chiaro ed inequivocabile di come l’aria sia cambiata dalle parti di viale Ofanto, si percepisce lontano un miglio la ritrovata unità di intenti che mira a cancellare a suon di risultati una delle partenze più scomode degli ultimi anni di casa Foggia.

Ma c’è anche dell’altro. Nelle difficoltà, infatti, la squadra si è ricompattata, ed ha trovato dentro di sè la forza per rialzarsi e dare quelle risposte anche sul piano caratteriale che sino a quel momento latitavano. Molto in questa metamorfosi a tutto tondo ci ha messo il tecnico Gallo, che ha rimesso al loro posto i tasselli di un mosaico in via di disgregazione. Ma come dimenticare il lavoro oscuro svolto dal neo ds Matteo Lauriola, che forse più di tutti sta incidendo a livello di motivazioni e di voglia di rivalsa.

Si è creato così un cordone ombelicale saldo all’interno dello spogliatoio che lega i giocatori allo staff, e che ha portato a stringere un patto di ferro fra i rossoneri, il loro allenatore e il direttore sportivo dopo il feroce clima di contestazione che aveva preso di mira proprio la squadra a seguito dell’ennesima sconfitta rimediata a Pagani con la Gelbison nel giorno del debutto di Gallo in panchina.

Deve essere stato con ogni probabilità quel pomeriggio che è scattata la scintilla fra squadra e tecnico. Che dopo un duro faccia a faccia ha ripreso a remare compatto tutto nella stessa direzione. Quell’abbraccio che sa di liberazione a fine gara a Viterbo domenica sera fra Gallo e Lauriola in panchina, sintetizza come il vento stia cambiando, che il Foggia lentamente sta tornando ad essere una famiglia che mette davanti a tutto l’interesse comune.

Peccato solo che i prossimi saranno comunque giorni difficili, il clima di incertezza resta, ed i mesi che verranno dovranno in qualche misura dettare i tempi per arrivare ad una svolta societaria. Non si sfugge. Gallo continua giustamente a ripetere fino alla noia che con la squadra si isolerà da tutto ciò che non è di pertinenza del campo. E si tratta della scelta più logica e condivisibile che l’allenatore potesse prendere in questo frangente.

Se i risultati, come è auspicabile, continueranno ad arrivare, i guai di Canonico passeranno in second’ordine. Nel senso che a rubare la scena sarà la squadra, capace già peraltro negli ultimi tempi di regalare qualche sorriso in più. La resurrezione in campo, però, cozza maledettamente con le imprevedibili difficoltà societarie che rischiano di ingessare il club. E di sospingerlo verso un pericoloso punto di non ritorno che alla distanza potrebbe avere inevitabili riflessi anche sulla squadra.
Gira e rigira per il Foggia non c’è mai pace.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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