Foggia, goal solo nella ripresa. Tutte le 10 reti finora realizzate sono arrivate sempre nei secondi 45’

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La dura legge del gol. Che arriva solo e soltanto nella ripresa. Il Foggia dopo 11 giornate di campionato (e due turni di Coppa Italia) ormai alle spalle non sa ancora che sapore abbia segnare nella prima frazione di gioco. Mai nel primo tempo. A secco sempre e comunque. E meno male che il digiuno ha condizionato in negativo solo il primo scorcio di stagione della gestione Boscaglia, altrimenti sarebbe notte fonda. Già, perché col tecnico di Gela i primi 6 turni sono stati un inferno, con la miseria di 4 punti messi assieme ed i soli 3 centri all’attivo, insufficienti ad evitare l’avvicendamento in panchina.

Che sarebbe stata una annata con il freno a mano tirato e con una manifesta difficoltà a trovare la via della rete lo si era intuito fin dall’esordio in campionato, nel match interno con il Latina: debutto amarissimo per i rossoneri, che alla vigilia venivano indicati fra i sicuri protagonisti, e che invece avrebbero steccato fin dalle prime battute. Si parte subito in affanno, passano i pontini allo Zaccheria 1-3 quasi in surplace, sullo 0-2 c’è il guizzo di Vuthaj all’89’ che sembra poter riaprire i giochi, ma al 94’ ci pensa Fabrizi a chiudere definitivamente i conti e ad accendere subito la spia.

Fa addirittura peggio otto giorni più tardi il Foggia, che a Picerno non solo non inquadra la porta, ma addirittura becca 3 gol che sono una prima sentenza per Boscaglia e i suoi, già in evidente affanno.

Con la Virtus Francavilla sette giorni più tardi è già match da ultima spiaggia o quasi, la partenza ad handicap ha surriscaldato l’ambiente, che comincia a rumoreggiare: segna D’Ursi sottomisura in avvio di ripresa, tanto per cambiare (56’), arriva il primo cin-cin stagionale, ma non si placa l’insoddisfazione nei riguardi di una squadra che si accende e si spegne ad intermittenza.

Il 18 settembre a Potenza perlomeno si dà continuità ai risultati, arriva un pari che per quanto striminzito è comunque da salutare con soddisfazione perché lascia intravedere timidi segnali di riscossa. Ancora una volta però il Foggia è chiamato ad inseguire, dopo il vantaggio lucano in apertura di Caturano, solo al minuto 59 arriva il pari firmato da Schenetti. E meno male che sul finire Nobile neutralizza un calcio di rigore, altrimenti sarebbe arrivata un’altra sconfitta.

Che si materializza nella notte da incubo con il Pescara, nella quale vengono a nudo tutti i limiti dell’undici di Boscaglia. E’ un tonfo clamoroso, gli abruzzesi passeggiano sui resti di una squadra che è di una inconsistenza disarmante. Boscaglia finisce nel frullatore, paga per tutti, ma nel derby dello Iacovone di Taranto in panchina ci va il collaboratore tecnico Gentile: la musica però non cambia. In piena autogestione arriva il secondo ko consecutivo contro una formazione che fino a quel momnento aveva addirittura fatto peggio del Foggia, il match è deciso da un rigore di Infantino al 38’, i rossoneri chiuderanno in nove a conferma di essere in totale confusione, e Vuthaj nella ripresa calcerà in maniera maldestra un penalty che avrebbe potuto evitare l’onta di una nuova sconfitta.

E’ il punto più basso di un inizio-horror per i rossoneri, dopo dieci giorni di riflessione Canonico opta finalmente per il cambio di rotta: via anche il ds Belviso, tocca a Gallo e a Lauriola invertire il pericoloso trend che ha spinto il Foggia sul fondo della classifica. Prima della trasferta di Pagani con il Gelbison, c’è l’intermezzo di Coppa allo Zaccheria con l’Az Picerno, al quale Gallo (appensa salito in sella) assiste dalla tribuna: finisce 0-0 fra gli sbadigli, a passare però sono i rossoneri che, almeno dal dischetto, sono implacabili.

Che il vento stia finalmente per cambiare? Macché, il sabato successivo il debutto di Gallo è amarissimo: ancora un ko, il terzo di fila, finisce 2-0 per i campani col Foggia che per 30’ abbondanti resta in partita.

E siamo al 15 ottobre, e alla sfida interna con il Crotone capolista: sulla carta non c’è partita, i calabresi viaggiano con il vento in poppa, e salgono in Puglia per confermare la loro leadership: il Foggia gioca una gara giudiziosa, concede pochissimo all’avversario e dopo un primo tempo di studio, colpisce nella ripresa. Segna Vuthaj al 51’, poi i padroni di casa potrebbero a più riprese anche raddoppiare. Ma va bene lo stesso, perché quella è la vittoria che sa tanto di rinascita. E infatti a Castellammare è 1-1 (con Ogunseye che agguanta il pari a 3’ dall’epilogo), in casa con la Fidelis finisce 3-1 (dopo lo spavento iniziale di Candellori al 32’, ribaltano nella ripresa Rizzo, Nicolao e Petermann), mentre a Viterbo ecco il primo raid esterno stagionale nel segno di Garattoni (53’) e Di Pasquale (79’). Che ingranano, ovviamente, nella ripresa.

Nemmeno nel 2° turno di Coppa è arrivata l’attesa inversione di tendenza: 0-0 nei 90’ con le Vespe, stesso risultato anche a conclusione dei tempi supplementari, la rete si gonfia solo con i calci di rigore che decretano il passaggio del turno dell’undici rossonero.

Sette gol nelle ultime 4, appena 3 nelle precedenti 7: è davvero tutto un altro Foggia. Anche in zona-gol, evidentemente. Ma adesso servirà spezzare l’incantesimo della rete da infilare nei primi 45’, step da mettere nel mirino magari fin dalla prossima gara di lunedì sera contro l’Avellino.

Al di là del dato statistico, che lascia il tempo che trova, appare chiaro che la sterilità offensiva del Foggia dovrà essere colmata alla riapertura del mercato di gennaio. Lauriola è già da tempo sulle tracce di un attaccante che faccia coppia e che si completi con Vuthaj, gennaio però è ancora lontano, e per il momento in qualche modo bisognerà ovviare. Con qualche gol in più di difensori e centrocampisti. Possibilmente nel primo tempo.
Il Foggia a digiuno nei primi 45’ non si può proprio guardare.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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