Derby fa rima con amarcord. C’è una colonia di foggiani che a 35 chilometri di distanza dal capoluogo in queste ore è attraversata dall’onda lunga di una gara speciale. L’Audace Cerignola, che si appresta a rivivere l’atmosfera di una sfida che in Serie C manca ormai da 85 anni, si riscopre “picchiettata” qua e là di rossonero.
Già, sarà un vero e proprio derby nel derby per i numerosi ex che oggi militano con il club ofantino del presidente Nicola Grieco: dal ds Elio Di Toro ai calciatori Miguel Angel Sainz Maza e Filippo D’Andrea, passando per l’allenatore Michele Pazienza, per proseguire con il suo vice Antonio La Porta, fino al preparatore dei portieri Antonio Cagnazzo. Ma come dimenticare il segretario generale del club gialloblu Giovanni Francavilla e il tecnico della Primavera 4 Gaetano Pavone.
Tempo di ricordi dentro e fuori del campo per tanti, dunque. Domenica, lo Zaccheria riaccoglierà in un colpo solo diversi protagonisti di un passato nemmeno troppo lontano. Che, oltretutto, hanno contribuito a fare le fortune del Foggia. Basti ricordare, ad esempio, che Pazienza e La Porta sono cresciuti praticamente assieme, facendo tutta la trafila nel settore giovanile rossonero, prima di esordire in serie C2. Era la stagione ‘02/03, culminata con la vittoria del campionato e la conseguente promozione in C1 con Pasquale Marino in panchina. Di Toro e Pazienza erano titolarissimi a centrocampo, La Porta esterno offensivo sinistro del 3-4-3. Francavilla, invece, era dietro la scrivania. Al loro fianco c’erano anche Beppe Di Bari e un certo Roberto De Zerbi.
“Sono stati anni bellissimi in cui siamo cresciuti tutti insieme e nel corso dei quali ci siamo divertiti tantissimo. E’ stato davvero un bel periodo - ricorda La Porta -. Eravamo una squadra fortissima, era un piacere vederci giocare ed allenarci. La domenica andavamo a tremila. E poi a Foggia quando le cose vanno bene e sei su in classifica, si respira un’aria incredibile”.
Ricordi indelebili, che hanno segnato un’intera carriera e, nel caso di Pazienza, rappresentato il trampolino di lancio per il grande salto in serie A. Dopo quel triennio indimenticabile, infatti, l’attuale allenatore del Cerignola si trasferì ad Udine, avviando un percorso virtuoso che lo avrebbe portato successivamente a vestire le maglie di Fiorentina, Napoli, Juventus e Bologna: “Foggia mi ha dato l’opportunità di compiere il grande salto in A e soprattutto di arrivarci pronto - ammette il 40enne tecnico degli ofantini originario di San Severo -. Se avessi fatto tre anni di C2 in qualsiasi altra piazza non sarebbe stata la stessa cosa. Lì mi sono davvero formato, perché ho vissuto in una dimensione unica nel suo genere”.
Per questo Pazienza porterà sempre nel cuore gli anni vissuti in rossonero: “Le stagioni trascorse da calciatore a Foggia restano irripetibili - ammette -. Professionalmente per me sono state fondamentali, sono passato da una salvezza conquistata all’ultima giornata alla vittoria del campionato, intervallata dalla sconfitta nella finale playoff con il Paternò. Dai magazzinieri ai massaggiatori, tutto l’ambiente mi è rimasto dentro”.
Né più né meno le stesse sensazioni che pervadono Francavilla, foggiano doc, che gran parte della sua carriera dirigenziale l’ha trascorsa al servizio dei colori rossoneri: prima un decennio sotto la gestione Casillo, poi altri 4 anni ai tempi della presidenza Capobianco, fino all’ennesimo ritorno nella stagione ‘20/21coincisa con il ripescaggio in C: “Ai tempi del grande Foggia in A il mio ruolo era marginale perché mi occupavo della parte amministrativa - dice -. Vivevo poco il campo, che ho cominciato a frequentare intensamente in B dal ‘95. Sono foggiano e ovviamente tifoso del Foggia, lavorare per la squadra della propria città e per la quale fai il tifo è stato sempre un sogno. Basti dire che nel ‘20 ho rifiutato lo Spezia, e la massima serie, per ritornare a casa”.
Normale, quindi, che il match di domenica prossima non può essere una partita qualunque: “Ho incontrato parecchie volte da avversario il Foggia, è già successo con Giulianova, Palermo e Manfredonia ed è sempre bello tornare nella propria città - prosegue -. Ma sono un professionista, e quindi devo fare il tifo per me stesso. Voglio vincere sempre, al di là dell’avversario che incontro. Certo giocare a Foggia è diverso, sarà divertente commentare la partita con gli amici al bar il lunedì successivo”.
Se per Francavilla rimettere piede allo Zaccheria sarà quasi routine, molto diverso sarà invece per Pazienza e La Porta. Come d’altronde per il ds Di Toro. Per loro si tratterà di una primizia assoluta: “Sarà un’emozione particolare - ammette Pazienza –. Tornerò lì dove da calciatore sono cresciuto, come poterlo dimenticare...”. Anche per La Porta sarà la stessa emozione: “Avrò i brividi addosso, lo Zaccheria rimane uno stadio unico, specialmente per noi che lì siamo cresciuti. Dovremo essere bravi a nascondere il nostro stato d’animo però, perché ci aspetta una gara tosta”.
L’unico vero, grande rammarico sarà giocare il derby a porte chiuse: “Un vero peccato, così si perde l’essenza del calcio - sottolinea Francavilla -. Mancherà il sale della sfida”. “Era l’ultima cosa che ci saremmo aspettati, farà specie giocare senza pubblico - rimarca La Porta -. Con entrambe le tifoserie presenti sarebbe stato uno spettacolo unico”.
E uno Zaccheria gremito avrebbe desiderato anche Pazienza: “Mi dispiace lo stadio vuoto, ti toglie l’adrenalina. Certo, per noi potrebbe rappresentare un piccolo vantaggio, soprattutto per i ragazzi più giovani, ma potessi scegliere opterei sempre per uno stadio pieno. Si tratta del nostro lavoro, c’è bisogno di abituarsi a certe pressioni. Rappresentano uno stimolo in più”. Anche se per la colonia di foggiani non ce ne sarà bisogno: basterà pronunciare la parola derby. E Foggia. E tutto verrà da sé.
Ha collaborato Fabio Trallo
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