Petermann nel bene. Come nel male. C’è la griffe d’autore del play romano sulla sesta vittoria stagionale del Foggia, che stende con il minimo scarto il Messina (ancora a secco di punti lontano da casa) e ritrova il sorriso. Proprio Petermann, però, ha rischiato di diventare protagonista all’incontrario della sfida dello Zaccheria per via di quel rigore fallito in avvio di ripresa che avrebbe potuto dare un diverso corso alla gara.
La formazione di Auteri esce ancora battuta (ottavo ko lontano dal San Filippo su otto trasferte), ma almeno per un’ora ha tenuto sotto scacco il Foggia con una prestazione che lascia ben sperare per il futuro.
Gallo cambia poco rispetto all’undici schierato a Viterbo domenica scorsa: Dalmasso si guadagna la fiducia fra i pali, Garattoni viene preferito a Nicolao, le vere novità riguardano l’arretramento di Peralta sulla linea dei centrocampisti (in luogo di Di Noia) e l’inserimento di Peschetola a far coppia in avanti con Vuthaj, che vince il ballottaggio con Ogunseye.
Dall’altra parte Auteri (che è squalificato e sostituito in panchina da Cinelli) ridisegna invece il Messina, presentandosi in Puglia con uno schieramento ampiamente riveduto e corretto soprattutto in difesa ed in prima linea, dove a sorpresa il tridente è composto da Balde (l’ex di turno), Zupper e Iannone, tre under in cerca di gloria allo Zaccheria.
Il primo spunto di un match che nel primo tempo sarà avaro di emozioni arriva al 7’ con una conclusione masticata di Fofana che viene deviata in angolo, e sugli sviluppi dell’angolo successivo Versienti a centro area spedisce alto sulla trasversale. Molto meglio il Messina nel primo spicchio di gara, l’undici peloritano è volitivo e tiene prevalentemente il pallino del gioco, devono trascorrere addirittura 25’ per vedere la prima controffensiva del Foggia con una conclusione al volo dal limite di Rizzo che incoccia in una selva di gambe in area senza impensierire Lewandovski.
Nelle file dei rossoneri serpeggia nervosismo, le difficoltà impreviste nella costruzione del gioco e la vitalità del Messina creano imbarazzo ad una formazione che nel gelo di uno Zaccheria semideserto fa fatica ad essere produttivo.
Al minuto 43 tracce di Foggia, la punizione dal limite di Costa pesca in area Vuthaj che, defilato sulla destra, opta per un pallonetto che per questione di centimetri non trova Garattoni alla conclusione vincente. Il primo tempo si chiude senza ulteriori sussulti, dagli spalti piove anche qualche fischio di disapprovazione all’indirizzo delle due squadre.
Subito due cambi in avvio di ripresa per il Messina (dentro Catania e Fazzi che rilevano gli impalpabili Fofana e Iannone), passano solo 18” ed il Foggia va vicino al vantaggio con Garattoni, che dentro l’area piccola raccoglie l’assist di Vuthaj e da ottima posizione sparacchia sopra la traversa.
Quindi Peschetola al minuto 52’ si divora da due passi il possibile 1-0 nell’azione immediatamente precedente la concessione del rigore che potrebbe cambiare il corso della sfida. Ma dal dischetto Petermann si fa ipnotizzare da Lewandoski (53’) ed il risultato resta così inchiodato sullo 0-0. L’errore dagli undici metri anziché deprimere il Foggia gli dà nuova vitalità, ora è tutta un’altra partita, e a beneficiarne è lo spettacolo.
Al 64’ Grillo su buco di Di Pasquale parte in campo aperto ma poi conclude centralmente fra le braccia di Dalmasso, quindi al 70’ Ogunseye (subentrato a Rizzo) coglie il palo a portiere battuto, prima che Garattoni non riesca a ribadire in gol sottomisura. La porta del Messina sembra stregata, ma sugli sviluppi del corner successivo arriva il gol che fisserà il risultato finale: dalla bandierina spunta la testa di Petermann, che in terzo tempo trova il pertugio vincente. Sulle ali dell’entusiamo al 73’ Peralta (migliore in campo) potrebbe raddoppiare, ma forse sarebbe stata una punizione eccessiva per un Messina che resta sì desolatamente sul fondo della classifica. Ma che è destinato a risollevarsi.
Per il Foggia tre punti che valgono oro colato. Soprattutto in un frangente di grande provvisorietà come quello attuale.
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