Il Foggia ha terminato il girone di andata al nono posto in classifica con 26 punti (quanti ne ha anche il Taranto che, però, ha una peggiore differenza reti: -5 i rossoneri, -7 i rossoblu). Il tutto frutto di 7 vittorie (4 in casa) e 5 pareggi (2 in casa). Il numero delle sconfitte è uguale, al momento, a quello delle vittorie: 7 (3 allo Zaccheria), 5 delle quali maturate nelle prime 7 giornate (a dir poco disastrose).
Quanto ai gol, quelli segnati sono stati fin qui 21 (undicesimo attacco); quelli subiti 26 (tredicesima difesa). I clean sheet sono stati 5 (4 con Nobile fra i pali, 1 con Dalmasso).
Vuthaj e Petermann con appena 3 reti a testa sono i goleador della squadra (che conta, comunque, già 13 giocatori come marcatori). Ma complessivamente il bottino di reti degli attaccanti (considerando tali – oltre a Vuthaj, Ogunseye e Tonin – anche D’Ursi, Peralta, Schenetti e Peschetola, tutti giocatori offensivi) è da ritenersi insoddisfacente: 12 gol in 7.
I calciatori utilizzati, finora, sono stati 25. Costa è stato in campo più di tutti (1.575’). Seguito da Di Pasquale (1.427’) e Di Noia (1.401’).
In classifica il distacco dal Catanzaro, capolista, è di ben 25 punti: un’enormità. Va detto, però, che la squadra di Vivarini ha già toccato quota 51, dove nessun’altra in precedenza era arrivata a metà campionato in Terza Serie. Da sottolineare anche il rendimento del Crotone, secondo in classifica con 45 punti (l’anno scorso il Bari – davanti a tutti sin dalle prime giornate – dopo 19 partite ne contava 4 di meno). Insomma, le “grandi” corrono velocemente.
La distanza dal podio del torneo (l’obiettivo fissato in estate dal patron, Canonico) è, invece, di 12 lunghezze. Non è poca. Difficile che possa essere colmata nella seconda parte del torneo (anche se il Pescara – attualmente terzo – ha perso 4 delle ultime 5 partite, mostrando di non poter reggere il ritmo sostenuto di chi lo precede). Al contrario, appare alla portata del Foggia il quarto posto, al momento occupato dalla Juve Stabia (che ha solo 3 punti in più dei rossoneri).
Se dalla classifica si eliminano le prime tre (Catanzaro, Crotone e Pescara) e le ultime tre (Fidelis Andria, Viterbese e ACR Messina), le rimanenti 14 squadre sono racchiuse nel fazzoletto di soli 9 punti. Il distacco tra la zona play off (chiusa dal Taranto a quota 26) e quella play out (aperta dal Potenza a quota 21) è di appena 5 lunghezze. Ciò significa chiaramente che c’è un livellamento (da ritenersi in basso, considerato il ritardo dalle prime della classe) tra la maggior parte delle squadre. E questo consente a chi vince 3-4 partite di fila di sognare (vedi il Picerno) così come a chi ne perde altrettante in un breve periodo di vivere incubi (come sta succedendo alla Turris).
I 26 punti del Foggia sono stati conquistati soprattutto con le medio-piccole (dall’undicesimo posto in giù). Con le medio-grandi (ovvero con le prime 10) Di Pasquale e compagni ne hanno raccolti appena 5, grazie alla vittoria con il Crotone ed ai pareggi con Catanzaro e Juve Stabia. Con Pescara, Giugliano, A. Cerignola, Picerno, Latina e Taranto i rossoneri hanno perso (a volte, clamorosamente).
La media punti/partita del Foggia (che risente della… falsa partenza con Boscaglia: solo una vittoria e un pareggio nelle prime 5 giornate) è di 1,37. Quella parziale di Gallo (sulla panchina rossonera dalla 7^ giornata) è di 1,69 di poco superiore a quella di Zeman a metà dello scorso campionato (che era di 1,61; media che tiene conto dell’annullamento della gara di Catania).
Negli ultimi 12 anni, solo nella stagione 2011/12 (quella – per intenderci – di Bonacina e Stringara) il Foggia fece peggio di questa nel girone di andata.
Ovvio che la squadra rossonera debba migliorare il rendimento per poter sperare di recitare da protagonista successivamente, sul palcoscenico dei play off (dando per scontato che vi partecipi, del resto c’è la Coppa Italia che potrebbe venire in soccorso). Magari dopo aver adeguatamente rinforzato la rosa (soprattutto in attacco) al cosiddetto mercato di riparazione che aprirà i battenti tra pochi giorni, ad inizio di gennaio. Sempre, però, che si abbia la volontà di metter mano al portafogli.
Massimo G. Marsico
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