Foggia alla deriva, scappano tutti: alle dimissioni irrevocabili di Somma potrebbero aggiungersene altre

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Game over. Fine delle trasmissioni. La stagione del Foggia si è chiusa virtualmente sabato con quella che è una resa incondizionata. E su tutti i fronti. Club alla deriva, dal quale ormai fuggono tutti.

Il primo ad aver ammainato bandiera bianca è Mario Somma, il tecnico che avrebbe dovuto tenere in piedi la baracca e che ci ha messo un nano secondo alla fine della disfatta col Monterosi a liberarsi da quello che (si vedeva lontano un miglio) era diventato per lui un peso insostenibile.

Somma rappresenta solo la punta dell’iceberg di un tracollo che ha un solo nome e cognome: Nicola Canonico. Il quale, al primo accenno di contestazione (arrivata dalla tifoseria organizzato a tempo abbondantemente scaduto), ha anch’egli manifestato apertamente l’intenzione di voler mollare: “Se il problema sono io, sono pronto a farmi da parte. Ma d’ora in avanti sarà autogestione”, ha minacciato il patron che in 18 mesi ha condotto il Foggia in un tunnel senza via di uscita, confermando di essere allergico alle prime contestazioni che viceversa avrebbero dovuto essere mosse fin da quando diede evidenti segnali di incoerenza. Non si sfugge, il vero e unico problema di casa rossonera è diretta emanazione della sua proprietà. Incapace di governare un club del blasone del Foggia.

Lo scempio è sotto gli occhi di tutti: in un anno si è passati dalla possibilità di intraprendere un percorso virtuoso nel segno della competenza che a livello tecnico garantivano Pavone e Zeman a un papocchio irriverente che è uno schiaffo alla storia rossonera: la inconcludente coppia Somma-Sapio nella stanza dei bottoni ha in 30 giorni polverizzato quello che 5 mesi faticosamente aveva messo su il tandem Lauriola-Gallo, che ad ottobre avevano tolto le castagne del fuoco a Canonico. 

E suona strano che, dopo il tecnico pontino anche lo sprovveduto ds che incautamente il presidente ha travasato dal settore giovanile alla prima squadra non si sia ancora fatto da parte. Sabato sera, a margine del tormentato post gara col Monterosi, erano circolate insistenti voci sull’abbandono del dirigente di Carosino. Che poi però non hanno trovato conferma. Non lo avesse fatto già ieri, oggi anche Sapio farà bene a dimettersi, del tutto superflua a questo punto la sua permanenza dopo che la squadra lo ha scaricato senza tanti complimenti.

Situazione assai ingarbugliata, con quattro gare ancora davanti da onorare e la superflua coda dei playoff che seguirà, il supplizio appare inevitabile. Soprattutto dopo che la proprietà non ha assolutamente voglia di ripristinare il recente passato.

E allora? Si materializza quanto ormai era nell’ordine delle cose da un mese, da quando cioè Fabio Gallo ha deciso di mollare come del resto aveva fatto Matteo Lauriola alle prime avvisaglie dell’impossibilità di operare in autonomia e senza ingerenze: d’ora in avanti si navigherà a vista, in attesa che la stagione si chiuda senza ulteriori scossoni. Concludere a questo punto al sesto, settimo o ottavo posto sarà del tutto ininfluente perché oramai il giocattolo si è rotto e non ha più senso guardare in ottica playoff.

Siamo, in ogni caso, alla resa dei conti, la dissennata gestione di Canonico che ha prodotto danni irreparabili e ai quali ovviamente la squadra non è potuta restare refrattaria, dovrà in un verso o nell’altro portare a una svolta. Il futuro inquieta, la paventata autogesione che dovrebbe essere dietro la porta non può che essere l’anticamera del fallimento. 

Cose mai viste prima da queste parti, il Foggia che in questo frangente vive uno dei punti più bassi e controversi della sua storia, è ormai sulla bocca di tutti per le sue colossali incongruenze: una volta era l’università del calcio, un modello al quale ispirarsi.

Ora è vilipeso e abbandonato al suo destino, gli ultimi 25 anni hanno prodotto solo macerie. Che hanno permesso di scivolare alle soglie del dilettantismo. Una tristezza senza fine.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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