Quattro allenatori, e tutti in una stagione, da queste parti è un record. Roba da Guinness dei Primati. Succede sotto la gestione-Canonico, al tempo in cui il calcio a Foggia per chi siede in panchina è diventato una specie di “mordi e fuggi”. Mai in 103 anni di storia si era registrato un avvicendarsi così frenetico su quella “seggiola” che scotta maledettamente, nel ‘20 ci si era andati vicini con Amantino Mancini, Ninni Corda e Marco Marchionni che si erano passati il testimone
(dopo che in precampionato Eziolino Capuano e Vincenzo Maiuri erano durati il breve volgere di un mattino), quindi andando a ritroso bisogna risalire alla stagione ‘05-06 (Morgia-Rumignani-Fiorucci) o 2000-01 (Mancano-Arcoleo-Pace) per imbattersi in qualcosa di simile.
Adesso però la fantasia è andata oltre la realtà in questa mirabolante annata in cui uno dietro l’altro sono caduti come birilli Roberto Boscaglia, Fabio Gallo e Mario Somma. Che hanno fatto da apripista all’avvento di Delio Rossi. Nella speranza che il valzer della panchina sia giunta finalmente al suo epilogo.
C’è Rossi per ripartire e per cancellare l’ultimo mese d’inferno che si è portato dietro solo macerie. Ma la firma ha tardato ad arrivare, e solo ieri sera ad ora di cena è arrivato il sospirato sì. Motivo? Un cavillo contrattuale che Rossi considerava imprescindibile, e che ha rischiato di far saltare tutto in aria.
Ieri mattina di buon’ora direttamente da Roma il 63enne tecnico riminese era arrivato in macchina a Modugno nel quartier generale di Canonico. Ad attenderlo c’erano il fido Fedele Limone (suo stretto collaboratore), il dg Milillo ed il ds Sapio. Davanti alle telecamere e sollecitato da qualche domanda, Rossi era stato laconico e sorprendentemente sibillino: “Che effetto fa tornare a Foggia?”, lo hanno incalzato, e lui: “Nessuno, perché non c’è ancora niente di deciso”. Proprio così ha risposto il tecnico, che evidentemente aveva ancora diverse cose da chiarire col patron, rintanato nei suoi uffici.
Quando è riapparso verso ora di pranzo, prima di ripartire alla volta di Foggia, Rossi non è parso molto più disteso. Ed è stato ancora evasivo: “Il mister lo presenteremo domani in conferenza stampa - gli è venuto in soccorso Sapio -, quello che è certo è che Delio Rossi è il nuovo allenatore del Foggia”. Mica vero, se poi allo Zaccheria fino a tarda sera non è passato dalla segreteria per la firma, limitandosi a seguire dalla tribuna l’allenamento della squadra al fianco del fido Limone.
Ventisette anni dopo rieccolo al bastone di comando, ed ovviamente fa un certo effetto: nel ‘95 Rossi era un tecnico in rampa di lancio, che sbarcava a Foggia dopo aver fatto mirabilie a Salerno. Approdava in B ad appena 35 anni, oggi sono ormai 63 le primavere che si ritrova sulle spalle, eppure il fuoco che arde dentro di lui è sempre lo stesso.
Infinite le piazze che ha girato, la sua dimensione migliore probabilmente l’ha trovata a Roma, sponda Lazio, società con la quale ha messo in bacheca il suo primo e unico trofeo in carriera, la Coppa Italia.
Il suo percorso di allenatore, invece, Rossi lo ha intrapreso seguendo le orme del suo modello calcistico, Zdenek Zeman. Ha debuttato sulla panchina del Torremaggiore, per poi allenare per due anni la Primavera del Foggia tra il ‘91 e il ‘93. Quindi ha preso il via la sua girandola di panchine che lo porterà a Salerno, ancora a Foggia – questa volta sulla panchina della prima squadra – e poi a Pescara. Tornerà successivamente sulla panchina granata, dove centrerà una storica promozione in Serie A nel ‘98.
Per tornare a gioire Delio Rossi però dovrà attendere l’approdo nella capitale, sulla sponda biancoceleste del Tevere. Quella alla Lazio sarà l’esperienza più longeva, in termini di anni consecutivi sulla stessa panchina, nella sua carriera di allenatore. In tutto trascorrerà quattro anni coronati dalla vittoria della Coppa Italia nel ‘09, in seguito alla finale conquistata ai calci di rigore contro la Sampdoria di Walter Mazzarri. Quello sarà il successo segnerà anche la fine del matrimonio tra Rossi e la Lazio. L’allenatore romagnolo volerà, quindi, a Palermo, dove sfiorerà il bis in Coppa Italia, che sfumerà per mano dell’Inter in finale nel ‘11.
Dopo i due burrascosi anni in Sicilia, caratterizzati da ripetuti contrasti con il presidente Zamparini, Rossi ripartirà quindi da Firenze, alla guida della Viola, dove prenderà il posto, nel novembre del 2011, del compianto Siniša Mihajlović. Anche questa esperienza risulterà però piuttosto controversa, soprattutto alla luce della lite con il suo giocatore Adam Ljajić. È il 2 maggio del 2012 e la Fiorentina sta disputando al Franchi la partita di campionato contro il Novara: Delio Rossi sostituisce Ljajić che non la prende bene e si lascia scappare qualche parola di troppo. L’allenatore reagisce aggredendo fisicamente il calciatore serbo. Il gesto gli costerà la panchina, la società viola non esiterà ad interrompere su due piedi il rapporto.
Dopo Firenze, per Delio Rossi comincerà un periodo avaro di soddisfazioni: prima Genova sponda Sampdoria, poi Bologna, quindi Sofia sulla panchina del Levski. Seguiranno il ritorno a Palermo e la breve e sfortunata avventura ad Ascoli.
In una carriera lunga ormai 30 anni, fatta di alti e bassi, la certezza di Delio Rossi è sempre stata la passione per il calcio, per lui molto più che un semplice lavoro. Una passione che lo ha sostenuto anche nei momenti più difficili e che lo ha reso uno degli allenatori più longevi del panorama calcistico nazionale. Foggia ora è una luce che si accende. E che, c'è da scommettere, farà in modo non si spenga più. Chissà, forse anche per ieri ha temporeggiato fino all'ultimo prima del sì definitivo.
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