Delio Rossi, chi ben comincia... La vittoria di Messina porta in dote confortanti segnali di ripresa

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“Non sono Padre Pio, e non ho nemmeno la bacchetta magica”. Sarà sicuramente così, ma che l’avvento di Delio Rossi sulla panchina del Foggia abbia riportato tutti i tasselli al loro posto è certo. E’ stato sufficiente dirigere un paio di allenamenti, guardare negli occhi i suoi uno per uno, e confrontarsi serenamente nel chiuso dello spogliatoio per venire fuori dall’impasse del momento. E, soprattutto, ritrovare la retta via.

Che era stata smarrita dopo l’inconcludente e controproducente gestione di Mario Somma. Che in poco più di un mese aveva prodotto solo macerie. Benedetta, allora, l’impossibilità di ricorrere alla proroga alla quale intendeva appellarsi patron Canonico e che avrebbe scritto tutta un’altra storia, segnando in via definitiva la stagione rossonera: la rinuncia forzata a Lorenzo Giunta individuato per traghettare il Foggia fino a fine stagione, ha partorito la soluzione Delio Rossi, senza il cavillo regolamentare per il tecnico riminese non ci sarebbe mai stata una seconda chance su quella seggiola.

E chissà, allora, che piega avrebbe preso la gara del San Filippo-Scoglio. Che era giustamente temuta alla vigilia. E che il carisma e la riconosciuta esperienza del neo-allenatore rossonero hanno trasformato in un match alla portata.

Già, perché il Foggia che si è presentato in riva allo Stretto era tutt’altra squadra rispetto a quella che soltanto sette giorni prima allo Zaccheria aveva rimediato la figuraccia con il Monterosi. Costringendo in tutta fretta Somma alla resa. E la proprietà a correre ai ripari con il quarto avvicendamento stagionale in panchina.

Il ritorno al successo dopo il doppio scivolone consecutivo vale la qualificazione aritmetica ai playoff con tre giornate di anticipo, il traguardo lo ha tagliato l’ultimo arrivato nel giorno del suo debutto-bis, anche se Rossi non intende mettersi nessuna medaglia al petto, il suo Foggia è ancora lontano dal venire, per ora prende di buono i 3 punti che sono una boccata di ossigeno e che rinfrancano il morale che era finito sotto i tacchi dopo i recenti ko che avevano fatto precipitare i rossoneri al sesto posto. Dopo che il podio sembrava essere ampiamente alla portata.

Adesso il Foggia si è rifatto sotto ed è risalito al quinto posto, l’Audace Cerignola è dietro di due lunghezze, a pari punti c’è l’AZ Picerno che però sopravanza Di Pasquale e compagni a quota 55 per via degli sconti diretti a proprio favore. Difficile a questo punto ipotizzare di poter mettere nel mirino il terzo posto, il Pescara è distante 4 lunghezze a 270’ dall’epilogo, più fattibile la quarta piazza anche in considerazione del fatto che i lucani all’ultima giornata riceveranno i biancazzurri di Zeman. Ma servirà andare a punti a Catanzaro fra due domeniche. Il che non appare poi così agevole.

Quale che sia alla fine la posizione che il Foggia saprà ritagliarsi nella griglia di partenza dei playoff, sarà fondamentale come la squadra si presenterà alla post-season. E sarà proprio sulla brillantezza fisica che verosimilmente Delio Rossi insisterà d’ora in avanti, atteso che ha già preannunciato che non inciderà sul modulo, perchè non vuole togliere certezze ai suoi, si andrà avanti con il 3-5-2 nella convinzione che sia il sistema di gioco che meglio si coniuga con le caratteristiche dei singoli.

Il Foggia di qui ai prossimi playoff dovrà semmai migliorare sul piano dell’intensità, è evidente infatti che nell’ultimo scorcio di stagione la squadra (che si è rifugiata dietro una sorta di autogestione sul piano tecnico) abbia accusato una preoccupante involuzione anche sul piano fisico che ha prodotto le recenti battute d’arresto.

Delio Rossi ha davanti un mese abbondante per rimettere assieme i cocci, e ridare una identità ad un gruppo che in due momenti diversi della stagione si è trovato a malpartito: in avvio con Boscaglia, quindi nell’ultimissimo frangente con Mario Somma, si tratta delle due perle della gestione Canonico che hanno sottratto al Foggia un bel gruzzoletto di punti e che adesso avrebbero fatto tremendamente comodo.

Da Messina, in ogni caso, torna, una squadra rigenerata che ha risposto positivamente alle sollecitazioni del suo nuovo allenatore, gli ultimi 90’ hanno evidenziato una difesa che non ha mai sofferto gli attacchi sconclusionati dei giallorossi siciliani, Leo, Kontek e Rizzo hanno fatto sempre buona guardia e concesso praticamente nulla agli avversari, mentre anche Thiam fra i pali è sembrato a proprio agio e molto più sicuro di quanto non lo sia stato nelle ultime apparizioni.

E’ però soprattutto a centrocampo che il Foggia ha costruito la sua vittoria: orfano in un solo colpo di Petermann (out per un virus intestinale) e di Di Noia (squalificato), Rossi ha rispolverato dal 1’ Schenetti, e soprattutto proposto nel ruolo di play Odjer che, restituito a quello che è il ruolo che predilige, si è disimpegnato con grande disinvoltura. Ben supportato anche da Frigerio che, al di là del terzo gol stagionale, ha ricucito egregiamente il gioco fra centrocampo ed attacco. In avanti in ombra Ogunseye (generoso peraltro in fase di ripiegamento), a rubare la scena è stato Iacoponi, una spina costante nella difesa avversaria, che con le sue accelerazioni ha sempre creato grattacapi al Messina. Suo l’assist per Frigerio che ha stappato il match, lì davanti ha fatto praticamente reparto da solo.

Ovviamente non sono tutte rose per Rossi, ma chi ben comincia è a metà dell’opera. Fondamentale era partire con il piede giusto, e questo successo sofferto ma meritato di Messina ha tutte le sembianze di una iniezione di fiducia che arriva nel momento in cui si sta per intraprendere un percorso che, non è detto, non possa portare molto lontano.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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