Il suo è stato un atto d’amore. Dettato dal desiderio di dare una mano nel momento del bisogno. Il Foggia ha chiamato e Delio Rossi ha risposto presente. Com’era logico attendersi, perché in fondo questa nuova chance sulla panchina che già nel ‘95 era stata sua, contava prima o poi di riaverla.
Il tecnico romagnolo è da poco più di due settimane al lavoro, sta cominciando a vivere dal di dentro un pianeta che gli era praticamente sconosciuto. Qualcosa sapeva e gli era stato riferito. Ma sempre per sommi capi: “Ascolto tutti, ma poi sono io a farmi una idea precisa”, ha sottolineato la scorsa settimana l’allenatore rossonero lasciando intendere che non si farà sopraffare da nessun tipo di condizionamento.
De visu è tutt’altra cosa, ora sta cominciando a cogliere certe sfumature che prima gli sfuggivano. E che possono aiutare a spiegare i tanti perché che si sono rincorsi durante questa controversa stagione. In cui il Foggia, a 90’ dall’epilogo, si gioca ancora la possibilità di agguantare il quarto posto. Che, dopo aver abdicato per il podio, sarebbe comunque un traguardo di tutto rispetto. Rischia però di fare le nozze con i fichi secchi Rossi, che si sta prodigando per portare la sua squadra il più in alto possibile nella griglia dei playoff. Pur non avendo a disposizione i mezzi necessari.
Non ci avrà messo molto un allenatore navigato come lui a “pesare” il materiale umano che si ritrova a disposizione, il quadro lo avrà molto più esauriente dopo l’ultimo match di campionato, dove il Foggia al cospetto della prima della classe ha tutt’altro che demeritato.
A tratti il Catanzaro ha anche subito il gioco avversario (caso più unico che raro, soprattutto al Ceravolo), ma alla fine il risultato ha premiato i giallorossi. Che avevano messo nel mirino con largo anticipo il salto in B e che la loro annata da record l’hanno programmata a tavolino, senza lasciare nulla al caso.
Domenica alla consegna delle formazioni ufficiali che stavano per scendere in campo, un dato è balzato subito agli occhi: il Foggia, che in quei 90’ si giocava una fetta significativa della sua stagione, in Calabria si era presentato con appena 18 effettivi, Vivarini invece (che pure doveva rinunciare a Vandeputte e Brignola) poteva far leva su 23 convocati, con un ampio ventaglio di soluzioni a disposizione.
Nemmeno i due baby Battimelli e Capogna erano disponibili, i due under infatti (che pure risultavano fra gli abili e arruolati e presenti nell’elenco dei convocati), il giorno prima erano scesi in campo con la Primavera 3 impegnata nel primo turno dei playoff con il Potenza. Avrebbero dovuto nella mattinata di domenica raggiungere il resto della squadra in ritiro, scortati dal ds Piergiuseppe Sapio. Che però ha poi rinunciato alla trasferta. Non si sa bene perché.
Il Foggia conta una rosa di 23 elementi. Che salgono a 25 se si conteggiano anche i due baby che gravitano stabilmente nella prima squadra. Quantomeno singolare che siano quattro i portieri in organico (nell’ordine Thiam, Nobile, Raccichini e Dalmasso), dei quali però l’ultimo è ai margini della squadra e da gennaio scorso fuori rosa. Fra gli otto difensori (Rutjens, Di Pasquale, Kontek, Markic, Costa, Rizzo, Leo e Garattoni) ve n’è uno (Markic) che ad oggi ha totalizzato solo 91’ e fino alla chiusura della finestra di mercato non si sapeva nemmeno che fosse ancora in organico. Inoltre sia Garattoni che Costa non hanno i loro naturali sostituti (riprova ne sia il fatto che a Catanzaro il primo era squalificato ed è stato rimpiazzato dall’islandese Bjarkason). I centrocampisti di ruolo sarebbero cinque (Vacca, Petermann, Odjer, Di Noia, Frigerio e Bjarkason), ai quali ultimamente si è aggiunto Schenetti, che originariamente figurava fra gli attaccanti dovendo essere utilizzato nel 4-2-3-1 che aveva in mente Boscaglia. In più Odjer si è visto reintegrato dopo che a gennaio era stato dato sul piede di partenza.
Numericamente risicato, infine, il reparto avanzato, che fa leva su soli quattro attaccanti di ruolo (Ogunseye, Beretta, Peralta e Iacoponi), con l’italo-argentino che è un altro di quei giocatori in rosa adattato ad altri compiti.
Il vero pastrocchio di stagione, però, è rappresentato dalla presenza in rosa di due rinforzi (o presunti tali) come Vacca e Beretta che sinora hanno dato un contributo molto vicino allo zero in considerazione delle loro precarie condizioni fisiche. Non a caso il sito specializzato Transfermarkt per entrambi evidenzia un problema fisico in corso che non consente di quantificarne il ritorno in campo. Se l’attaccante ex Cittadella finora ha totalizzato 8 presenze e 2 gol (per complessivi 238 minuti giocati), il 32 enne play campano ha sommato solo due gettoni di presenza e 53 minuti globali.
Chissà cosa starà frullando in questi giorni per la testa di Delio Rossi, che si sta spendendo per rimettere in piedi la baracca dopo i disastri di una annata con più ombre che luci. “Non sono Padre Pio”, disse il tecnico riminese nel giorno del suo insediamento ufficiale al timone della navicella rossonera non per mettere le mani avanti, ma per specificare che comunque lo attendeva un compito per niente semplice. Quanto suonano attuali quelle parole.
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