Foggia, 11 metri di felicità. Gara d’altri tempi all’Adriatico davanti ad oltre 20mila spettatori

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Nella stagione più irrazionale della storia del Foggia il gran finale non poteva che recare in calce la firma di Zdenek Zeman, il tecnico che appena un anno fa patron Canonico aveva scelto per rilanciare il calcio foggiano, e che ora si ritrova sull’altra sponda da avversario.

Avessero voluto sceneggiarlo un epilogo così non avrebbe potuto regalare così tanto pathos, nella notte dell’Adriatico solo una fra Pescara e Foggia andrà avanti e potrà cullare fino in fondo il sogno-promozione, per l’altra resteranno i rimpianti con l’aggravante di restare per un altro anno nel purgatorio della C. 

Pescara nella notte più lunga straripa di passione: sugli spalti arrivano in 20mila per spingere la formazione biancazzurra alla qualificazione, i 700 tifosi rossoneri sistemati nel settore ospiti sono un puntino nell’arcobaleno biancazzurro.

In campo, almeno in partenza, non c’è una favorita, per inseguire la vittoria che spalanca le porte della finale playoff Delio Rossi (che torna nei panni di ex e che è accolto in campo da una salve di fischi) deve fare giochi di equilibrismo per mandare in campo il miglior undici possibile, alla fine il tecnico riminese recupera tutti gli acciaccati, restano out i soli Thiam, Nobile e Beretta, oltre agli squalificati Kontek e Di Noia, Garattoni parte dalla panchina e gli è preferito Bjarkason, fra i migliori nell’ultimo scorcio di stagione. Di Pasquale torna al centro della difesa, per il resto ci sono tutti. 

Zeman, dall’altra parte ha solo problemi di abbondanza, preferisce ancora D’Aniello a Plizzari fra i pali, Brosco torna titolare dopo il turno di squalifica, mentre Gozzi ha la meglio su Milani. Aloi avvicenda ancora Palmiero, nuovo di zecca il tridente con Delle Monache che si accomoda in panchina, il tridente è composto da Merola-Lescano-Cuppone.  

Parte fortissimo il Pescara che dopo nemmeno 2' è già avanti: segna Cuppone, che in area si avvita e di testa spedisce alle spalle di Dalmasso. Il Foggia accusa il colpo, ma non si disunisce e in un minuto (fra il 9' e il 10') sfiora il pari prima con Bjarkason che incrocia di destro e allarga troppo il compasso, e poi con Ogunseye che di testa fa correre un brivido a D'Aniello.

La gara scorre via piacevole, il Pescara dopo il vantaggio non abbassa il baricentro, ma il Foggia ribatte colpo su colpo e al minuto 21 ancora Bjarkason ha l'occasione in copia carbone a quella sciupata al 9' ma sparacchia ancora a lato da ottima posizione.  E' un momento in cui sono gli ospiti a tenere il pallino di gioco, al 24' rossoneri ancora minacciosi con Di Pasquale che di piatto impegna D'Aniello in tuffo. 

Il Foggia gioca bene e fa la partita, il Pescara fa fatica a ripartire, la gara è aperta con continui rovesciamenti di fronte, è soprattutto sull'out di destra che arrivano i maggiori pericoli per la difesa biancazzurra, al 32' la penetrazione di Frigerio è ficcante, ma la sua conclusione è rimpallata in extremis.

E il Pescara? Si vede sul finire della prima frazione di gioco prima al 39' con Kraja che in area non impatta bene di testa e consente al Dalmasso di respingere in angolo, quindi sugli sviluppi del corner Brosco timbra la traversa. Chiudono in avanti gli abruzzesi che ci riprovano con Lescano scattato sul filo del fuorigioco e che saetta sul fondo. Si va al riposo con i padroni casa avanti col minimo scarto, si riparte e Rossi decide che è arrivato il momento di Vacca per lo scialbo Petermann. 

Subito Foggia minaccioso con Frigerio che di tacco prima nell’area piccola costringe D’Aniello alla deviazione d’istinto, quindi sul susseguente angolo schiaccia troppo centralmente. I rossoneri sentono che osare si può, al 54’ dopo una bella sgroppata sulla destra Frigerio serve a centro area Ogunseye che di piattone spedisce su D’Aniello. Poi si fa male Bjarkason e tocca a Garattoni, ma sono sempre gli ospiti a spingere alla ricerca del pari, al 65’ l’1-1 sembra fatta ma Garattoni, servito al bacio da Vacca, calibra un millimetrico pallonetto che termina beffardamente sul fondo. 

Nel momento migliore del Foggia, il Pescara raddoppierebbe con Merola (ma in fuorigioco), poi c’è il forcing finale degli ospiti che le tentano tutte per agguantare il pari, e quando tutto sembra finito, al 7’ di recupero, in una mischia spunta Rizzo per l’1-1 che rimanda tutto ai supplementari.

I cambi dalla panchina fanno la differenza, al 5’ del 1° t.s. Desogus trova il guizzo per riportare avanti gli adriatici. Ma il Foggia non finisce mai, e all’8’ del 2° t.s. sugli sviluppi di un corner è la testa di Markic ad incornare il 2-2. 

La qualificazione si decide ai rigori e il rigore decisivo è di Rutjens, mentre Desogu sbaglia. In finale vola il Foggia che se la vedrà con il Lecco.

PESCARA-FOGGIA 7-5 (2-2 d.t.s.)
Rei: 2’ p.t. Cuppone, 90’+7’ Rizzo, 5’ 1° t.s. Desogus; 8’ 2°.t. s. Markic

PESCARA (4-3-3): D’aniello; Cancellotti, Brosco, Mesik, Gozzi; Rafia, Aloi (22’ s.t. Mora), Kraja; Merola (42’ s.t. Desogus), Lescano (22’ Vergani), Cuppone (22’ s.t. Delle Monache). In panchina: Sommariva, Plizzari, Milani, Crescenzi, Palmiero, Gyabuaa, Kolaj, Pellacani, Mesik, Ingrosso, Germinario. 
Allenatore: Zdenek Zeman

FOGGIA (3-5-2): Dalmasso; Leo, Di Pasquale (12’ 1° t.s. Rutjens), Rizzo; Bjarkason (11’ s.t. Garattoni), Frigerio (90’+6’ Markic),  Petermann (1’ s.t. Vacca), Schenetti (12’ p.t. s. Odjer), Costa (30’ s.t. Iacoponi); Ogunseye, Peralta. In panchina: Raccichini, Markic, Capogna. 
Allenatore: Delio Rossi

Arbitro: Monaldi di Macerata
Assistente n° 1: Lazzaroni di Udine
Assistente n° 2: Galimberti di Seregno
Quarto ufficiale di gara: Perri di Roma 1
Note: serata estiva, terreno in ottime condizioni, 20.066 spettatori di cui circa 700 ospiti
Calci d’angolo: 5-6
Ammoniti: Di Pasquale, Mora, Vacca, Brosco
Recupero: 0’ p.t.,  5’ s.t.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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