La rivincita di Cudini: rieccolo al centro del villaggio. La riscossa del Foggia va attribuita al tecnico

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Inadeguato. Così lo aveva ‘bollato’ troppo frettolosamente la critica becera quando, lo scorso 14 dicembre all’indomani del pari casalingo col Potenza, veniva sollevato dall’incarico di allenatore del Foggia. Mirko Cudini incassava il colpo e non batteva ciglio, usciva di scena in punta di piedi e senza polemiche, da gran signore qual è. 

Senza sbattere i pugni e lanciare accuse. Ne avrebbe avuti di motivi e ragioni. Ma preferì volatilizzarsi nel nulla così come era apparso sulla scena a fari spenti e senza clamori solo cinque mesi prima. Allorquando il casting allestito dalla premiata ditta Canonico-Belviso dopo i sondaggi con Pazienza, Padalino, Raffaele e Baldini aveva prodotto il ‘topolino’ Cudini. 

Già, perché quella scelta finale suonava come ridimensionamento dei programmi e fin dal primo momento metteva il 50enne tecnico di Sant’Elpidio a Mare nella condizione di dover scalare l’Everest per entrare nelle grazie di un ambiente caduto in depressione dopo la mancata promozione in B. E che a malincuore aveva appena dovuto separarsi da Delio Rossi. L’uomo della Provvidenza, che era planato su Foggia al posto giusto e nel momento giusto per lanciare una straordinaria rincorsa infrantasi solo sull’ultimo ostacolo. 

L’allievo subentrava al maestro. Già, perché in pochi ricorderanno che Cudini era stato calciatore di Rossi ai tempi della Salernitana dei miracoli un ventennio fa, quando i granata volavano in A col tecnico riminese in panchina e con l’arcigno difensore marchigiano in campo. “L’ho avuto con me allenatore nella stagione ‘97/98 e in quel periodo era fra i più in voga, era reduce da un percorso importante e con lui vincemmo alla grande un campionato di Serie B”, ha ricordato recentemente Cudini, che ovviamente non poteva mai immaginare di ereditarne un giorno la panchina. Per giunta a Foggia, dove Nicola Canonico l’estate scorsa per la verità era partito con altre idee: “Punteremo su un profilo che ha già maturato esperienze in B e in C”, aveva anticipato il patron a chi gli chiedeva di delineare l’identikit del successore di Rossi, prima della piroetta ad U sul nome che pure inizialmente era circolato con una certa insistenza. 

Cudini, in fondo, era il profilo che meglio di tutti sintetizzava l’obiettivo che il club (dopo il ricorso farlocco caduto nel nulla per riprendere per i capelli la B) aveva messo nel mirino, ovvero la salvezza “dignitosa” che sarebbe dovuta passare attraverso la valorizzazione di qualche under di prospettiva. D’altro canto il curriculum del tecnico reduce dall’amara esperienza di Andria era in perfetta simbiosi coi programmi societari. La prima esperienza di Cudini era stata con la Sangiustese, in Eccellenza, e fu subito promozione in Serie D. Un trionfo inaspettato, che attirò su di sé le attenzioni del Notaresco sempre in D, prima dell’approdo al Campobasso nel ‘19. 

Dove troverà l’ambiente ideale per far decollare la sua idea di calcio fondata sul 4-3-3, il sistema prediletto di Delio Rossi: “Lui non dava molta confidenza ai suoi giocatori, eppure mi ha trasmesso la mentalità di attaccare”, ha spesso ricordato Cudini, che in seguito avrebbe sempre ricercato l’equilibrio in fase difensiva, prerogativa che ha ereditato da Marco Giampaolo. Il sapiente mix gli ha consentito di vincere in D nel ‘21 a Campobasso e di conquistare l’anno dopo la salvezza. Prima dell’amara parentesi con la Fidelis, conclusa con la retrocessione e tante recriminazioni: chissà come sarebbe andata se non fosse stato prima esonerato e poi richiamato per tentare l’impresa a quel punto disperata a stagione ormai ampiamente compromessa.   

LA RIVINCITA DI CUDINI. Mirko Cudini a Foggia ha rischiato di essere una meteora. E di ripetere l’esperienza traumatica di Andria. Schiacciato dal peso ingombrante di qualche senatore, che nello spogliatoio a un certo punto ha cominciato a fare la voce grossa e a metterlo spalle al muro. Già, perché dopo un avvio di stagione al di sopra delle attese, e con il Foggia che addirittura in ottobre all’ottava giornata dopo il 2-0 casalingo a spese del Brindisi si è ritrovato per qualche ora addirittura in vetta alla classifica, ha cominciato a farsi largo l’idea che i continui cambi di modulo e di interpreti facessero rima con lo stato confusionale che improvvisamente si era impossessato del tecnico marchigiano. E che i risultati scadenti infilati da un certo punto in poi dalla squadra fossero conseguenza delle sue scelte contraddittorie. 

Non fu difficile in quel frangente per qualche ‘caporione’ fare passare il messaggio che la guida tecnica avesse perso il controllo dello spogliatoio, e che sarebbe stato meglio svoltare. Ci cascò finanche Canonico, assieme ai suoi adepti, optando alla fine per quell'insulsa autogestione di un mese che avrebbe portato il Foggia nel mese di gennaio sull'orlo del precipizio. Miseramente fallito anche il breve interregno del tandem Vacca-Coletti, e verificata nel frattempo l'impossibilita di reperire una valida alternativa sul piano tecnico (diversi i dinieghi incassati dal club, ndr), Canonico è dovuto frettolosamente tornare sui suoi passi e richiamare il tecnico che solo 40 giorni prima aveva ripudiato. 

Cudini, ancora sotto contratto, pur se con qualche remora, ha accettato di tornare in sella. Stavolta però ponendo qualche condizione per la sua rentrée: su tutte la piena autonomia e la bonifica dello spogliatoio. Unità a qualche ‘dritta’ da dare sul mercato di riparazione in corso per reperire quei profili idonei alla sua idea di calcio. È stato così che il Foggia ha svoltato. Con poche mosse e tanto buonsenso. Quello che ad un certo punto della stagione era mancato e che aveva portato il tecnico marchigiano dalla chioma fluente a essere considerato ‘scarso’ per il Foggia. Clamoroso abbaglio. 

Il Cudini 2.0 da un lato è il logico prolungamento del lavoro avviato la scorsa estate e poi interrotto per forza maggiore. Dall’altro è la consecutio di una idea solo scarabocchiata e poi abortita. Chiamatela pure la rivincita di Cudini, diventato nel frattempo nell’immaginario collettivo il tecnico più adeguato. Fra gli inadeguati.

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