Sarà la prima volta da ex su un'altra panchina. E sicuramente ci terrà ad onorarla al meglio. Marco Marchionni sta per ritrovare il Foggia da avversario, la squadra con cui ha intrapreso la carriera di allenatore, sabato al Viviani col suo Potenza proverà a sbarrare la strada ai rossoneri, in lizza ancora per una piazza playoff. Non ci sarà però spazio per i sentimentalismi, i lucani hanno necessità di racimolare i punti che ancora li dividono dalla salvezza, e prima li metteranno sottochiave meglio sarà.
In ogni caso sarà una lunga vigilia per il 43enne tecnico di Monterotondo, che in qualche misura deve essere grato ai colori rossoneri. E a chi gli ha offerto su un piatto d’argento al noviziato la chance di allenare in una piazza dalle grandi tradizioni. Un pò come avvenne per Roberto De Zerbi ormai un decennio fa, nel ‘14.
Peccato solo che Marchionni ed il Foggia non si siano lasciati benissimo, né una telefonata né un cenno di ringraziamento da parte del club per un allenatore che nella stagione del post Covid condusse i rossoneri fino al secondo turno dei playoff, dopo un nono posto finale che è ancora oro che luccica per le condizioni in cui maturò. Ma così decise patron Nicola Canonico, appena salito al bastone di comando nel giugno del ‘21, quando rilevò il Foggia dalle mani di Maria Assunta Pintus.
Aveva altri programmi e progetti l'imprenditore di Palo del Colle che voleva stupire con gli effetti speciali affidandosi al tandem Pavone-Zeman per ingraziarsi subito la tifoseria. Marchionni ci rimase male, ma non battè ciglio. Nel calcio, molte volte, funziona così. Amen.
Ma quella parentesi gli è comunque rimasta dentro. In Puglia lo aveva paracadutato Ninni Corda, il dirigente sardo che con Roberto Felleca dopo la ripartenza dall'ennesimo fallimento aveva condotto il Foggia di nuovo in C. Prima vestendo i panni di dg, quindi quelli di allenatore. Ed in entrambi i casi con ottimi risultati.
Marchionni a Foggia arrivava alla vigilia dell'inizio del torneo, proprio per una curiosa coincidenza poche ore prima della trasferta a Potenza fra lo scetticismo generale. Il tecnico romano aveva appena "rotto" con Silvio Baldini alla Carrarese, dove era il suo vice, e subito su di lui si fiondava il Foggia. Che, come si ricorderà, la stagione precedente si era piazzato secondo nel campionato di Serie D, ed era poi stato ripescato tra i professionisti dopo la combine fra Bitonto e Picerno, che avrebbero causato la retrocessione delle due squadre.
La scelta per la panchina in un primo momento era ricaduta su Eziolino Capuano, oggi alla guida del Taranto. Il tecnico lucano però, dopo neanche un mese, aveva rassegnato le sue irrevocabili dimissioni per divergenze con il responsabile dell'area tecnica Corda, legate ad un mercato che non decollava e che considerava insoddisfacente.
Il Foggia a quel punto avrebbe virato su Vincenzo Maiuri, oggi alle guida del Sorrento, e che di lì a poco sarebbe passato alla storia per essere rimasto in sella solo per pochi giorni. Giusto il tempo per arrivare alla rottura coi vertici societari e dire bye-bye, sarà per un’altra volta. Ed allora dietro la porta ecco spuntare il nome dell’ultim’ora, quello di Marco Marchionni, l'ex centrocampista di Parma, Juventus e Fiorentina che a meno di 48 ore dall'esordio in campionato contro il Potenza si ritroverà in sella al Foggia.
Sarà una stagione appassionante quella che andrà in onda, in cui i rossoneri dopo la partenza lanciata col Potenza allo Zaccheria (2-0), andranno incontro ad un poker di sconfitte consecutive che metteranno in forse la permanenza di Marchionni. La svolta arriverà nel derby casalingo col Bari-monstre che sarà deciso da un rigore di Curcio, da quel momento il Foggia come per incanto si ritroverà e darà la scalata alla classifica, rientrando nella griglia di partenza degli spareggi-promozione contro ogni previsione. E ad eliminare al primo turno al Massimino il favorito Catania con un eloquente 3-1. Prima di arrendersi al San Nicola al Bari di Auteri.
Se ne andrà in punta di piedi Marchionni dopo l’avvento di Canonico. Così come era arrivato: “Sono scelte che nel calcio ci stanno - si limiterà a commentare -. Ognuno è libero di prendere le proprie decisioni. Comprendo che la nuova società abbia idee diverse. Riportare Zeman a Foggia credo sia un gesto significativo anche per la città, va bene così - le sue parole di commiato -. Il percorso è stato bello, son contento di essermi messo in gioco e di aver fatto capire le mie idee in poco tempo. Sono stati bravi i ragazzi, ho allenato un gruppo che ha fatto cose inimmaginabili. E il mio ringraziamento va a loro, si era creato qualcosa di magico con chi ha giocato e con chi ha lavorato dietro le quinte. Quando sono arrivato c’era molto scetticismo, ma tutti i calciatori si sono messi a mia disposizione e io li ho aiutati: non ho fatto il padre padrone, ho solo cercato di trasmettere la mia filosofia di calcio. Ripeto: abbiamo creato una magia”.
Così parlava Marchionni nei giorni che lo allontanavano definitivamente da Foggia. Non dall’ambiente, col quale nel tempo si sarebbe creato un fil-rouge indistruttibile.
Dopo la parentesi in Puglia, il tecnico romano è andato a vincere a Novara (il campionato di Serie D), quindi a stagione in corso a dicembre è stato chiamato al capezzale del Potenza, in crisi di identità e di risultati. Si è rimesso in gioco perché gli mancava il campo, e perché di restare a guardare proprio non gli andava giù. La sua prossima mission è condurre nel porto della salvezza i lucani. Ci riuscirà.
Che l’impresa poi gli riesce fin da sabato col Foggia o dopo non importa. Per quella maglia rossonera, in ogni caso, nessun rancore.
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