Cudini, un girone dopo ancora l’incubo Potenza per il Foggia Calcio: sabato può prendersi la sua rivincita

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Col Potenza all’andata arrivò la resa. Che fu incondizionata per quanto (probabilmente) premeditata. Ammainava bandiera bianca quel giorno Cudini, che di lì a poco si sarebbe ritrovato messo alla porta pur non essendo il maggior responsabile del tracollo Foggia. Sempre col Potenza sabato sera potrebbe arrivare l’abbrivio decisivo per dare la scalata ai playoff. 

Un girone dopo, il mondo di Mirko Cudini si è capovolto: succede in quella che resta la stagione più tribolata della sua ancora breve carriera, il Foggia che sta accusando una fisiologica flessione dopo una prepotente scalata che l’ha rilanciata in ottica spareggi-promozione, si aggrappa adesso proprio all’allenatore che aveva ripudiato e alle sue intuizioni per chiudere in bellezza l’annata dei tormenti. Che, indipendentemente da quello che potrà essere l’epilogo, porterà a galla tutte le contraddizioni di un club che naviga a vista e che continua a fare leva sull’episodicità del momento. 

Cudini per la verità in quest’ultimissimo scorcio di stagione avrebbe qualcosa di cui farsi perdonare: a Latina prima nel turno pre-pasquale e poi con la Casertana, la squadra è apparsa infatti meno incisiva del solito e con alcuni dei suoi principali interpreti in affanno. Solo la brutta copia di quella pragmatica che da fine gennaio scorso si è messa a viaggiare al ritmo delle big del girone. Alcune scelte del tecnico marchigiano non hanno convinto del tutto, così come alcune sue valutazioni a gara in corso, insomma sono riaffiorate alcune delle perplessità già emerse nel corso della prima parte di stagione sul suo conto che lo hanno portato sul banco degli imputati. Sembra, insomma, quasi di rivedere un film già visto. 

Sabato prossimo, però, Cudini può prendersi la sua personale rivincita proprio contro la squadra che lo scorso 10 dicembre gli fu fatale. Quattro giorni dopo quel pari con tanti rimpianti sarebbe infatti giunto l’esonero, i mal di pancia interni avrebbero avuto il sopravvento e l’ammutinamento di qualche senatore sarebbe stata la scintilla che avrebbe spinto la proprietà a un avvicendamento che in quel frangente sembrò fisiologico. 

Proprio il corso del match col Potenza fu illuminante sotto questo punto di vista: fu uno 0-0 con pochi sussulti che alla fine andò particolarmente stretto al Foggia che avrebbe attaccato per tutta la gara senza costrutto, fallendo anche un calcio di rigore nella cornice desolante di uno Zaccheria tanto per cambiare vuoto, come diverse volte gli è captato in stagione. Di fronte quel pomeriggio si affrontavano due squadre che non attraversavano un grande momento, sulla panchina dei rossoblù lucani sedeva De Giorgio dopo l’esonero di Lerda, ma dietro la porta era già pronto Marchionni a subentrare. 

Cudini invece era praticamente all’ultima spiaggia, dopo una striscia di risultati negativi che avevano scaraventato il Foggia dai quartieri nobili della classifica addirittura al dodicesimo posto. A nulla sarebbe valso recuperare in quella sfida due pezzi da novanta come Rizzo e Di Noia, mancava forza penetrativa alla squadra che si ostinava a presentare al centro dell’attacco l’evanescente Tounkara, evidenziando evidenti limiti offensivi.

Il primo tempo coi rossoblù lucani sarebbe stato un vero e proprio assedio alla porta dell’ex Alastra, che però se la sarebbe sbrigata egregiamente, neutralizzando anche il tiro dagli undici metri di Peralta. Un segnale sinistro, che qualcuno avrebbe poi interpretato come la chiara volontà di parte del gruppo di remare contro l'allenatore. In quell’undici che per 90’ e passa non sarebbe riuscito a schiodare lo 0-0 di partenza nemmeno se il match fosse andato avanti per un giorno intero, fra i sopravvissuti all’epurazione di gennaio e che si stanno godendo il Cudini-bis sono rimasti i soli Salines, Rizzo, Vezzoni, Di Noia, Tonin, Nobile e Schenetti, oltre agli under Marino e Martini. Odjer marciva ancora in panchina, mentre i vari Garattoni, Frigerio, Tounkara e Peralta erano titolarissimima non incidevano più di tanto. 

Col Potenza scorrevano i titoli di coda, il cambio era inevitabile e Cudini alla fine di quella gara da incubo avrebbe perso la pazienza e in un impeto d'ira sarebbe incappato nell’espulsione che di fatto chiudeva la sua prima parentesi col Foggia. Stava per inaugurarsi la deleteria fase di autogestione tecnica che avrebbe portato il tandem Coletti-Vacca per un mese a dirigere le operazioni. Col risultato di una sola vittoria (col Monterosi) e di 4 ko di fila che avrebbero sospinto il Foggia a un passo dal baratro.

Adesso Cudini, che nel frattempo ha imparato la lezione e ha compreso come gli equilibri dentro lo spogliatoio siano sempre assai precari, si ritrova nella situazione diametralmente opposta a quella che lo mise spalle al muro all’andata: stavolta il gruppo è tutto (o quasi) dalla sua parte ed è pronto a tendergli una mano, anche perché figlio delle sue scelte personali maturate nel mercato di gennaio.

A pesare, semmai, sono le assenze che sabato prossimo lo costringeranno inevitabilmente a rivedere modulo e interpreti. Perché senza Tascone, Odjer, Millico e Santaniello è come presentarsi al Viviani sapendo fin dall’inizio che bisognerà stringere i denti per sperare di farla franca e andare a punti. Con due reparti come il centrocampo e l’attacco praticamente fuori uso, bisognerà fare i salti mortali per assemblare una formazione che sia competitiva. E in grado di contrastare un avversario che schiumerà rabbia da tutti i pori perché ancora impelagato fino al collo nella lotta per la sopravvivenza. Un fatto però è certo: capitasse ancora un calcio di rigore a favore, Cudini stavolta saprebbe a chi affidarlo...

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testatina dillo al direttore WEB

 



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