Vista da dentro, con gli occhi di club, staff tecnico e calciatori, quella che mestamente sabato scorso è andata in archivio è stata una stagione da accogliere con soddisfazione (soprattutto per come si stava mettendo), ma che qualche inevitabile rimpianto si porta dietro. Vista da fuori, con occhio critico e senza filtri, invece, questa annata ha poco di dignitoso. E tanto di indecoroso.
Il Foggia che si congeda con un anonimo undicesimo posto in classifica a 48 punti e che nell’ultimo appuntamento stagionale a Teramo col Monterosi perde la quarta gara nelle ultime cinque di campionato sintetizza plasticamente i tormenti e le contraddizioni di una proprietà che ha sperato di cavarsela a buon mercato e che invece alla fine ha miseramente fallito. E che ora, spalle al muro, a conclusione di un triennio fatto di alti (pochi) e bassi (molti) è chiamata a chiarire il prima possibile cosa intende fare da grande.
Ritenere che il fallimento del risultato sportivo debba avere in Mirko Cudini il maggiore responsabile è come negare l’evidenza, preferendo mettere la testa sotto la sabbia: il tecnico marchigiano, sicuramente ancora acerbo per una piazza come Foggia, ha oggettivamente fatto il possibile e comunque preservato una categoria che a fine gennaio sembrava allontanarsi a grandi falcate.
Anche nel post-gara di Teramo, Cudini ha cercato di spiegare, senza tanti giri di parole, la stagione a singhiozzo della sua squadra, che evidentemente è figlia delle scelte avventate fatte a monte: “È stata una annata complicata, fatta da diverse fasi - ha evidenziato -. C’è rammarico per ciò che poteva essere e invece non è stato, in ogni caso ci siamo tirati fuori da una situazione che poteva essere ben più complicata nel finale di campionato, peccato non essere riusciti a trasformare la stagione in esaltante con il raggiungimento dei playoff. Con il Cerignola abbiamo fallito il match-point in casa, col Monterosi dovevamo fare il massimo, e poi attendere i risultati dagli altri campi: non ci siamo riusciti, ma sono ugualmente contento di quanto fatto dai ragazzi, della loro voglia e dell’applicazione che ci hanno messo, a prescindere dall’ultima sconfitta. Ci spiace concludere così, ma le valutazioni vanno fatte a tutto tondo”.
E in effetti a Cudini bisogna dire solo grazie per aver ripreso per i capelli una stagione che a un certo punto pareva compromessa, anche se la grande rimonta, va ricordato, si è potuta materializzare complice il livello delle concorrenti, quasi tutte di basso profilo: è stato infatti sufficiente rivoltare come un guanto l’organico che nella prima parte di stagione aveva prima illuso e poi deluso per scalare la classifica e lanciarsi all'inseguimento dei playoff: “Ci può stare che alla fine della rincorsa ci possa essere un calo, speravamo che il nostro magic-moment potesse portarci un po’ più di entusiasmo e di situazioni positive, che non siamo riusciti a portare dalla nostra parte col Cerignola, quella era l’occasione da sfruttare per chiudere definitivamente i giochi”, ha aggiunto il tecnico rossonero, il cui futuro adesso è tutto da scrivere. Di più, in queste condizioni, non era lecito attendersi. E meno male che a gennaio, dopo il mese di autogestione tecnica, la proprietà si è rinsavita ed è corsa ai ripari.
In ogni caso, mai così male il Foggia in C dalla stagione 2011-12, l’ultima al timone del club di Pasquale Casillo, che ormai squadra, tecnico (e club) non fossero più sintonizzati in ottica playoff lo si è compreso fin dalla trasferta di Latina di Sabato Santo: è lì probabilmente che i rossoneri hanno tirato i remi in barca e si sono accontentati, consapevoli che non era possibile andare oltre una onorevole salvezza. E’ finita com’era giusto finisse, con il Foggia meritatamente fuori dai playoff, ma in compenso la categoria è salva. Il che potrebbe, adesso, solleticare qualche appetito in più per il club di Nicola Canonico (si spera).
Meglio sia finita così, a fine aprile, senza alimentare ulteriori inutili aspettative che rischiavano solo di posticipare il quizzone che da oggi diventa il tormentone che ci accompagnerà chissà fino a quando: e ora che succede?
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