Il Foggia ora fa gola. E la storiella secondo la quale oltre Nicola Canonico ci sarebbe il nulla, comincia a non reggere più. La conferma che all'orizzonte qualche appetito attorno al club di viale Ofanto ci sia (e sia anche concreto), l'ha data proprio il patron venerdì scorso con quella nota ufficiale in cui per la prima volta si è mostrato fiducioso per l'esito positivo di una trattativa di cessione che, in gran segreto, starebbe conducendo personalmente dallo scorso novembre.
Gli attori principali, al momento, restano sconosciuti ed il fatto che al di là della società di intermediazione non si conosca nemmeno il nome del fondo di riferimento resta perlomeno singolare. Ma che adesso Canonico abbia fretta di concludere e di chiamarsi il prima possibile fuori dal Foggia è evidente, anche perché una eventuale alternativa (che non gli aggraderebbe più di tanto) agli investitori americani (ma non erano inglesi, se non addirittura svedesi?) ci sarebbe. E oggi verrà ufficialmente allo scoperto, presentando le sue credenziali alla Sindaca Episcopo con tanto di piano industriale bello e pronto.
Di là, dunque, l’advisor MergersCorp M&A International, marchio specializzato nelle attività di Corporate Finance e Finanza Aziendale (che non è però la società interessata all'acquisizione del club rossonero, come erroneamente comunicato nella prima nota diffusa dal club) e che in questa fase sovrintende la trattativa attraverso il legale andriese Marco Di Vincenzo; di qua invece il gruppo di imprenditori di Capitanata (e non solo) che non intende mollare la presa, e che in queste ore è pronto a rilanciare. Sullo sfondo si dimena il povero e derelitto Foggia che è alla ricerca di un padrone che gli garantisca stabilità e lunga vita. Oltre che un briciolo di credibilità in più che in quest'ultimo frangente ha smarrito.
Canonico, ovviamente, propende per la prima soluzione perché è quella che gli offrirebbe le maggiori garanzie (e ritorni personali), di cedere ai foggiani l’imprenditore barese non ci pensa proprio dopo lo sgarbo ricevuto la scorsa estate quando Salandra & co. gli voltarono le spalle e gli chiusero i rubinetti negandogli qualunque tipo di apporto sul piano economico e finanziario. Meglio battere altri sentieri, allora. E intavolare una trattativa a stelle e strisce che qualche lato oscuro comunque presenta.
Cosa si sa in più del fondo di investimento che starebbe per mettere le mani sul Foggia?
Dovrebbe trattarsi di un fondo di private equity che finanzierebbe una Newco (termine utilizzato per tutte quelle società di nuova costituzione derivanti da un progetto di startup, spin-off o da una ristrutturazione aziendale) con sede a Londra (esiste il certificato di costituzione con tanto di legale rappresentante della società di diritto inglese) e al cui interno vi sarebbero soggetti, o imprenditori o società. Sembrerebbe anche che alcuni di questi soggetti si siano defilati quando è comparsa la notizia dell'inchiesta della DDA di Bari sugli eventi che hanno interessato i vertici societari del Foggia. Il che inizialmente avrebbe rallentato la trattativa e reso necessario il reperimento di nuovi possibili investitori.
La Newco dovrebbe rilevare le quote del Foggia Calcio attraverso il finanziamento del fondo. L'inghippo però potrebbe insorgere dinnanzi alla ulteriore documentazione che la MergersCorp avrebbe richiesto al Foggia Calcio negli ultimi giorni per concludere la due diligence, e che potrebbe far riferimento da una parte alla controversia della Corporate pendente innanzi al Tribunale di Cagliari (che potrebbe evolversi a favore del socio di minoranza Pintus invalidando cosi la cessione del 51% alla CN Sport, facendo quindi diventare socio unico la MAP Consulting), e dall’altra alla richiesta di un certificato della cancelleria fallimentare del Tribunale di Foggia in merito all’eventuale pendenza di istanza di liquidazione giudiziale a carico del club.
Sarebbero questi, in sostanza, gli scogli pregiudiziali da superare prima dell’eventuale closing. Anche se è quanto meno singolare che possano essere stati richiesti lumi al riguardo in una fase così avanzata della trattativa.
Qualche lato oscuro da chiarire, insomma, resta in un frangente nel corso della quale non guasterebbe anche che l'advisor finanziario renda noto quale fondo di private equity avrebbe intenzione di utilizzare per l'operazione, e soprattutto se l'operazione in parola la faccia direttamente il fondo, come annunciato nel comunicato di venerdì scorso, oppure tramite la Newco.
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