Foggia Calcio, trent’anni vissuti sempre pericolosamente: dal crack Casillo non ha più avuto una guida stabile

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È inevitabile. Da ormai trent’anni dalle nostre parti, quando si parla del Foggia, più che le vicende del campo tengono banco quelle societarie. Basti pensare che dal 1994 ad oggi alla guida del sodalizio rossonero (che ha cambiato più volte denominazione sociale sino all’attuale Calcio Foggia 1920) si sono avvicendati ben 21 presidenti. Ve n’erano stati, invece, solo tre (Rosa Rosa, Micucci e Fesce) tra il 1962 ed il 1979 cioè durante il periodo d’oro più lungo della storia rossonera, quando i Satanelli facevano… l’ascensore tra la serie A e la serie B, mai scendendo più in basso.

La rinascita del calcio a Foggia (negli ultimi tempi il club rossonero è dovuto ripartire per ben due volte dai Dilettanti) passa, necessariamente, attraverso una stabilità e una solidità societaria. Quel che segue è – in estrema sintesi – quanto accaduto, a livello dirigenziale, nel Foggia da quando la squadra ha frequentato per l’ultima volta la serie A ovvero dal 1995. 

I PRIMI ANNI ’90 – Poco più di trent’anni fa il calcio era una sorta di fiore all’occhiello della città. La squadra rossonera era finalmente ritornata – dopo oltre un decennio – in serie A, dove s’era fatta onore già negli anni ’60 e ’70. Presto, però, si sarebbe fatta ammirare non solo per i risultati, ma anche per lo spettacolo che avrebbero proposto in campo i ragazzi di Zdenek Zeman. Del Foggia Calcio e dei suoi  protagonisti si sarebbe parlato in tutta Italia. E non solo. 

L’INIZIO DEL DECLINO – Il pallone rossonero cominciò a… sgonfiarsi quando iniziarono i guai giudiziari del patron Pasquale Casillo (che in pochi anni aveva portato il club dalla serie C alla serie A). Accadde nell’aprile del 1994, con i Satanelli in piena lotta per l’accesso in Coppa Uefa. In breve tempo il club finì nelle mani del Tribunale di Napoli che insediò sulla poltrona presidenziale il professor Domenico Bonuomo (poi sostituito da Massimo Di Lauro). In precedenza c’era stata, con l’avvocato Giacinto Pelosi, la parentesi Caripuglia. La squadra retrocedette prima in serie B (1995) e poi in C1 (1998). 

L’ERA SENSI – La vendita del Foggia Calcio sembrò una telenovela. Il club fu rilevato, alla fine, da Franco Sensi (ottobre 1998). Il presidente dell’A.S. Roma (dove era andato ad allenare Zeman, dopo essere stato alla Lazio) inizialmente nominò presidente il sindaco di Foggia (Paolo Agostinacchio), ma poi pose al vertice della società un suo uomo di fiducia, l’avvocato Antonio Nazzaro. Nel frattempo, però, la squadra era sprofondata addirittura in C2 e dopo oltre 40 anni s’era ritrovata in IV serie (1999). L’era Sensi durò poco: meno di due anni, caratterizzati da scarsi risultati sportivi.  

L’ALBA DEL NUOVO MILLENNIO – A rilevare il Foggia Calcio nel novembre del 2000 fu un gruppo capeggiato da Giorgio Chinaglia.  L’ex bomber della Lazio e della Nazionale arrivò in Puglia accompagnato dal finanziere toscano Marco Russo e da Vittorio Galigani (futuro direttore generale del club). Dopo una lite in diretta televisiva, Russo sostituì alla guida della società Chinaglia con il suo legale, l’avvocato romano Alessandro Tomaselli. Ma neppure un anno dopo l’acquisizione del club Russo finì in manette (luglio 2001). Il Tribunale di Roma nominò due custodi giudiziali (Giancasoni e Franco) a tutela del patrimonio del Foggia Calcio. Si rendeva necessario, però, un nuovo proprietario.

“IL FOGGIA DEI FOGGIANI” – A salvare il club ci pensò Giorgio Trinastich, apprezzato professionista locale, con accanto, inizialmente, un imprenditore di Apricena, Alfonso Zuccarino. Il tutto sotto la “regia” di Galigani (che, però, alla lunga sarebbe uscito di scena). “Il Foggia dei foggiani” fu lo slogan con il quale Trinastich cercò soci in grado di affiancarlo nell’avventura calcistica. E li trovò. Ma di soldi al Foggia Calcio ve furono sempre pochi. Dopo la meteora Franco Mele, venne nominato presidente l’avvocato Franco Patano.

PROMOZIONE E FALLIMENTO – La squadra tornò, finalmente, in C1 (al termine della stagione ‘02/03 con Pasquale Marino in panchina), tuttavia la promozione non risolse i problemi di natura economico-finanziaria del club. Al vertice salì l’avvocato Roberto Scirano. Le quote rossonere finirono, poi, nelle mani di un assicuratore cerignolano, Antonio Vitale. Ma nulla riuscì ad evitare il fallimento del Foggia Calcio (6 aprile del 2004).

ECCO COCCIMIGLIO – Sul calcio, dalle nostre parti, calò il sipario. A rialzarlo, ci pensò un imprenditore toscano, Giuseppe Coccimiglio, aggiudicandosi l’attivo del Foggia Calcio, messo all’asta dal Tribunale di Foggia. Costituì, poi, l’U.S. Foggia, chiamando alla presidenza l’avvocato foggiano Aldo Teta. Ma il futuro pareva ancora ricco di incognite.

CAPOBIANCO E SOCI – Si mossero, nel tentativo di trovare una soluzione che potesse rassicurare il popolo rossonero, le istituzioni locali, in testa il presidente della Provincia, Carmine Stallone. Furono coinvolti una decina imprenditori foggiani che avanzarono una proposta d’acquisto. E, dopo una lunga trattativa, Coccimiglio si fece da parte (giugno 2005). Tornò, a quel punto, di moda lo slogan “Il Foggia dei foggiani”. Presidente divenne Tullio Capobianco che ebbe come soci Amodeo, Bonassisa, Di Carlo, La Torre, Nuzziello, Pisante, Ramundo, Scirano e Tavasci. Volevano riportare il Foggia ai fasti d’un tempo, ma non ebbero fortuna. Il sogno della promozione in B s’infranse, di fatto, ad Avellino il 17 giugno del 2007. Due anni dopo, con una lettera aperta alla città, Capobianco annunciò le proprie dimissioni dal CdA rossonero. La squadra evitò d’un soffio di precipitare nuovamente in IV serie.

IL RITORNO DI CASILLO – L’entusiasmo attorno al Foggia lo riaccese Pasquale Casillo. L’ex re del grano nel 2010 tornò alla guida del club (nominando presidente Matteo Biancofiore) e richiamò al suo fianco Zeman e Pavone. Il miracolo sportivo di vent’anni prima, però, non venne replicato. In realtà, non vi erano più le stesse condizioni, soprattutto economiche. Ed infatti la società (abbandonata da Zeman dopo un solo torneo, peraltro deludente) non riuscì a perfezionare l’iscrizione al campionato di Prima Divisione ‘12/13. La delusione, per i tifosi, fu cocente. 

LA PRIMA RIPARTENZA – Venne costituita l’A.C.D. Foggia Calcio che fu ammessa alla serie D, proseguendo, di fatto, la tradizione calcistica rossonera. Artefice della rinascita fu Davide Pelusi. Il giovane manager-tifoso fu affiancato prima dalla famiglia Locampo e successivamente dall’avvocato Fabio Verile. In breve tempo (2014) la squadra si ritrovò in terza serie, grazie anche ad un ripescaggio e alla riforma della Lega Pro.

L’ILLUSIONE – Quando i fratelli Franco e Fedele Sannella rilevarono il club nel 2015 (indicando il commercialista Lucio Fares, già dirigente in passato, come presidente), non esitarono a manifestare le loro intenzioni: “Faremo il possibile per riportare il Foggia là dove per blasone, storia calcistica e tradizione merita di stare”. Al loro fianco c’era anche Massimo Curci, commercialista di Carapelle. Centrarono l’obiettivo in poco tempo: il Foggia fu promosso in B al termine della stagione ‘16/17 (con Giovanni Stroppa in panchina). Ma i problemi giudiziari di Curci prima e di Franco Sannella poi finirono, inevitabilmente, per avere riflessi sul club che fu commissariato (marzo 2018). Nessuno, però, poteva immaginare che il Foggia mancasse all’appuntamento con l’iscrizione al campionato di serie C ‘19/20, dopo una rocambolesca e dolorosa retrocessione dalla B. 

LA SECONDA RIPARTENZA – La seconda rinascita del club venne affidata a Roberto Felleca, già proprietario del Como. Assieme a lui si presentò dalle nostre parti Maria Assunta Pintus. I due imprenditori sardi concessero a Davide Pelusi la possibilità di diventare socio di minoranza e, dunque, di ritornare nel club rossonero. I risultati sportivi (su tutto, l’immediata risalita nel calcio professionistico) non mancarono. Furono però offuscati dalle continue, stancanti, diatribe tra i due soci di maggioranza.

LA PRIMA DONNA-PRESIDENTE – Alla fine, Felleca lasciò (febbraio 2021). Restarono, così, in società la Pintus (con l’80 per cento delle quote) e Pelusi (con il 20). Ben presto, però, la Pintus (prima presidente-donna del club rossonero) si rese conto di non poter andare avanti da sola. Sarebbero serviti troppi soldi. Decise, così, di farsi affiancare. Già, ma da chi? 

IL TRIENNIO DI CANONICO – Sembrava fatta con Francesco Di Silvio (il produttore cinematografico col quale aveva già trattato, invano, Felleca), quando, a sorpresa (giugno 2021), la Pintus accettò la proposta dell’imprenditore barese Nicola Canonico, che già in precedenza aveva manifestato interesse per il Calcio Foggia 1920. E qui la storia cede il passo alla cronaca, quella degli ultimi tre anni. Inizialmente Canonico e Pintus sembrano andare d’accordo. Convincono persino Zeman (e con lui Pavone) a far ritorno a Foggia riaccendendo l’entusiasmo tra i tifosi anche se il tecnico boemo, terminata la stagione (al di sotto delle attese, in verità), non ne vorrà sapere di continuare a lavorare con Canonico. Quest’ultimo, nel frattempo, arriva ai ferri corti con la Pintus, tanto da dover risolvere le controversie nei tribunali. Ad ogni modo, il primo anno si chiude (sul piano sportivo) senza infamia e senza lode. La stagione successiva è quella dell’all in. La squadra (nonostante il valzer degli allenatori: ben cinque, in ultimo Delio Rossi) accarezza il sogno della B che sfuma proprio quando sembra potersi avverare. Per il patron (e non solo), la delusione è enorme. Il resto è il racconto degli ultimi mesi (vissuti tra pochi alti e molti bassi, non solo puramente calcistici), il cui ricordo è vivo in ogni tifoso. Il brusco risveglio dopo il sogno americano (leggi: la mancata cessione del club ad un fondo d’investimento statunitense) è cosa di pochi giorni fa. Il ciclo di Canonico si chiude, dunque, amaramente con la squadra che fallisce l’obiettivo dell’ingresso nei play off e con il patron che non trova di meglio che lasciare il club nelle mani della sindaca Episcopo. 

Nel libro delle vicende societarie, si gira pagina. Si apre un altro capitolo. La storia – come sempre – continua…

Massimo G. Marsico

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