Foggia Calcio, attacco in panne: Murano annaspa. Segna solo Emmausso, gli altri sono tutti a digiuno

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Che fine ha fatto l’attacco atomico del Foggia che doveva realizzare vagonate di gol e spingere i rossoneri ai vertici della classifica? Cominciano a chiederselo in tanti, dopo che a quattro giornate dal via le 5 reti finora all’attivo vedono il solo Emmausso presente con regolarità nel tabellino dei marcatori. 

Tutti gli altri invece sono a digiuno, a cominciare da bomber Murano che solo lunedì scorso è tornato a tempo pieno e che non sembra ancora calato appieno nei meccanismi di Brambilla. Per lui come per gli altri bisognerà pazientare, perché anche capitan Millico è il lontano parente del giocatore ammirato la scorsa stagione, mentre sia Orlando che Zunno per ora si stanno sacrificando in un oscuro lavoro di ripiegamento sulla trequarti per supportare la linea mediana, che è in piena emergenza. Il che non li mette ancora nella condizione di tentare la via del gol con regolarità. 

Ingiudicabili invece restano Sarr ed Ascione che completano la batteria degli attaccanti, e che sinora hanno avuto a disposizione solo pochi minuti per timbrare il cartellino. 

Tutti ancora a secco, dunque, dalla cintola in su a parte il solo Emmausso (in gol anche in Coppa col Monopoli), ma ogni giudizio va rinviato a quando il Foggia avrà ritrovato tutti i suoi effettivi e sarà quindi molto più vicino all’idea di squadra che il suo allenatore ha in mente. Semmai in questo frangente la domanda da porsi è un’altra: una trequarti così eterogenea è in grado di supportare adeguatamente una formazione a chiara trazione anteriore? Già, perché poi è la interazione fra i reparti a garantire determinati equilibri di squadra e il Foggia ora come ora tutto è tranne che equilibrato. 

Lo sa bene Massimo Brambilla, che predica pazienza e che spera in tempi relativamente brevi di scrollarsi di dosso i patemi legati a un organico che una settimana e l’altra pure deve fare i conti con una infermeria che fatica a svuotarsi. Si sa, il 4-2-3-1 per essere efficace deve fare leva su interpreti adeguati, che non sono quelli ai quali si affidò nel suo breve interregno due stagioni fa Boscaglia, che optò per Odjer e Di Noia in mezzo al campo, tenendo poi dentro tutti assieme Peralta, Schenetti, D’Ursi e Ogunseye. Un vero e proprio suicidio tattico, che lo avrebbe portato dritto all’esonero. 

Fondamentalmente resta una questione di uomini e di caratteristiche dei singoli. Che ovviamente devono essere funzionali al modulo. La storia insegna che esistono precedenti illuminanti dai quali prendere spunto per chiarirsi le idee: il Foggia di Maestrelli targato 1968-69, ad esempio, racchiude i caratteri distintivi di una squadra spiccatamente offensiva che però aveva nel proprio Dna la formula giusta per risultare efficace e (soprattutto) vincente.    

Tommaso Maestrelli a Foggia ormai 55 anni fa inaugurava la stagione del rinnovamento sul piano tecnico, la squadra che era registrata attorno all’emergente Pirazzini venne puntellata con gli arrivi del giovane portiere Trentini, del terzino Fumagalli e di Teneggi, stopper arcigno che andò a rilevare l’ormai logoro Rinaldi. La potenza di Camozzi, un mediano vecchio stampo, e la duttilità di Garzelli daranno invece spessore al centrocampo. In attacco, infine, si registrarono gli arrivi di Saltutti e Nuti. Vanzini, invece, fu un acquisto caldeggiato direttamente da Maestrelli, che lo aveva avuto alle proprie dipendenze nella fortunata parentesi di Reggio Calabria. 

Il tecnico toscano in soli pochi mesi darà un’impronta netta al suo progetto tattico: facendo leva su una straordinaria carica umana e su una non comune comunicativa riuscirà a trasferire in tutto l'ambiente quella serenità indispensabile per gettare le basi per nuovi ed ammiccanti traguardi. Maestrelli da abile psicologo qual era, entrò nello spogliatoio in punta di piedi e presto diventerà il confidente dei giocatori, oltre che il fine cesellatore nei rapporti fra squadra e società. Si rivelerà insomma l'allenatore-manager di cui il Foggia aveva bisogno per invertire rotta. 

Sul piano tecnico, poi, si dimostrerà ineguagliabile stratega, sarà l’ideologo di un gioco propositivo e mai rinunciatario, l’antesignano di quel 4-3-3 tanto in voga nel calcio moderno degli anni ‘90. L’unica concreta variante la apporterà nell'utilizzo di Pirazzini, pronto a staccarsi dalla linea dei difensori (completata da Fumagalli, Teneggi e Valadè) e a diventare il libero aggiunto. In mezzo al campo Camozzi fungerà da mediano centrale, Garzelli e Maioli da esterni di fascia. In attacco, infine, lo sgusciante Saltutti e il possente Rolla saranno le due ali chiamate a sorreggere all’occorrenza il centrocampo, con Nuti schierato come unica punta effettiva. 

Quella formazione spiccatamente offensiva nel primo anno di gestione-Maestrelli sfiorerà il salto in A, ma la promozione arriverà puntuale la stagione successiva perché quel progetto tattico aveva solo bisogno di tempo per far la differenza.

Diversi i punti di contatto fra il Foggia di ieri e quello di oggi, soprattutto dalla cintola in su dove agiscono giocatori estremamente duttili sul piano tattico. A Brambilla il compito di trovare la quadra, possibilmente senza snaturare le caratteristiche dei singoli: domenica sera a Benevento il Foggia dovrà confermare di essere sulla buona strada. A prescindere dagli uomini che scenderanno in campo.

Servirà equilibrio, soprattutto. E serve anche ritrovare in fretta la via del gol, perché difficilmente dal Vigorito si uscirà indenni senza far capitolare la porta difesa da un 17enne foggiano doc, Alessandro Nunziante.  

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testatina dillo al direttore WEB

 

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