La cattiva fama di “mangiallenatori” è una antipatica etichetta che ormai gli appartiene. Nicola Canonico non si smentisce, appena il suo Foggia barcolla in campionato e annaspa in classifica, si cambia rotta. Su due piedi e senza tanti ripensamenti.
Non è la prima volta che accade. E la sensazione (purtroppo) è che non sarà nemmeno l’ultima. Si chiude in una notte da incubo la breve e controversa parentesi di Massimo Brambilla sulla panchina del Foggia: il patron l’ha scaricato senza tanti complimenti dopo il ko col Giugliano. Progetto tecnico azzerato, tanto per cambiare.
Punto e a capo. Scene già tristemente note da queste parti: a parte Zdenek Zeman, infatti, finora mai nessun allenatore è resistito per una stagione fino in fondo, e quando ci e riuscito come nel caso di Sdengo, poi il divorzio si è reso inevitabile.
Sempre la stessa storia, era già successo con Boscaglia prima e Gallo poi, passando per Somma e Delio Rossi, che dopo lo scippo della B non se l'è sentita di continuare. Ma anche con Cudini e con la strana coppia Coletti-Vacca non è che sia andata tanto meglio: c'è sempre un rapporto controverso nella storia fra il patron ed i suoi allenatori. Prima accolti a braccia aperte come i salvatori della patria, e poi sedotti ed abbandonati.
L’ultimo capitolo che si è appena chiuso con Brambilla è emblematico: salutato da presidente e ds come l'uomo della svolta per rilanciare il progetto tecnico, è stato liquidato in quattro e quattro otto appena le cose non sono andate per il verso giusto.
Come sempre in nome del dio risultato, che in questo frangente e sotto questo cielo è assente ingiustificato. Anziché essere protetto e tutelato a spada tratta come probabilmente il caso avrebbe richiesto, Brambilla è stato invece messo alla porta ed additato come responsabile principale della disfatta. Funziona sempre così quando i risultati tardano ad arrivare, e Canonico non ha rappresentato l'eccezione che conferma la regola. Ora con Ezio Capuano in sella si cambia registro. E rotta. In tutti i sensi.
Toccherà al 59enne tecnico di Pescopagano invertire il trend assolutamente negativo (5 punti in classifica, terzultimo posto e peggiore difesa del girone), ridare un’anima ad una squadra che è moribonda e che ha bisogno di una potente scarica di adrenalina. Capuano in situazione come queste sa esaltarsi ed è per questo alla fine è risultato il prescelto, battendo in volata il concorrente Enzo Maiuri, col quale il club nelle ultime ore aveva avuto un colloquio: uno scafato come lui ci metterà poco a rimettere i cocci al loro posto.
Entrerà a scivolone nello spogliatoio e non farà sconti a nessuno Capuano. Come è abituato da sempre. Memorabili le sue reprimende contro i suoi giocatori. Ha l’arte del comando innato l’allenatore lucano, per indole mai disposto a scendere a compromessi: lui è il tecnico manager che vive la squadra h24 e che non ammette ingerenze di alcun tipo. Si fa come dice lui. E basta.
E allora il vero unico dilemma che accompagnerà la sua permanenza a Foggia nei prossimi mesi sarà uno e solo: convivenza possibile con un presidente come Canonico che non riesce a staccare la spina e stare ai margini? Lo si capirà strada facendo, perché poi il Foggia dovrà avere le stimmate del suo allenatore, e francamente non sappiamo quanto condivida Capuano di questo progetto.
Nel frattempo sarà il caso di mettere da parte i fronzoli e di badare alla sostanza. Perché il Foggia di questi tempi è con le gomme a terra e urge sottoporlo ad una terapia d’urto. Lo spogliatoio non è tranquillo, diversi sono gli scontenti, non ci meraviglieremmo più di tanto se presto qualcuno si ritrovasse ai margini. Soprattutto se in questo primo frangente di stagione ha contribuito a generare questo marasma.
Capuano non è certo tipo che si tira indietro in situazioni ingarbugliate come queste. È stato chiamato apposta. Ma dovrà avere un largo raggio di azione. Per fare e disfare a suo piacimento. Proprio come il suo presidente. Così è, se vi pare...
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