Chi ben comincia è a metà dell’opera, recita un vecchio adagio. Non è il caso del Foggia di questa stagione. Fuori dalla Coppa Italia di categoria già prima di Ferragosto (eliminato in casa dal Monopoli), dopo le prime 7 giornate di campionato la formazione rossonera – che secondo i desiderata del presidente Canonico avrebbe dovuto competere per le prime posizioni – si ritrova clamorosamente al penultimo posto in classifica, davanti a quel Taranto che riceverà venerdì sera allo Zaccheria in una sorta di... “derby della disperazione”.
Come dire: in via Gioberti è già tempo di pensare ad un ridimensionamento delle ambizioni con una contestuale ridefinizione dell’obiettivo (magari accontentandosi – per quanto riguarda la regular season – di centrare i play off).
Il progetto tecnico avallato dal ds Roma? E’ già finito nel cestino. Era stato elaborato sulle idee di Brambilla (innamorato del 4-2-3-1), la cui avventura dalle nostre parti non è durata neppure 3 mesi (ritiro precampionato compreso). Con Capuano ne è stato stilato un altro (il... dogma è la difesa a 3 o – se si preferisce – a 5) che bada meno all’estetica e più alla sostanza (leggi: risultati).
Fin qui la “squadra delle figurine” – per rifarci alla strategia di comunicazione adottata dal club quest’estate, forse per esaltare i “colpi” di mercato (sicuro che fossero, poi, così tanto... rumorosi?) – ha racimolato la miseria di 5 punti, frutto di una sola vittoria (a Bari contro la Team Altamura) e dei due pareggi in casa col Trapani (all’esordio) ed a Latina. Per il resto, solo sconfitte: col Monopoli e col Giugliano davanti al pubblico amico (sbalordito) ed a Benevento come ad Avellino (domenica scorsa, all’esordio di Capuano in panchina).
Lo stesso bottino di punti (5) che conquistò in altrettante partite (7) il Foggia di Morgia (poi di Rumignani ed infine di Fiorucci) nel ‘05/06. Quella squadra finì la regular season al 13° posto, evitando d’un soffio (ovvero per un solo punto) i play out.
Questa – si spera – replichi quanto fatto dal Foggia edizione ‘22/23, quella iniziata con Boscaglia e finita con Delio Rossi in panchina. Alla fine sfiorò la promozione in B, sfumata nella doppia finale dei play off col Lecco. Ma la partenza in campionato – come si ricorderà – fu ancora più disastrosa di quella attuale: 4 punti dopo la 7^ giornata (ovvero il peggior bottino in Terza Serie conquistato dal Foggia nel Nuovo Millennio). Gallo, però, avuta in mano la squadra, seppe mettere velocemente le cose a posto. E, prima di andarsene (ad una decina di giornate dalla conclusione della regular season), la condusse nei quartieri alti della classifica.
Il miglior avvio di sempre in Terza Serie resta quello del Foggia di Stroppa nel ‘16/17: 19 punti sui 21 a disposizione nelle prime 7 partite. Non a caso quella squadra tagliò il traguardo con netto vantaggio sulla più immediata delle inseguitrici (il Lecce, staccato alla fine di ben 11 lunghezze), festeggiando in anticipo la promozione in B.
Notevole fu – andando più indietro nel tempo – anche il bottino di punti nelle prime 7 giornate del Foggia di Cuoghi (poi di D’Adderio) nel ‘06/07: 15 punti, 2 in più di quanto avrebbe fatto la formazione di Novelli due stagioni più tardi. Le due squadre recitarono da protagoniste nei rispettivi campionati (l’una finendo al 4° e l’altra al 5° posto la regular season), ma non ebbero fortuna negli spareggi-promozione.
I 12 punti di Zeman (nel ‘20/21) replicati nella passata stagione da Cudini – che come si ricorderà ebbe un buon inizio di torneo (3 vittorie, 3 pareggi ed una sola sconfitta), prima di entrare in crisi (a ridosso del Natale) – restano il miglior bottino delle prime 7 giornate del Foggia nell’era Canonico .
Il patron sperava quest’anno in un inizio almeno promettente, se non proprio entusiasmante. E’ rimasto deluso. Molto. Al punto che non ci ha pensato su due volte, appena le cose si sono messe male, a dettare la svolta tecnica: “Abbiamo fatto troppe figuracce, noto una certa disorganizzazione di gioco in questa squadra che è senza equilibrio”, così aveva tuonato l’imprenditore di Palo del Colle subito dopo la sconfitta interna col Giugliano che aveva decretato l’esonero di Brambilla.
Tutti i buoni propositi della vigilia, dunque, sembrano già essere naufragati dopo questo primissimo sconcertante scorcio di stagione del Foggia. Che ha fatto storcere il naso al suo patron anche domenica sera ad Avellino, nella tana dei lupi.
Debutto amaro, amarissimo per Eziolino Capuano che, suo malgrado, ha dovuto ammettere la superiorità dell’avversario: “Ma il secondo tempo me lo tengo stretto - ha aggiunto il tecnico originario di Pescopagano - che intende ripartire adesso proprio da quei secondi 45’.
Canonico così aspetta e spera nella inversione di tendenza. Esattamente come è già accaduto due stagioni orsono. Sinora sono stati solo dolori. Può darsi, però, che il finale possa soddisfarlo.
Mai dire mai...
(Massimo G. Marsico - l’Attacco)
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