Radiografia di un flop. Che adesso bisogna assolutamente evitare che si trasformi in fallimento. Il Foggia che a soli 360' dal giro di boa resta invischiato a pieno titolo nella lotta playout senza dare concreti segnali di risveglio, è figlio (ancora una volta) di tutta una serie di grossolani errori di valutazione e di una approssimazione che chiamano in causa precise responsabilità del club. Incapace di darsi regole precise a monte, e di rispettarle pedissequamente.
Un film già visto, insomma, all’interno di una gestione “ballerina” nella quale puntualmente patron Canonico ci mette molto del suo. Il passato, evidentemente, non ha insegnato nulla, il Foggia al momento è sedicesimo in classifica e, finisse così si vedrebbe costretto a spareggiare per la permanenza contro il Taranto.
Salines e soci vincono col contagocce (appena tre i successi sin qui conseguiti contro Altamura, Taranto e Juventus Next Gen), dopo 15 turni sono appena 14 i punti racimolati in classifica (ad una sconfortante media di 0.93 punti a gara), addirittura 7 in meno rispetto a quelli che la scorsa stagione il bistrattato Foggia di Cudini seppe mettere assieme dopo lo stesso numero di giornate.
Quella che avrebbe dovuto essere l'annata del riscatto e del rilancio delle ambizioni, si sta trasformando nell'ennesima stagione dei tormenti: non è bastato al patron la scorsa estate dettare la svolta (più nella forma che nella sostanza) puntando prima su un tecnico in rampa di lancio come Brambilla e poi su uno navigato come Capuano per raddrizzare la baracca, il successivo azzeramento dell'area tecnica ha di fatto decretato il fallimento di un progetto che ancora una volta è partito al buio e senza un filo logico.
Ora con Leone nella stanza dei bottoni e Zauri in panchina si vuole tentare perlomeno di salvare il salvabile, esattamente quanto Canonico avrebbe dovuto fare a monte, ingaggiando un direttore sportivo di provata esperienza e non alle prime armi (come nel caso di Roma) che si è poi rivelato inadeguato per una piazza come Foggia.
Il tecnico marsicano da quando è al bastone di comando non ci deve aver messo molto a capire che tutti i suoi sforzi se non saranno corroborati da un mercato di riparazione all'altezza cadranno nel nulla, perché questo gruppo per come è stato concepito non ha concettualmente le stimmate per tirarsi fuori dalle secche della classifica.
In teoria avrebbe dovuto competere per le alte sfere, ma così non è stato ed ora che non ha nel suo dna le caratteristiche della squadra che deve lottare col coltello fra i denti (prerogativa che non sarà sicuramente sfuggita a Leone che da un paio di settimane è al capezzale di una squadra in crisi d’identità) è chiamata a tirare fuori gli artigli per non essere ulteriormente risucchiata sul fondo della classifica.
Troppi i doppioni ed i calciatori a mezzo servizio, il fatto che fin dal suo debutto in panchina Zauri abbia rivisitato l'undici-base è la conferma che senza una terapia d'urto efficace non se ne viene fuori.
I puntelli estivi fatti passare come rinforzi di qualità nella maggior parte dei casi si sono rivelati inadeguati: De Lucia fra i pali è ampiamente al di sotto delle aspettative, la coppia di difensori centrali ex Pro Vercelli Camigliano-Parodi non ha garantito solidità al reparto, Felicioli sull'out sinistro non ha inciso, mentre Gargiulo a metà campo è in evidente ritardo di condizione, al pari di Da Riva che pure pare destinato a crescere.
Mazzocco dopo un avvio assai stentato sta carburando, ma sembra avere una limitata autonomia, il che non depone a suo favore.
In avanti infine Emmausso è la controfigura di Millico ed è di difficile gestione dentro e fuori dal campo, Orlando si accende e si spegne ad intermittenza, anche Zunno si vede ad intermittenza, mentre Sarr è ancora acerbo. Quanto ad Ascione, non pervenuto.
Discorso a parte merita il capocannoniere della scorsa stagione Murano. Nelle due ultime gare è partito dalla panchina, a conferma del difficile momento che sta attraversando, il ragazzo finora ha segnato appena due gol, ma ciò che più preoccupa è che non sembra per nulla integrato nei meccanismi di squadra. Era già successo con Brambilla, la storia si è ripetuta con Capuano, ed ora anche con Zauri l'ex attaccante dell'AZ Picerno fatica a trovare spazio in pianta stabile. Anzi, è finito in naftalina.
Per il 33enne attaccante di Potenza sembrano riproporsi i fantasmi di Avellino, quando in poco più di una stagione sommò 28 presenze e soltanto due reti all’attivo. Corsi e ricorsi storici che devono fare riflettere sulla validità di una operazione di mercato che sinora è stata assolutamente impalpabile.
Riuscirà Zauri a rigenerare qualcuno dei presunti pezzi da 90 che dovevano far fare il salto di qualità al Foggia e che invece stanno costringendo il tecnico di Pescina a battere altri sentieri? Ce lo diranno le prossime gare, prima del giro di boa i rossoneri incroceranno in rapida successione Turris, Crotone, Messina ed Az Picerno, ma è chiaro che prima della sosta natalizia in casa rossonera il ds Leone dovrà avere ben chiaro il da farsi.
Prima che sia troppo tardi.
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