Foggia Calcio, attenti a quei due: Tascone&Santaniello di nuovo a Torre da idoli mai dimenticati

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Tornano da ex. Mai completamente dimenticati. Simone Tascone ed Emanuele Santaniello stanno per rimettere il naso dalle parti del Liguori. 

Lì a Torre del Greco dove a braccetto hanno vissuto una delle parentesi più significative delle loro rispettive carriere. Ed è a loro che domenica si aggrappa Luciano Zauri nel tentativo di invertire un trend che ha trascinato il Foggia sul fondo della classifica in una stagione che finora ha regalato solo dolori. Dentro e fuori dal campo. 

Tascone e Santaniello coi corallini hanno fatto mirabile: se pronunci i loro nomi ai tifosi della Turris, inevitabile che gli si illuminano gli occhi. I ricordi sono ancora freschi e nitidi: Tascone in due stagioni dal ‘20 al ‘22 ha totalizzato 58 presenze e 7 gol, Santaniello in un anno e mezzo di permanenza a Torre ha messo assieme 39 gettoni di presenza e 10 gol, in C ad oggi ha fatto meglio solo col Picerno (11). 

Simone Tascone dopo il biennio coi fiocchi coi corallini di Bruno Caneo, è poi approdato alla Virtus Entella: un grande colpo per i liguri, che si assicuravano un centrocampista top player per la categoria con l’obiettivo di lanciare l’assalto alla terza promozione in Serie B. Impresa poi però fallita e che avrebbe spinto l’anno scorso a gennaio il giocatore a scegliere Foggia. 

Centrocampista tuttofare, Tascone nasce mediano, ma a Torre del Greco si è scoperto jolly di reparto, un po’ alla Jorginho, il giocatore al quale ha sempre detto di ispirarsi. Il play italo-brasiliano è da sempre stato punto di riferimento per Tascone, che si rivede in lui per visione di gioco e duttilità, caratteristiche che il giocatore ha fatto proprie durante l’esperienza alla Ternana, squadra con cui ha esordito anche in B.

Il richiamo del Sud, della propria terra è stato però sempre assai forte, Tascone infatti ha vestito in passato le maglie di Paganese e Casertana, passando anche per Catanzaro prima di approdare alla Turris. Dove è diventato leader e idolo al tempo stesso: sette gol in una sola annata li ha messi a segno solo a Torre sotto la gestione-Caneo, ovvio che il suo passaggio da quelle parti abbia lasciato il segno. 

Zauri sta per ritrovarlo dopo il turno di stop proprio domenica prossima ed è pronto a lanciarlo nella mischia senza esitazione. Anche perché il Foggia in mezzo al campo ha bisogno della sua verve e gli ultimi 90’ con la Casertana hanno ribadito, ove ve ne fosse bisogno, quanto sposti la sua presenza.

Si riprenderà una maglia da titolare, Zauri ha già deciso, magari nella segreta speranza che possa anche dare il là a qualche guizzo sottorete di Emanuele Santaniello, che con l'assenza certa di Sarr potrebbe essere preferito a Murano al centro dell'attacco nel giorno del suo ritorno al Liguori.  

Il 34enne attaccante napoletano affidò ai social un bilancio della sua unica stagione con la maglia della Turris, quando nel ‘22 chiuse la sua parentesi prima di approdare al Monopoli: “Quest’anno è stato un viaggio pazzesco. Il tragitto si è rivelato per me un po’ tortuoso, ma grazie anche ai miei compagni, ho sempre avuto la forza e la grinta di rialzarmi - scriveva -. Ci hanno etichettato come ‘sorpresa’, poi come ‘certezza’ e poi di nuovo come ‘oggetto misterioso’. In realtà l’unica cosa che siamo sempre stati è squadra. Gruppo, famiglia. Si chiude così la stagione, con un buon rendimento personale, ma soprattutto con la ricchezza di una nuova e indimenticabile esperienza. Da un lato mi dispiace degli imprevisti che mi hanno costretto a stare fuori ma sono immensamente grato per tutte le emozioni che ho vissuto. Ringrazio i miei compagni di avventura, lo staff tecnico, tutta la dirigenza della Turris, chi ha sempre creduto in me”. 

Era il passo d’addio di Santaniello con la Turris dei miracoli di Caneo, di cui l’attaccante è stato uno degli interpreti principali: “Penso che prima di tutto nel calcio bisogna divertirsi. Certo, la concretezza è importante, però se fai bel gioco e vinci è l’ideale - ripeteva spesso in quella annata in cui tutto gli riusciva con naturalezza -. Noi prima di tutto ci divertiamo durante la settimana e penso che la domenica si veda. Il resto è una conseguenza dell’ottimo lavoro”. 

La Turris di quel periodo era amata e ambita da molti, seguita anche da chi non è campano solo per il semplice amore per il calcio, che spinge lo sportivo ad arricchirsi gli occhi e la mente. “Caneo, oltre ad allenare, insegna a giocare a calcio e c’è un enorme differenza. Ci ripeteva di lavorare con intensità e di seguire le sue direttive - ricorda l'attaccante -. Poi la dirigenza è stata brava a dargli una squadra con giocatori che rispecchino le sue idee”. 

Caneo, com’è noto, è stato il braccio destro di Gian Piero Gasperini, e alla Turris in quel periodo furono in molti ad accorgersene: “Siamo stati la squadra più moderna della Serie C. In partita cercavamo sempre il fraseggio, senza mai adattarci all’avversario. Giocavamo con i nostri criteri e concetti, qualcosa di simile all’Atalanta, con la fase offensiva molto simile a quella della Dea, sia per numeri sia per giocate”, il pensiero ricorrente di Santaniello.

Ritroveranno tutta un’altra Turris Tascone e Santaniello: la magia di tre stagioni fa si è liquefatta, oggi di quella squadra resta solo uno sbiadito ricordo, il presente è un pugno allo stomaco che toglie il respiro. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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