Luciano Zauri non le ha mandate a dire. È stato diretto il tecnico del Foggia alla vigilia della trasferta di Catania, e nelle sue parole si è colto l'imbarazzo di chi si sente appeso ad un filo, in attesa che il patron si risvegli dal torpore in cui e caduto ormai da tre mesi, e batta finalmente un colpo: “Se nessuno dovesse chiamarmi, è chiaro che dovrò guardarmi intorno. Non voglio andare via da Foggia, qui sto benissimo, ma devono esserci le condizioni per restare. Non mi piace perdere tempo...".
Chiaro e netto l'allenatore di Pescina, un messaggio preciso senza sotterfugi all’indirizzo del desaparecido Nicola Canonico che, a parte una sortita serale a Foggia dalle parti del Comune di una decina di giorni fa, non si vede in città da prima di Natale. E col quale evidentemente persiste un difetto di comunicazione di fondo. Non può essere diversamente, se Zauri ha deciso di prendere l’iniziativa e di pungolare mediaticamente il patron. Se non si è trattato di un ultimatum poco ci manca, chissà come l'avrà presa l'imprenditore di Palo del Colle la riflessione a voce alta del suo allenatore. Che a chiare lettere gli ha detto che per il futuro (sempre che resterà al suo posto) vorrebbe incidere in prima persona nelle scelte, al contrario di quanti accaduto nella sessione del mercato invernale.
Quando anche il ds Leone ha dovuto sottostare alla volontà della proprietà che ha optato per il ridimensionamento abbassando il monte ingaggi e rinunciando a qualche contratto oneroso. Non provvedendo però a rimpiazzare tutti i partenti. Murano su tutti. Zauri nell'occasione ha fatto buon viso a cattivo gioco, non ha gradito ma se n'è fatto una ragione. Adesso però di fronte ad un finale di stagione già praticamente scritto e con una salvezza acquisita, francamente diventa difficile essere motivati. Per lo più in uno stato di incertezza totale come quello che regna attorno al Foggia: nonostante tutto, ci si sta sforzando di guardare in prospettiva grazie anche ai buoni servigi di Luca Leone, che ha formato un tutt'uno con Zauri dentro e fuori del campo ovattando la squadra da ogni possibile condizionamento esterno.
Ma anche la coppia chiamata al capezzale del Foggia lo scorso novembre vive il suo status di precarietà, rimanendo fra coloro che sono sospesi: tecnico e direttore sportivo hanno infatti il contratto in scadenza al prossimo giugno, e fino a quando Canonico non verrà allo scoperto, la loro posizione non potrà che essere indefinita. Come incerto resta il futuro del club, che sta per mandare in soffitta un altro anno di transizione che non lascerà traccia del suo passaggio.
Eppure Zauri in questi mesi qualcosa di buono lo ha costruito, il gruppo che al suo arrivo era sfibrato e disorientato, si è ricompattato ed ora è diventato squadra. Un merito non di poco conto per un allenatore che alle spalle aveva una esperienza limitata in panchina. E che da subito ha saputo calarsi nel clima di una piazza ambiziosa come quella foggiana, ormai da troppo tempo alla ricerca di una sua precisa dimensione. In più il Foggia attuale ha pure qualità, al punto che secondo Leone sarebbe pronto la prossima stagione con pochi innesti a recitare da grande.
Ma..., c'è un ma che immancabile torna a galla quando c'è da ipotizzare un futuro che è tutto da scrivere, perché l'orizzonte non si dirada e non si riescono a decriptare quali siano le reali intenzioni della proprietà. Che avrebbe (il condizionale è d'obbligo visto che non esistono dichiarazioni ufficiali) manifestato l'intenzione di mollare, ma che in realtà sarebbe tentata di proseguire. A dispetto di un ambiente sempre meno propenso ad accettare ancora un presidente umorale che in 4 anni non e riuscito a dare un indirizzo preciso al suo progetto. Canonico è una sfinge, si è chiuso a riccio e non parla.
O meglio lo fa solo coi suoi fedelissimi (sempre più in numero esiguo) e li manda in avanscoperta perché fungano da cassa di risonanza ed anticipino quelli che sarebbero i suoi orientamenti. Passa così per certa la sua permanenza, che se trovasse poi conferma farebbe del patron uno dei più longevi nella stanza dei bottoni nella storia del Foggia. Nel frattempo evita di apparire il patron, la contestazione che ormai non lo risparmia più e che lo bersaglia senza soluzione di continuità, lo ha ferito perché arrivata da quelle frange del tifo che considerava particolarmente "vicine". Uno smacco che non si aspettava, che è arrivato a mercato di riparazione in corso e che lo avrebbe indotto a mutare strategia in corso d’opera.
Ora che non ha più il conforto della tifoseria organizzata, Canonico improvvisamente si sente più debole, quegli striscioni irriverenti e quei cori offensivi parlano inequivocabilmente di un feeling che non c’è più, e che non potrà più essere ritrovato. Perché è venuta meno la fiducia nell’uomo,, prima ancora che nel presidente. Il dato è tratto. E indietro non si torna. Nicola Canonico deve averlo capito, ed è forse anche per questo che si ostina a rimanere in silenzio. Senza parole, perché (forse) comincia a persuadersi di aver fatto il suo tempo. In una città che ormai non ne tollera più le frequenti ed inopportune sarabande.
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