Bruno Pizzul, icona del giornalismo sportivo, si è spento ieri ad 86 anni. Un maestro vero (è stato docente di lettere e professore di ruolo di storia e filosofia), che ha saputo mirabilmente unire rigore professionale e calore umano. Pizzul nella sua lunga carriera, qua e là ha incrociato il Foggia, soprattutto negli anni d'oro di Zemanlandia. Con Foggia ed i suoi tifosi c'era empatia, agli inizi degli anni '90 collaborava con il settimanale Foggia Sport, alla cui direzione c'era il giornalista Enzo Ciampi, col quale intratteneva un'amicizia fraterna. In città agli inizi degli anni '90 partecipò anche in qualità di ospite d'onore alla consegna dell'Oscar 105.
C'è però una data che più di tutte lega indissolubilmente la sua inconfondibile voce (che ci ha accompagnato nelle Notti Magiche degli azzurri del Mondiale '90) ai colori rossoneri. È quella del 14 agosto 1987, il giorno in cui il Real Madrid stellare scese in campo allo Zaccheria in quella che resta la gara più iconica di 105 anni di storia rossonera. Una partita memorabile, che ancora oggi è viva nel ricordo dei tifosi del Foggia. E di Foggia, una città che nel frattempo ha perso i suoi caratteri distintivi. Inghiottita da una interminabile crisi che ha avvolto anche il calcio locale. Sempre più distante dalla ribalta nazionale.
Una storia che va avanti ormai da circa 30 anni, e che chissà ancora per quanto si protrarrà. A fine anni 80, invece, il capoluogo viveva una fase di insolito splendore, grazie anche al pallone che stava per regalargli una notorietà planetaria.
L’allora presidente Pasquale Casillo, plenipotenziario del club, volava alto e cominciava a gettare le basi per un futuro luminoso, era assai ambizioso don Pasquale che decise nell’estate di ormai circa 40 anni fa di organizzare un quadrangolare di lusso con i galacticos, la Sampdoria e il Porto, per quello che sarebbe stato un evento senza precedenti in Capitanata.
Un Ferragosto da sogno con la Coppa Durum, il Foggia era reduce dal suo quarto campionato di fila in Serie C1 con Zdenek Zeman esonerato a stagione in corso, e appena sostituito da Pippo Marchioro, fresco reduce dalla promozione in B col Barletta.
I rossoneri stavano per provare l’ebrezza di giocare contro una delle squadre più prestigiose al mondo, ma anche Samp e Porto non erano semplici sparring-partner: i blucerchiati di Vialli, Mancini, Pagliuca e Vierchowod venivano dalla sconfitta contro il Milan nello spareggio per un posto in Coppa Uefa. I lusitani erano invece freschi campioni d’Europa in carica, qualche mese prima, gli uomini di Artur Jorge avevano battuto in finale a Vienna il Bayern Monaco. Per la partecipazione al torneo, entrambi i club incassarono un assegno da 200mila dollari (circa 260 milioni di lire). Per convincere le merengues di patron Mendoza, invece, Casillo offrì un cachet di 400 mila dollari.
Foggia-Real Madrid era ovviamente Davide contro Golia, molto più di una semplice suggestione che si materializzava sotto gli occhi incantati di oltre 20mila spettatori (che fruttarono 77 milioni di incasso).
A calcare l'erba dello Zaccheria ecco Buyo, Chendo, Michel, Martin Vazquez, Santillana, Hugo Sanchez, Jorge Valdano e Butragueno (che partì dalla panchina): sfida impari, ovviamente, ma che calamitò attorno a sé grande interesse, un vero e proprio evento mediatico che venne trasmesso in diretta dalla RAI, con Bruno Pizzul telecronista d'eccezione. Sia Real che Foggia scesero in campo in bianco, difficile non confonderli con i televisori dell'epoca.
In uno Zaccheria quasi sold out, i rossoneri erano guidati dall'allora capitano Delio Rossi. Con lui e con l’attaccante Silvestri, il terzino Codispoti e il centrocampista Limone, c’erano i nuovi acquisti Accardi, Barone e Scienza. Tra la file dei blancos di Beenhakker invece, era assente la spina dorsale composta dai vari Butragueno, Camacho e Gallego.
Furono molti i tifosi rossoneri che decisero di interrompere le proprie vacanze pur di vedere all’opera i propri beniamini e assistere al match. Incredibile, fu invece la folla di bambini e adulti accorsi all’Hotel Cicolella dove alloggiava il Real.
Ad eccezione dell’allenatore Marchioro, che 10 anni prima guidò il Milan nella Coppa delle Coppe, quel Foggia aveva poca esperienza internazionale.
In campo, sotto gli occhi di Luciano Moggi e Ottavio Bianchi, rispettivamente ds e allenatore del Napoli di quei tempi, il Real Madrid si impose 3-1 grazie alle reti di Michel e Santillana, con l’autogol finale di Abate.
A lasciare il segno in quell’indimenticabile sfida per il Foggia, fu invece Delio Rossi. Proprio l’ex allenatore rossonero, su punizione, fornì infatti l’assist vincente a Marco Silvestri. Colpo di testa in avvitamento dell’attaccante e rete del momentaneo 1-2, che mandò in visibilio lo Zaccheria.
“Questo 1-3 non deve suonare a condanna del Foggia che, al contrario, ha disputato una grandissima partita al cospetto del Real Madrid", il commento a margine del match di Bruno Pizzul, che quella notte col suo appassionato commento regalò un tocco di internazionalità al Foggia. Che di lì a poco per tutti sarebbe diventata Zemanlandia, l'isola felice in cui il calcio si trasformava in poesia.
Accadeva 38 anni fa, quando il pallone da queste parti sapeva ancora emozionare...
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