Foggia, lenta agonia: il precipizio dietro l’angolo

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Lenta agonia verso il baratro. Il Foggia che affonda negli ultimi 90’ di campionato e che scivola verso un playout che ha già il sapore di amaro presagio, è l’epilogo naturale di una annata che condensa tutte le contraddizioni della gestione-Canonico. A Picerno si sarebbe potuto giocare anche per un giorno intero, il risultato sarebbe stato sempre lo stesso: il gol alla distanza tutt’al più lo avrebbero trovato i lucani, non i rossoneri che pur interrompendo l’emorragia di sei sconfitte di fila, hanno evidenziato una volta di più tutti i limiti di una squadra incapace  di qualunque reazione. Sarà playout, malinconico playout, inevitabile che ci sia una coda nell’annata horribilis del Foggia che nelle ultime 7 giornate ha racimolato la miseria di un punto, e consentito alla Casertana di recuperare 11 lunghezze e di effettuare il sorpasso proprio sul filo del gong e in poco meno di 50 giorni. Quelli che hanno segnato la resa incondizionata di una formazione che fra febbraio e marzo sperava ancora di agguantare i playoff, e che poi è stata trascinata nel baratro dall’indolenza e dalla improvvisazione di una proprietà che da un certo punto in poi è stata autolesionistica ad oltranza. Generando il sospetto, a questo punto legittimo, che tutto faccia parte di un teorema studiato a tavolino. Un disastro senza precedenti, che in calce reca la firma di Nicola Canonico, il patron che in 4 anni ha prodotto solo macerie e ridotto ai minimi storici una passione che pareva incrollabile. Ormai, è palpabile, c’è rassegnazione nell’ambiente, come se il destino del Foggia sia già scritto, e niente e nessuno possa cambiarne il corso: eppure davanti ci sarebbero ancora 180’ da giocare e due gare che in partenza concedono il vantaggio non trascurabile di poter centrare la permanenza con due pari, in virtù della migliore posizione di classifica conseguita a fine stagione regolare. Tutto inutile però, perché a prevalere è un pessimismo dilagante che si giustifica da un lato dall’indice valoriale di un gruppo che per consistenza e cifra tecnica sembra pagare dazio in questo frangente a qualunque avversario, e dall’altro dalla consapevolezza che servirebbe un miracolo per ribaltare un pronostico che è tutto dalla parte del Messina.

Toccherà ad Antonio Gentile il compito ingrato di provare a scongiurare il peggio, il giovane tecnico foggiano dovrà scalare cime tempestose e le critiche feroci che inevitabilmente accompagneranno i giorni che dividono dalla doppia sfida coi siciliani. Non si capisce come potrà venirne fuori l’allenatore dell’U17 prestato ad interim alla prima squadra, ma a questo punto bisognerà concedergli fiducia e dargli tutto l’apporto necessario per metterlo nella condizione di arrivare al doppio appuntamento nel miglior modo possibile.

“L’impresa non è riuscita, ma l’atteggiamento dei ragazzi è stato quello giusto - ha evidenziato Gentile nel post-gara di Picerno, dopo aver metabolizzato la doccia fredda del playout -. Siamo rammaricati, ma dobbiamo ripartire da questo pareggio e dall’atteggiamento mostrato in questa gara. Ora andiamo a giocarci questo spareggio senza paura affrontando l’avversario a testa alta. Dovremo allenarci al massimo e senza mettere il muso. Come ritrovare il morale giusto? Allenandosi al massimo, siamo tutti responsabili di questa situazione. Se pensiamo di ritrovarci al campo martedì col morale sotto i tacchi, meglio non andare a Messina. Le due partite andranno affrontate con lo spirito giusto“.

Servirà insomma un piccolo capolavoro. Perché il Foggia si è liquefatto dal derby di Cerignola, e solo a tratti con Crotone e Picerno nell’ultimo mese e mezzo ha dato qualche timido cenno di presenza a sé stesso, per il resto ha ampiamente confermato di essere una squadra ormai allo sbando.  Che oltretutto deve scontare l’handicap di ritrovarsi a lottare per la salvezza senza esserci abituata. E poi è costretta a pagare dazio sul piano squisitamente psicologico, tenuto conto che l’avversario da incrociare si chiama Messina, che ha appena fatto un sol boccone dei rossoneri allo Zaccheria e che quindi parte dall’innegabile vantaggio emotivo  non indifferente.

Davanti 20 giorni di autentica passione per Salines e soci, che il 10 e 17 maggio prossimi dovranno evitare a tutti i costi di scrivere la pagina più brutta di 105 anni di storia rossonera. Mai infatti sul campo il Foggia ha conosciuto l’onta della retrocessione in D, quando nel ‘03 ad Ancona la formazione di Brini uscì sconfitta di misura dal Dorico, fu retrocessione in C2, categoria cuscinetto fra la terza e quarta serie. Una macchia di cui Canonico dovrà cercare di non sporcarsi per non coprirsi di ridicolo: “Con me il Foggia non andrà mai incontro a punti di penalizzazione, onorerò sempre gli impegni assunti, e soprattutto fino a quando in sella ci sarà il sottoscritto non si correrà mai il rischio di retrocedere...”. Come tornano attuali le parole del patron in un momento come questo. Coraggio, ancora un piccolo sforzo e lo scempio sarà davvero completo. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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