E’ finita come logica imponeva. Con il Foggia che in caduta libera non è riuscito a rialzare la testa nemmeno in vista del traguardo. E la Casertana che in rimonta ha effettuato il sorpasso, e centrato una salvezza che appena due mesi fa pareva irraggiungibile. Giusto così, perché i rossoneri pur essendo arbitri del proprio destino non sono riusciti ad amministrare l’esiguo vantaggio che avevano sui campani, bastava ripetere lo stesso risultato dell’avversario per togliersi definitivamente da ogni impaccio.
E invece nulla, nessuno scatto d’orgoglio, e così l’agonia si prolunga ed ai prossimi 180’ si guarda adesso con una certa preoccupazione. Perché anche a Picerno la squadra non ha mai dato l’impressione di poter cambiare l’inerzia del match e di affondare i colpi per trovare quel gol che avrebbe indirizzato con ogni probabilità diversamente la stagione.
Ciò che però più inquieta è la sensazione sempre più netta che balza agli occhi che manchino personalità e condizione psicologica per affrontare al meglio lo scoglio-Messina. Che è tale in tutti i sensi perché di fronte il Foggia si ritroverà una formazione che nelle ultime 6 ha viaggiato a ritmo-promozione infilando 13 punti e 4 vittorie che la dicono tutta sullo stato di grazia di una squadra che, a differenza del Foggia, a gennaio si è rifatta il look pesando elementi funzionali alla lotta per la salvezza.
Nello stesso frangente in cui i siciliani hanno dato un senso alla loro stagione, Salines e soci sono stati a guardare e sono rimasti quasi a bocca asciutta, con un misero punto conquistato negli ultimi 90’ di campionato.
Sì giocasse sabato prossimo il playout, per il Foggia non ci sarebbe scampo, il Messina ha al momento una marcia in più e non faticherebbe quindi ad imporsi in riva allo Stretto. Per fortuna però il calendario impone la pausa, salutata come un toccasana in casa rossonera. Perché se da un lato potrebbe spezzare il ritmo alla lanciatissima formazione di Gatto, dall’altro può permettere all’undici di Antonio Gentile di tirare il fiato e di riordinare le idee.
Ma soprattutto di presentarsi il prossimo 10 maggio al Franco Scoglio in una condizione psico-fisica diversa da quella attuale. O almeno così si spera, perché il Foggia andato in onda dal post derby col Cerignola in poi è sembrato la copia sgualcita della formazione che Zauri faticosamente aveva riportato a ridosso della zona playoff.
Il 2025 rossonero fino ad oggi è stato un incubo: solo 12 punti e penultimo posto nella speciale classifica, un trend da brividi che se confermato anche nella coda degli spareggi decreterà con la retrocessione anche il probabilissimo default del calcio locale. Una ipotesi che si profila minacciosa all’orizzonte, ma che bisognerà provare a scongiurare in tutti i modi.
L’operazione-Messina, intanto, è partita ieri, i rossoneri si sono ritrovati in sede per la ripresa, d’ora in avanti non ci saranno soste fino al prossimo 10 maggio, giorno di gara 1 programmata in Sicilia: contro i peloritani mancheranno Camigliano (appiedato per un turno) e De Lucia (stop di due giornate per un tentativo di rissa con un giocatore del Picerno a margine del match di domenica scorsa), oltre agli infortunati Mazzocco e Vezzoni che come De Lucia dovrebbero aver chiuso in anticipo la stagione.
Ma più che fare la conta sui disponibili, il lavoro che attende Gentile ed il suo staff nei prossimi giorni riguarderà la sfera psicologica del gruppo. Adesso, infatti, diventa una questione di testa, la squadra appare scarica e vanno dunque ricaricate in fretta le batterie.
Deve però soprattutto scoccare la scintilla prima che sia troppo tardi, ed è proprio in questa direzione dovrà attivarsi il neo-allenatore rossonero, che per la terza volta si trova sballottolato su quella panchina che già è stata sua in questa stagione a Cava de’ Tirreni prima e a Picerno domenica scorsa. E che sa di dover vestire innanzitutto i panni di psicologo per aiutare i suoi a riemergere da una crisi che sembra senza via di uscita.
Il Foggia, appare evidente, sta pagando l’assenza di uno o più leader che in un frangente delicatissimo come questo farebbero molto comodo, a latitare è la personalità senza la quale si continua a brancolare nel buio. Se i prossimi dieci giorni saranno sufficienti per venire fuori dall’impasse del momento, resettare l’ultimo scorcio di stagione e ripartire di slancio è prematuro per dirlo.
Ciò che appare evidente è che il gruppo nell’ultimo mese e mezzo si è sfaldato perché non ha saputo reagire alle tante traversie che lo hanno attraversato.
Arrivasse qualche segnale distensivo da parte della proprietà forse potrebbe aiutare a distendere gli animi e a ritrovare un briciolo di serenità in più. Ma per ora Nicola Canonico fa orecchie da mercante e dialoga solo con l’amministratore unico Bitetto.
E così di strada se ne fa poca. Anzi, non se ne fa per nulla.
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