Enrico Barilari ha fretta di entrare nel mondo Foggia. E in quelle che sono le sue dinamiche. Per farle proprie e per conoscerne ogni risvolto. Non c’è un minuto da perdere per rianimare una squadra che sta sprofondando nel baratro, e che in campionato perde sistematicamente da tre turni. Anche per questo il tecnico genovese ha anticipato la ripresa degli allenamenti, contando sulla disponibilità del gruppo, che con grande senso di responsabilità si è messo subito a disposizione del suo nuovo allenatore. Si riparte da zero, o giù di lì. Ma la gara con il Benevento ha dato già una prima infarinatura di quelli che sono gli orientamenti tecnico-tattici del successore di Delio Rossi in panchina: si parte innanzitutto dal modulo, che cambia dopo che per 12 turni il Foggia ha preso confidenza con il 3-5-2 o, in alternativa, con il 3-4-1-2. Barilari, è noto, predilige il 4-3-3, è questo il marchio di fabbrica che ha caratterizzato le sue due precedenti esperienze a Sestri Levante prima e Sorrento poi. Un sistema di gioco a cui Foggia si sente particolarmente legata nel ricordo di Zdenek Zeman e di quel calcio champagne di cui adesso sente tanta nostalgia. E che adesso il nuovo tecnico rossonero intende rispolverare. Magari procedendo per gradi, atteso che gli mancano gli interpreti per dargli forma concretamente. Così con il Benevento il suo è stato più che altro un 4-3 3 mascherato, in cui D’Amico ha agito da sottopunta alle spalle del tandem avanzato Bevilacqua-Sylla. Barilari infatti non considera il fantasista ex Altamura un attaccante puro, e lo ha ribadito anche nel giorno della sua presentazione ufficiale: “Per me non è una punta vera e propria - ha confermato -, ma uno che deve stare dove c'è il pallone”. Facile immaginare allora che per il momento (e almeno fino a gennaio prossimo), il tecnico al quale è stata affidata la mission (quasi) impossibile di traghettare il Foggia nel porto della salvezza, continuerà a lavorare su questa variante. Nell’attesa che poi alla riapertura del mercato di riparazione, il club ed il suo fido ds Carlo Musagli rivoltino come un guanto in particolare una prima linea che resta il vero tallone di Achille del Foggia edizione ‘25-26.
Gli ultimi 90’ di domenica scorsa hanno poi fornito un altro spunto di riflessione: nell’ottica di proseguire nel solco del minutaggio, una delle prerogative che il club si è posto per la stagione in corso, sono improvvisamente tornati d’attualità due nomi che erano praticamente finiti lontani dai radar di Delio Rossi: Orazio Pazienza e Marco Bevilacqua si sono ritrovati improvvisamente di nuovo titolari dopo qualche tempo, al primo nell’ultimo scorcio di campionato erano stati concessi solo spiccioli di gara, il secondo invece era ormai stabilmente relegato in panchina, dopo che in avvio di stagione si era guadagnato la fiducia di Rossi, andando in gol anche in Coppa contro il Siracusa. Se si tratta di una scelta definitiva o di una soluzione estemporanea, dettata anche dall’emergenza lo si capirà presto, appena tutti gli effettivi toneranno a disposizione e Barilari avrà il ventaglio di soluzioni al completo. Anche se sarà bene ricordare che sia Pazienza che Bevilacqua vengono considerati due capitali del club che in quanto over vanno adeguatamente valorizzati. Fra i pali, invece, la scelta sembra già definitiva: d’ora in avanti sarà Filippo Perucchini il nuovo numero uno, l’ultimo arrivato in casa Foggia è destinato ad avvicendare il giovane rumeno Borbei che sino alla settimana scorsa non aveva saltato un minuto di campionato, e che adesso dovrebbe accomodarsi in panchina in quanto forse ancora troppo acerbo per la categoria. A Barilari il club (con patron Canonico in testa) pare abbia chiesto di recuperare alcuni uomini che con la precedente gestione erano finiti in soffitta e di valorizzare al massimo il materiale a disposizione: impresa tutt’altro che semplice per il tecnico di Levanto, che ha una naturale predisposizione per i giovani, ma che in un frangente così delicato dovrà trovare il giusto mix sperimentando ogni possibile soluzione che consenta al Foggia da un lato di ritrovare un briciolo di fiducia in più in sé stesso. E dall’altro quei punti in classifica che occorrono per risollevarsi.
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