Il Foggia è ultimo. In solitudine. Fisiologico che prima o poi dovesse accadere, era solo una questione di tempo. C’erano stati segnali premonitori che portavano dritto in quella direzione. A cominciare dai primi malcelati mal di pancia del patron, che hanno poi determinato l’allontanamento di Delio Rossi. In quello che è ormai un copione collaudato al quale si assiste da qualche tempo.
Il Foggia è più che mai ultimo. Ma tranquilli, c’è ancora spazio e tempo per fare ancora peggio. Già, perché al peggio non c’è mai fine, e forse il suo lato deteriore questo gruppo assemblato senza costrutto e con tante incongruenze non lo ha ancora mostrato compiutamente.
Inutile però prendersela con questi ragazzi (che a Trapani a fine gara sono stati presi di mira dai 200 tifosi inferociti presenti al Provinciale), a loro infatti l’unico appunto che può essere mosso è quello di doversi misurare con una categoria che, nella stragrande maggioranza dei casi, non è confacente ai loro mezzi.
In una annata che passerà alla storia come la più inutile ed insignificante della sua storia, i rossoneri sabato pomeriggio a Trapani hanno toccato il fondo. E non solo in termini di classifica, perché ora anche il Picerno è davanti ed ha lasciato a Garofalo e soci l’ultima scomoda piazza che conduce direttamente in serie D.
E’ sempre più una lenta ed inarrestabile agonia, il Foggia pure in Sicilia ha confermato tutta l’inadeguatezza di squadra che non ha i numeri per restare aggrappata a questa categoria. Anche perché i due suoi uomini migliori (Petermann e Castorri) sono fuori e chissà quando li rivedremo in campo, e per quanto il povero Barilari si sforzi di studiare varianti e soluzioni che migliorino questo pericolosissimo andazzo, la minestra resta sempre la stessa.
Se poi in una gara come l’ultima in cui almeno sul piano delle personalità e del coraggio ci si attendeva qualche incoraggiante progresso, già dopo 9’ ti ritrovi sotto di due gol per evidenti demeriti, è chiaro che non ci possa essere allenatore che tenga e che sia in grado di invertire un trend che più negativo di così non si può: 8 sconfitte nelle prime 15 sono infatti il segnale inequivocabile di una crisi che sta inghiottendo una squadra che difetta anche in personalità, e che va oltre i risultati. Perché parte da lontano, e da tutte le contraddizioni che questa gestione si porta dietro ormai da 5 lunghissimi anni.
La impalpabile cifra tecnica del Foggia, che nelle ultime 7 gare ha vinto una sola volta e racimolato 4 punti, è sotto gli occhi di tutti, la stagione dopo poco più di un terzo del suo cammino se non può considerarsi compromessa poco ci manca, a guardare la classifica ci sarebbero pure i margini per abbozzare una risalita.
Ma tutto ruota attorno alla volontà di una proprietà riottosa, che va sempre controcorrente, incapace di dettare una strategia efficace. Non si sa più fino a che punto inadeguata o pervicacemente votata solo a distruggere.
Il Foggia che è in caduta libera e che è ormai abbandonato al suo destino, fa quasi tenerezza: l’erroraccio di Minelli che a Trapani è costato il 2-0, l’evanescenza di Sylla o l’inconsistenza di Pellegrino, unite alla fragilità di Ilicic, sono lì a testimoniare tutta la precarietà del momento.
E chissà se a questo punto una rivoluzione a tutto tondo a gennaio possa servire a dare un senso ad una stagione che finora un senso non c’è l’ha: mai come in questo frangente, infatti, risulta complicato immaginare se questa proprietà abbia ancora voglia (e risorse) da mettere in campo per dettare a stretto giro la svolta: tutti i segnali lasciano credere il contrario, e che ci si sia infilati in un tunnel senza via d’uscita, nel quale tutti i tentativi che saranno esperiti da Barilari cadranno irrimediabilmente nel nulla.
Sarà un lento ed inesorabile supplizio, non si sfugge. Al peggio, purtroppo, non c’è mai fine.
(Foto: Calcio Foggia 1920)
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