Se la vittoria col Cosenza è stata solo ingannevole ed episodica in un percorso che finora è stato sin troppo lastricato, lo dirà subito la trasferta di Siracusa. Il match che al Foggia calza a pennello per verificare se i progressi cominciano ad intravedersi e si tramutano in punti sonanti sul campo. Oppure no.
A rivedere il film degli ultimi 90’ coi calabresi, sarebbero tante le criticità da far venire a galla e da analizzare. Ma a veder bene è il risultato che conta e che in un frangente come questo deve avere il suo peso specifico. Assieme ad un diverso atteggiamento, molto meno remissivo del recente passato, che invoglia ad un briciolo di ottimismo in più.
Timidi segnali di ripresa, che andranno confermati in Sicilia contro una squadra che, seppure sul fondo della classifica, sta mostrando di non volere recitare il ruolo di cenerentola, e di avere le sue cartucce da sparare. In una lotta per la sopravvivenza che dai 13 punti del Picerno e fino ai 17 della Cavese vede impelagate al momento ben 8 squadre.
Il Foggia è tra quelle che fino a domenica sera sembravano stare peggio di tutte, sia per classifica che struttura di squadra. E che ora, grazie ad una vittoria-scacciacrisi, spera di invertire il trend e di ritrovare quell’autostima necessaria per provare a risalire la china. In questo senso lo scontro diretto di sabato pomeriggio col Siracusa, che in casa brilla e non fa sconti, potrà chiarire se fu o meno vera gloria il successo al fotofinish col Cosenza.
COSA VA. La squadra è più reattiva e meno bloccata sul piano mentale di quanto non apparisse nell’ultimissimo scorcio di gestione Rossi. Barilari sta provando ad incidere a livello psicologico sui singoli, e a restituir loro quelle certezze perse negli ultimi tempi. Adesso la palla non sembra più scottare fra i piedi, è decisamente migliorato il fraseggio, come evidenziato soprattutto nei secondi 45’ di Trapani. Meno l’ultima gara di campionato, dove lo stesso tecnico ligure non ha avuto difficoltà ad ammettere che i suoi non hanno provato a fare quanto preparato in settimana, timorosi forse di pagare eccessivo dazio al cospetto di una squadra come il Cosenza, sempre pronta a sfruttare ogni minimo errore.
Nel complesso, poi, ora il gruppo è più presente a se stesso. Sul piano difensivo l’ingresso in pianta stabile in squadra di Perucchini ha fatto salire le prestazioni del reparto, che ora sembra reggere meglio l’urto offensivo degli avversari. Anche sulla tenuta fisica il Foggia evidenzia qualche incoraggiante progresso: domenica sera sulle seconde palle spesso sono stati i padroni di casa ad avere la meglio, a conferma di una condizione generale del gruppo che va migliorando. In crescita il reparto avanzato, con l’inedita coppia Fossati-D’Amico che adesso nelle gerarchie di Barilari potrebbe avere la precedenza assoluta superando la concorrenza di Sylla e Ilicic.
Il nuovo tandem rossonero pare integrarsi bene, anche se sia Fossati che D’Amico non hanno il fiuto del gol, e quindi non sono proprio il prototipo di attaccanti che servirebbero al Foggia. Che pur tuttavia sottorete comincia a farsi vedere con maggiore frequenza, e i due gol realizzati nelle ultime uscite ne sono la conferma.
COSA NON VA. Manca ancora una coralità di manovra, latita il fraseggio, la squadra fatica a costruire dal basso e non rischia quasi mai la giocata rischiosa che può facilitare la superiorità numerica. Sintomo di un gruppo che è ancora alla ricerca di una sua precisa identità. La strada della risalita è lunga: soffre sempre il centrocampo, che persi per strada Petermann e Castorri, conferma di non aver ricambi validi che gli consentano di contrastare la pressione avversaria.
Pazienza e Byar sono ancora troppo acerbi e non hanno la personalità per imporsi nella costruzione della manovra. E Garofalo, troppo solo, non può reggere sulle sue spalle il peso dell’intero reparto.
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