Questa gli mancava ancora nel suo personalissimo repertorio. In una carriera che fino ad oggi si è snodata attraverso un percorso ricco di 16 tappe, non gli era infatti mai capitato nella stessa gara di non capitolare per due volte consecutive dagli undici metri.
Se il Foggia domenica scorsa ha ritrovato il successo ed un mezzo sorriso, grande merito deve ascriverlo a Filippo Perucchini. Numero uno in tutti i sensi, che da tre gare ha avvicendato il baby Borbei fra i pali, e che ha ipnotizzato dal dischetto Garritano, sua la palma del migliore in campo anche per tutta la serie di interventi che hanno sbarrato la strada al Cosenza. E permesso al Foggia al minuto 100 di festeggiare una vittoria che allo Zaccheria era assente da tre mesi.
In calce ai primi tre punti della gestione-Barilari, c’è la firma del portiere bergamasco classe ’91, che può vantare ormai circa 400 presenze tra i professionisti. Una carriera di assoluto livello, vissuta per tanti anni in piazze importanti del panorama nazionale come Lecco, Como, Lecce, Benevento, Ascoli, Empoli, Pistoia, Teramo e Ancona, in cui l’estremo difensore scuola Milan ha sempre dimostrato grande affidabilità e sicurezza tra i pali. Esibendo sempre con l’entusiasmo di un bambino. Nonostante gli anni passino inesorabili.
“Ho avuto la fortuna di crescere in un grande settore giovanile come quello del Milan, di giocare in piazze importanti e di aver vissuto partite, stagioni molto emozionanti. Quando cresci hai il sogno di poter arrivare a fare questo di lavoro, io ce l’ho fatta e ora la mia volontà è quella di continuare a giocare per tanti anni perché continuo a divertirmi - ha sempre ripetuto Perucchini -. Mi basta stare dentro al campo, ovviamente nel mio habitat naturale che è la porta, e sentire l’odore dell’erba per essere felice. Insomma, sto vivendo davvero bene questa parte della mia carriera, e vorrei che questo viaggio non finisse mai”.
Nell’ultima stagione Perucchini ha militato nel Legnago, dove è arrivato a stagione inoltrata non riuscendo a evitare la retrocessione dei veneti, seppur distinguendosi a livello personale: “La situazione di classifica al mio arrivo era già molto critica - ha ricordato recentemente -, tuttavia avemmo un buon momento e ci riprendemmo, ma nel la fase decisiva forse ci è mancata un po’ di esperienza, dato che la squadra era molto giovane. È un gran peccato, perché sarebbe bastato molto poco per riuscire quantomeno a giocarsi tutto ai playout”.
A Foggia Perucchini arriva nel pieno della sua maturità, e in Puglia spera ora spera di vivere la sua seconda giovinezza: “In questi mesi mi sono sempre allenato, non mi sono mai fermato per farmi trovare pronto - ha sottolinea to recentemente, nel mentre era ancora in attesa della chiamata giusta -. Quando si è svincolati è sempre un periodo particolare, va bene l’allenamento ma mi mancava molto l’adrenalina del match e la voglia di sentire il campo centinaio di partite, fisicamente sto molto bene: dirò di più, mi sento quasi meglio adesso rispetto a dieci anni fa. Ho una voglia matta di ripartire e di scendere in campo”.
Col Foggia ha dovuto però pazientare prima di debuttare dal 1’, nella trasferta di Casarano la maglia di titolare sarebbe stata sua se durante il riscaldamento un indolenzimento non lo avesse bloccato e costretto alla resa. Tutto rinviato allora alla sfida interna col Benevento e ad un esordio da dimenticare per lo 0-3 finale, non certo per la sua prestazione.
Il rossonero evidentemente era nel suo destino, considerati i trascorsi di numero uno del Milan Primavera. Originario di Stezzano, un diploma di geometra da far valere al momento opportuno, in campo si ispira al suo idolo Abbiati. Di tutto rilievo la sua carriera a livello giovanile, se si pensa alle varie presenze con la Nazionale Under 17 e alle convocazioni con l'Under 19. Come sia finito a Milanello è presto detto: aveva nove anni e giocava nell'Oratorio Stezzano quando venne notato da un osservatore rossonero, che l'ha trasformato in Diavolo dopo un anno di parcheggio all'Albinoleffe.
Logico che il Milan sia diventato la sua squadra del cuore: dopo lo scudetto Allievi 2008 con Evani è arrivata la Coppa Italia Primavera agli ordini di un certo Giovannino Stroppa. “Un'emozione indescrivibile scendere in campo a San Siro”. Chissà quando e se gli capiterà più…
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