Si ripiomba nel buio. Se le sfide con Salernitana e Catania avevano riacceso la fiammella della speranza e lasciato intravedere incoraggianti segnali di ripresa, il ko col Sorrento riporta a galla tutti i limiti attuali del Foggia. Che le due prove complessivamente convincenti con due delle big del girone avevano in qualche modo mascherato.
Un solo punto all’attivo nelle ultime tre gare in realtà aggrava la situazione di classifica dei rossoneri, più che mai impelagati in zona playout dopo i risultati di giornata che hanno visto andare a punti tutte le dirette concorrenti, alcune delle quali come Team Altamura e Atalanta U23 sono state capaci di fare bottino pieno in trasferta e di allungare dunque sulla zona minata.
Al Viviani è stata una disfatta, o quasi. Poco o nulla da salvare, se non i primi 30’, durante i quali il Foggia pur senza alcuna particolare produzione offensiva, aveva comunque dato l’impressione di reggere il confronto con una formazione che non a caso era a digiuno di vittorie “casalinghe” ormai da circa 280 giorni.
Stavolta però anche Barilari ci ha messo del suo in una sconfitta che brucia maledettamente, con le sue scelte iniziali e a gara in corso che non hanno convinto e che in qualche misura hanno finito con l’agevolare il compito dell’avversario. Perché, ad esempio, rinunciare in partenza al 4-3-3 e a Winkelmann che ultimamente era parso in evidente crescita e a proprio agio nel ruolo che più gli è congeniale, e preferirgli un anonimo Oliva che fino al momento della sostituzione è stato praticamente impalpabile? E perché continuare ad insistere in mezzo al campo con un fin troppo acerbo Pazienza, che nel delicato ruolo di play non riesce praticamente mai ad incidere e a organizzare la manovra rossonera?
Il passaggio al 4-3-2-1 fin dal principio è parso come il tentativo palese di limitare i danni e di non volere osare più di tanto in una gara nella quale viceversa si dovevano inseguire i 3 punti per avviare la rincorsa alla salvezza diretta. Un segnale che la squadra ha recepito negativamente, smarrendosi via via nonostante l’iniziale vantaggio che lasciava presagire ad un possibile pomeriggio di festa. Gli errori ed i limiti tecnici hanno fatto il resto, indirizzando il risultato finale in favore dei costieri. Che senza strafare hanno portato a casa il primo successo stagionale interno.
I due gol subìti si commentano da soli, e stanno lì ad evidenziare quanto le disattenzioni del reparto difensivo ancora una volta siano stati decisivi: male Minelli, troppo spesso a malpartito con lo sgusciante ex D’Ursi, ma nel complesso male l’intero reparto che a sentire Barilari sarebbe esente da colpe specifiche, e che in realtà non ha retto l’urto di una squadra che pur non esprimendo nulla di trascendentale, è stata comunque abile a sfruttare le rare opportunità che è riuscita a creare nell’arco dei 90’.
Inevitabile, dunque, che si sia concretizzata la decima sconfitta stagionale (quarta della gestione Barilari) che finisce con l’acuire i problemi di un Foggia che, senza gli opportuni ed adeguati correttivi che il mercato di riparazione impone, sembra avere già scritto il suo destino. Già, perché l’attendismo del club appare ingiustificato in un frangente in cui occorrerebbe dare segnali concreti di operatività che renderebbero meno arduo il compito di Barilari.
Mentre le dirette concorrenti sono tutte impegnate a potenziare i rispettivi organici, il Foggia non è ancora in grado di mettere a disposizione del suo allenatore quei rinforzi “veri” e di sostanza che urgono per risalire la china. E pare più preoccupato a trovare sistemazione a quegli elementi che ormai considera in esubero, e che sinora hanno trovato poco spazio. Errore imperdonabile, che alla distanza si rischia di pagare a caro prezzo quando la finestra di gennaio è praticamente giunta a metà del suo percorso e all’orizzonte bussano altri due scontri diretti da brividi con Giugliano e Latina.
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