Prima o poi doveva accadere che il Foggia avesse un nuovo padrone. Pardon, una coppia di nuovi padroni... Nessuno però francamente prima di Natale immaginava che potesse accadere così in fretta. Perchè all’orizzonte non si erano palesati segnali concreti che andassero in questa direzione. E perché pareva scontato che Nicola Canonico dovesse portare comunque a termine la sua quinta stagione in sella al Foggia.
Le sorprese, però, sono sempre dietro l’angolo, e la pervicacia e la resilienza della coppia Casillo-De Vitto alla lunga è stata premiata.
Non è stato per nulla semplice però sfilare sotto il naso a Canonico quello che ormai era diventato il giocattolo di famiglia, e solo i due giovani imprenditori (che hanno trovato nella Fondazione La Capitanata per lo Sport una sponda fondamentale per far scendere a più miti consigli l’imprenditore di Palo del Colle), sanno quanto hanno dovuto faticare per spuntarla. Perché il patron fino alla fine ha provato a far saltare il banco, puntando i piedi su cavilli e questioni che erano già state abbondantemente affrontate in sede di contrattazione.
Alla fine però se n’è dovuta fare una ragione e ammainare bandiera bianca, apponendo la firma su quel preliminare che per lui sa di sconfitta (cedere il Foggia ai foggiani è un’onta insopportabile). E di liberazione per una città e per una intera tifoseria che per un lustro è stata ostaggio di una proprietà che ha seminato solo zizzania e rancore. Creando quelle divisioni che non sarà semplice adesso ripristinare.
Chiusa l’era Canonico, si volta pagina, finalmente. E smaltita la sbornia di una gioia infinita che d’amblè fa schizzare il diapason dell’entusiasmo, sarà il caso che la nuova coppia del calcio foggiano si metta al lavoro per rimettere assieme i cocci di 5 anni che hanno prodotto solo macerie. Non sarà facile ripartire, ma con la spinta che arriverà da un ambiente destinato a ricompattarsi, il Foggia ritroverà la strada maestra. In fondo ci vorrà poco per fare meglio.
Casillo-De Vitto salgono al timone del club. Fine di un incubo che si è protratto 5 anni
Che sarebbe stato un parto complicato e oltremodo sofferto era chiaro fin dalle premesse. Come peraltro estenuante è stata la giornata di ieri, davvero interminabile: appuntamento-clou fissato al civico n° 37 di Piazza Umberto Giordano, dove il notaio Fabrizio Pascucci per le ore 9.30 aveva fissato il rendez-vous decisivo sulla cessione del Calcio Foggia. Ma esattamente un’ora dopo l’orario concordato nessuna traccia nè dei potenziali acquirenti, nè tanto meno del venditore: a fare capolino, ma solo per pochi minuti solo un Gennaro Casillo particolarmente criptico che, pressato dai cronisti, lasciava ancora aperta la vicenda ad ogni possibile evoluzione: “Stiamo lavorando, sono ore febbrili, abbiamo dato incarico alla Fondazione La Capitanata per lo Sport di seguire tutta la vicenda, ma al momento non posso dirvi che piega prenderà il tutto. Ci aggiorniamo a più tardi...”, si congedava, lasciando intuire che nel corso della mattinata le parti si sarebbero ritrovate attorno ad un tavolo per dare l’accelerata decisiva per la quadra definitiva.
Già, perché la sera prima, quando pareva che la trattativa potesse definitivamente decollare con la firma sul preliminare di acquisto, erano sorti improvvisi ostacoli che avevano rimesso in discussione tutta l’operazione.
Una brusca ed inattesa frenata, giunta a conclusione di una giornata di fitti incontri ed interlocuzioni, e culminata con la costituzione in mattinata della Foggia Sport srl (il veicolo dell’operazione di subentro nelle quote della Calcio Foggia srl) con capitale sociale di 10mila euro, sottoscritto a metà da Gennaro Casillo e Giuseppe De Vitto, con amministratore unico Casillo. Il tutto evidentemente messo a punto dopo che patron Canonico in primis aveva dato in linea di massimo il suo assenso alla chiusura della trattativa, a margine di un mese trascorso in gran segreto a visionare carte e conti del club e a testare la fattibilità dell’operazione.
Cos’era accaduto nel frattempo di così imprevedibile per passare da uno stato di moderato ottimismo del giorno prima ad una improvvisa e preoccupante cautela? Problemi strettamente collegati alla manleva sulla debitoria, sembrerebbe, con il patron recalcitrante ad accettare le condizioni poste dalla controparte a tutela dell’operazione complessiva. Che si aggirerebbe attorno ai 2,5 milioni di euro.
Sta di fatto che fino alle 11.30 sotto lo studio notarile, al di là di un crocchio sempre più numeroso di tifosi e di semplici curiosi, non si sono registrati altri arrivi eccellenti. Il che ha finito con l’accrescere i dubbi su una fumata bianca che pure era stata data per imminente e che pure ancora non c’era.
Quando poi alle 11.40 Sario Masi, dg della Fondazione ha infilato l’ingresso, seguito poco dopo dal presidente Aristide Guerrasio, e a ruota da Giuseppe De Vitto e da Roberto De Rossi, legale dell’Heraclea e del gruppo, si è capito che stesse per scoccare l’ora X, e questo per quanto attorno al tavolo mancasse ancora l’attore principale. Quel Nicola Canonico fino a quel momento piuttosto defilato, ma segnalato comunque da più parti in arrivo.
E infatti alle ore 13 l’imprenditore di Palo del Colle, eludendo microfoni e taccuini, attraverso una entrata secondaria e con tanto di scorta al seguito, infilava l’ascensore secondario raggiungendo al terzo piano Casillo & co., sempre più ansiosi di capire le reali intenzioni del patron dopo gli ultimi intoppi.
Il confronto a quel punto si è fatto serrato, e pare che quel preliminare che era stato approntato già da qualche giorno sia stato rivisitato più volte nelle prime ore del pomeriggio: pomo della discordia, com’era facilmente prevedibile, la debitoria del club, che Canonico avrebbe fissato in 1,7 milioni di euro e che invece il tandem Casillo-De Vitto ha stimato essere di non meno di 2,9 milioni, cioè quasi il doppio. Un ostacolo non di poco conto, che ad un certo punto è parso quasi insormontabile, perchè strettamente collegato all’inserimento di una clausola nel preliminare e rispetto alla quale le parti non si ritrovavano d’accordo.
Attorno alle 17 però per fortuna la trattativa finalmente si è incanalata nel verso desiderato, dopo un lungo tira e molla ed un estenuante braccio di ferro si è arrivati alla stesura definitiva. Che, dopo un lustro, segna la svolta per il calcio foggiano.
Alle 19 però giù erano ancora in tanti ad attendere speranzosi la buona novella, nel mentre su al terzo piano erano ancora tutti raccolti attorno ad un tavolo al lavoro per assecondare l’ultima richiesta del Tribunale di Bari e dell’amministrazione giudiziaria: la stesura della bozza del contratto definitivo di compravendita.
Passaggio obbligato a livello procedurale per scrivere la parola fine ad una delle pagine più controverse di 105 anni di storia rossonera.
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