Undici gare a disposizione per tentare la Grande Impresa. Potrebbero bastare a salvare il Foggia e ad evitare la coda degli spareggi play-out. Michele Pazienza confida di potercela fare, e ieri scortato dal suo staff al completo (il vice Antonio La Porta, il preparatore atletico Leandro Zoila ed il riconfermato preparatore dei portieri Domenico Botticella), e sotto gli occhi anche del dt Giovanni Bucaro, del ds in pectore Carmine Cagnazzo e del team manager Mario De Vivo, nella sala-stampa Fesce ha provato ad esorcizzare il momento-no.
“Ringrazio innanzitutto la proprietà per avermi concesso questa opportunità - ha attaccato -. Torno a distanza di 23 anni con entusiasmo e con la voglia di farcela. Ho trovato una squadra che dal punto di vista fisico sta benone. Anche se non dimentico che ci sono delle defezioni e delle situazioni che dovranno essere monitorate fino all’ultimo. E’ normale che il morale non sia dei migliori: ho visto però che all’interno del gruppo ci sono dei calciatori pronti a trascinare i compagni per tirarci fuori da questa situazione che è certamente complicata”.
Pazienza conta di incidere da subito sotto il profilo dell’autostima, che Garofalo e compagni hanno perso per strada dopo gli ultimi risultati negativi che hanno spinto il Foggia sul fondo della classifica.
“In questo frangente non guasterebbe un pizzico di fortuna in più - ha ammesso -, magari avvalendoci anche su un tipo di calcio sporco, allontanandosi così dalle caratteristiche per le quali forse questa squadra è stata costruita. I risultati possono aiutare i ragazzi a credere in quello che fanno. Questo gruppo a gennaio è stato migliorato con innesti funzionali come Liguori, Tommasini, Cangiano. Si tratta di giocatori che rispecchiano un preciso progetto tecnico e che hanno elevato la qualità del reparto offensivo. L’innesto di Brosco, poi, ha portato esperienza, ed aiuterà il mio staff a trasmettere la serenità necessaria per affrontare una situazione che non è affatto semplice”.
Il neo-allenatore del Foggia nelle ultime settimane ha seguito a distanza le vicende del club, e dunque arriva più che mai temprato a questa sua nuova avventura.
“Da spettatore, e a distanza - sottolinea - ho visto ricrearsi quell’entusiasmo che conoscevo e che ho avuto la fortuna di vivere da ragazzino appena 17enne. Oggi ritrovo il Foggia in una situazione diversa da quella in cui l’ho lasciato, ma c’è desiderio di rivalsa”. E la foggianità presente nello staff che lo supporterà non potrà che rivelarsi un vantaggio: “Servirà a trasmettere quel senso di appartenenza su cui fare leva per tirarci fuori da questa situazione molto complessa”, ha precisato strizzando l’occhio ai suoi più stretti collaboratori.
Ha firmato per soli 5 mesi, per una sua precisa scelta: “Nel colloquio con la proprietà sono stato io a preferire così, e non certo per mettere le mani avanti. E’ vero, di solito sono abituato a chiedere precise garanzie sul progetto, ma questa situazione è diversa dalle altre. Mi appartiene, e sento il dovere di dover restituire qualcosa per quello che ha fatto la città ed il mio club per la mia carriera. Non mi sono soffermato sulla durata dl contratto. Questa la vivo come un’opportunità, perché vengo da esperienze e scelte poco felici, con situazioni complicate che hanno un pò inquinato il mio percorso professionale. Cercherò insieme al mio staff di dare il massimo, giorno per giorno, fino a quando mi sarà data l’opportunità di lavorare quì. Poi, a bocce ferme, la società potrà sentirsi libera di prendere qualsiasi tipo di decisione”.
Sa bene di intraprendere una sfida difficile: “Se mi chiedete se è complessa vi dico sì - ha concluso Pazienza -.Se mi chiedete se ho paura, non lo nego di averne. Ma la paura ha sempre fatto parte del mio percorso, eppure l’ho accettata e con il tempo ho imparato a gestirla”.
Infine una raccomandazione: “Uno degli elementi per salvarsi è il senso di appartenenza che dobbiamo trasmettere ai giocatori. Assieme alla passione per il lavoro che facciamo. I ragazzi devono dimostrare amore e passione: hanno ben chiaro che qui a Foggia si vive di calcio. Rimbocchiamoci tutti assieme le maniche”.
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