La scalata in “ maglia rosa” non è riuscita. Sono 7 i ko di fila. Salgono a 17 in 29 giornate. Roba da Guinness dei primati. Bisogna far ricorso agli annali per ritrovare una serie così lunga negativa. Esercizio peraltro inutile, che servirebbe solo a certificare che questo è uno dei momenti più bui della storia rossonera. Il Foggia dopo l’ennesimo inciampo col Casarano è in un vicolo cieco, senza via d’uscita. Almeno apparentemente. Perché la sensazione di impotenza è tale da lasciar credere che i rossoneri siano ormai ad un passo dal baratro.
Imbarazzante l’ultima prova esibita da Garofalo e compagni sabato scorso sotto gli occhi di 4mila increduli tifosi, ancora una volta non è stato sufficiente trovare il gol del vantaggio per arginare l’emorragia di sconfitte che hanno spinto il Foggia sul fondo della classifica, una recidività che la dice lunga sulla tenuta mentale di un gruppo che nemmeno con l’avvento di Michele Pazienza in panchina sta dando segnali di ripresa.
Il febbraio nerissimo si è chiuso con un’altra prestazione-horror, nelle ultime 4 casalinghe il Foggia ha sempre perso (Cerignola, AZ Picerno, Atalanta U23 e Casarano), lo Zaccheria è ormai terra di conquista per tutti, sono già 7 le sconfitte interne rimediate in una annata da incubo. Anche questo è un record.
Il Casarano, che non vinceva in trasferta dal 22 novembre scorso (1-3 a Giugliano), alla fine ha fatto un figurone, è stato sempre padrone del match, ed ha messo a nudo tutti i limiti di una squadra che continua ad essere preda delle sue amnesie. E, si badi bene, qui non è più questione di moduli sbagliati o di allenatori in confusione: è nel complesso la qualità dell’organico a difettare pesantemente. E così, inevitabile, quando c’è da fronteggiare l’emergenza, vengono al pettine tutto i nodi strutturali di un organico inadeguato per la categoria. C’è poi una sorta di blocco mentale che si è impossessato del Foggia che, in preda alle sue ansie, gioca sempre col freno a mano tirato, incapace neppure di tirare fuori l’orgoglio che pure in situazioni come queste dovrebbe venire a galla.
A 9 giornate dalla fine, la situazione ad occhio e croce seppure non definitivamente compromessa, è in ogni caso a forte rischio: dal 18 gennaio scorso è buio pesto, 40 giorni che sono stati un inferno e che hanno creato un solco profondo in classifica: la giustizia sportiva la scorsa settimana ha dato una mano per abbandonare l’ultimo posto, ora ad appannaggio del Siracusa, che però non si arrende e che ieri ha seppellito la Casertana addirittura sotto 4 gol.
Il Foggia visto all’opera sabato scorso non lascia invece spazio ad alcun ottimismo: difesa sempre più colabrodo in cui anche un giocatore esperto come Brosco si trova a mal partito con compagni di reparto carenti finanche nei fondamentali; in mezzo al campo la perdita di Petermann (seppur con una condizione che prima del nuovo infortunio si era palesata ancora precaria) e le contemporanee assenze di Romeo ed Oliva hanno reso praticamente impalpabile una zona del campo in cui Garofalo e Castorri non riescono più ad incidere.
Qualcosa di meglio la si intravede in avanti, dove Liguori e D’Amico se non altro hanno tenuto all’erta la difesa avversaria. Ma Tommasini continua ad essere impalpabile almeno quanto Bevilacqua, ed il Foggia dunque resta sempre senza centravanti, così come lo è stato fino a gennaio scorso.
Errori ed orrori a monte, quando questa sciagurata stagione è stata assemblata controvoglia e poi abortita da chi ora non c’è più: errori di valutazione a tutto tondo probabilmente anche in corso d’opera, quando chi è subentrato ha sottovalutato il rischio nel quale si stava infilando, non colmando adeguatamente quelle che erano carenze congenite nei peraltro pochissimi giorni a disposizione di mercato per intervenire.
Ed ora? Giovedì sera turno infrasettimanale, anche ad Altamura non ci sarà scampo con una prestazione sulla falsariga dell’ultima. Basteranno quattro giorni al Foggia per resettare e ripartire?
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