Ha Foggia nel cuore il nuovo cittì di sciabola maschile Andrea Terenzio

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Il foggiano Andrea Terenzio, classe 1982, è il nuovo Commissario Tecnico della Nazionale di sciabola maschile: la notizia, ufficializzata una decina di giorni fa dal Consiglio Federale guidato dal nuovo presidente Luigi Mazzone, ha riempito di orgoglio il mondo dello sport di Capitanata riaffermando una volta di più la solidissima tradizione che la città delle Tre Fiammelle ha con la scherma ed in particolare con la sciabola. Terenzio, a dispetto della giovane età, è uno che viene dalla gavetta e che può ben dire di essersi fatto da solo ma che ha già maturato esperienze molto importanti (e vincenti): dopo gli esordi da atleta al Circolo Schermistico Dauno, il suo percorso magistrale inizia all’alba di questo secolo con l’inserimento nello staff tecnico del Club Scherma Foggia di Vincenzo Acquaviva. 

Ma si vede subito che Andrea ha voglia di crescere e maturare nuove esperienze: dopo la laurea in scienze motorie si trasferisce a Roma specializzandosi nella riabilitazione post infortuni poi, dopo una breve parentesi ad Imola, nel 2009 approda alla Virtus Bologna dove trova nelle vesti di vice presidente un altro foggiano, Marcello Scisciolo (oggi consigliere federale), che rimane colpito dal metodo di lavoro di Terenzio. Il quale ricorda così il suo approdo sotto le Due Torri: “A quell’epoca ero preparatore atletico della Nazionale Under 20 di sciabola ed un atleta bolognese, Fabrizio Marino, ha fornito buone referenze sul mio conto. La scintilla è scoccata subito per una storia lunga sedici anni”.

A Bologna Terenzio ritrova un altro nome importante della fertile scuola foggiana di sciabola: Gigi Samele, di cui diventa il Maestro. “Si vedeva subito – racconta Andrea – che Gigi aveva già all’epoca un bel potenziale, che non a caso gli aveva consentito di vincere il titolo mondiale Cadetti a Plovdiv nel 2004. Ma nel tempo l’ho visto trasformarsi in un campione sviluppando le sue capacità di andare oltre il limite. Oggi è un fuoriclasse, entrato nella storia della sciabola italiana tanto da diventare l’atleta pugliese che ha vinto il maggior numero di medaglie olimpiche”.

Parallelamente al suo lavoro di tecnico alla Virtus Bologna, Andrea Terenzio fa esperienza nei quadri tecnici della Federazione: per tre anni è l’allenatore personale di una leggenda come Aldo Montano e contribuisce a forgiare tanti giovani talenti della sciabola azzurra. Ma nel 2021 arriva una grande delusione con la mancata convocazione per i Giochi Olimpici di Tokyo: Andrea ci resta male ma si rimette subito in gioco accettando la proposta di allenare la Nazionale di sciabola femminile dell’Ucraina. Il destino però è in agguato: pochi giorni dopo l’arrivo a Kiev di Terenzio scoppia il conflitto fra Russia e Ucraina. 

Le ragazze si trasferiscono a Bologna ma la mente e il cuore sono rivolte costantemente alla terra natia e in queste condizioni è difficile lavorare. Invece da questa tragica pagina di storia Olga Kharlan e le sue compagne trovano la forza per scrivere una straordinaria storia di riscatto sul piano sportivo: “Quando sono arrivato – rammenta Terenzio – la Nazionale dell’Ucraina era al 19° posto del ranking mondiale. Certo, potevamo contare su un’atleta stratosferica come Olga ma psicologicamente non era facile: abbiamo puntato sul loro orgoglio e c’è stata una grande crescita collettiva, confortata da una stagione di Coppa del Mondo molto positiva. Poi a Parigi è arrivato l’exploit con la conquista della medaglia d’oro a squadre. Mi dispiace molto lasciarle ora, ma quando ti chiama la Nazionale del tuo Paese non puoi dire di no”. 

Quella di Parigi è stata un’Olimpiade davvero memorabile per Andrea, primo tecnico italiano a conquistare l’oro dei Giochi nella sciabola femminile che si somma ai bronzi nell’individuale per Gigi Samele e Olga Kharlan. Ora si riparte verso nuove sfide e nuovi traguardi, a partire dal prestigioso Trofeo Luxardo nel secondo weekend di marzo. “Sempre con Foggia nel cuore”, conclude il neo CT: “È il luogo dove ho vissuto infanzia e adolescenza e, anche se non ci torno spesso, mi manca”.

Siro Palladino

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