Tra nuove regole e paure, la voglia di tornare a vivere i luoghi dedicati alla socializzazione non demorde. Se al mattino sono locali e ristoranti al porto
presi di mira a Manfredonia, la sera la situazione vede un diramarsi verso le aree del centro. Il porto non si spegne mai, ma la vita orbita in movimenti differenti, verso poli d’attrazione che sono sempre gli stessi eppure rispondono agli stimoli mossi dalla clientela. La sera è il momento delle passeggiate, quelle a tratti frenetiche, che trovano conforto nel calore di questi primi giorni di gennaio.
Di locali in centro ce ne sono diversi e tutti con una fascia di pubblico ben chiara, per cui rispondere alle esigenze di tutti diventa un movimento eterogeneo di possibilità e opportunità.
“Dipende dalle fasce d’età - commenta a l’Attacco Leo Cirillo del ristorante Il Porto -. Se consideriamo la fascia dai 14 ai 18 anni si concentra in Piazzetta. Se parliamo di ragazzi più grandi, dai 30 ai 40 anni, ci si concentra nei pub e nei nuovi locali che hanno aperto adesso. La sera qualcuno vai nei ristoranti, poi ci si sposta a bere nei lounge bar, considerando che prima si andava in Piazza del Popolo. Adesso è un po’ cambiata l’impostazione, ma i flussi sono sempre gli stessi. Il centro e il porto turistico restano i luoghi più frequentati”.
Con il Covid sembra tutto più complesso, ma allo stesso tempo ci sono situazioni in cui sembra che la pandemia non ci sia mai stata. Un percorso a doppio taglio, ma i locali sono attenti, precisa.
“E’ cambiata con il Covid la richiesta di posti all’esterno - aggiunge il ristoratore -. Ho dovuto chiedere l’autorizzazione per avere altri posti esterni e mi è stata concessa. Una metà è coperta e l’altra no, questa è la richiesta che principalmente abbiamo avuto. La gente non si fida più a stare in luoghi propriamente chiusi, perciò va alla ricerca di posti completamente all’aperto o semi-aperti. Penso che nell’ultima fase sia cambiato questo, cioè la ricerca di un posto in cui le persone possano sentirsi più fuori che dentro. Il turismo a Manfredonia è stato un po’ strano, c’è stato quello delle luminarie, con un flusso importante a novembre, per poi calare a dicembre con la storia del green pass rafforzato. Ci sono state tante disdette nel mio ristorante e anche in quelli di altri colleghi, per cui stiamo patendo un po’ questa situazione. Ci sono controlli nei locali, da un lato è andato peggio, ma decisamente meglio dello scorso anno quando siamo stati chiusi. Abbiamo ora potuto lavorare ed è già molto”.
Novembre è stato quindi un mese florido, ricco di turismo, che affascinato dalle luminarie ha investito Manfredonia e fatto prendere una simbolica boccata d’ossigeno alle attività del territorio. Un flusso che, come raccontano i titolari di attività a Manfredonia, si è interrotto con l’entrata in vigore del super green pass. Un limite? Forse, ma la sicurezza, come sottolineano i titolari delle attività, è fondamentale se si vuole continuare ad operare sul territorio. La nota positiva è il fatto che a dicembre si è lavorato, a differenza del Natale 2020 in cui la chiusura per lockdown ha provato lo spirito e l’economia generale. Si punta molto sulla campagna vaccinale, sperando di poter presto tornare a quei flussi che dal centro al porto turistico e viceversa affollano locali e aree della città. Una vita che al momento sembra fortemente provata dal super green pass.
“Ho un cocktail bar in cui si fanno esclusivamente drink - racconta invece a l’Attacco Francesco Rinaldi del Club1920 -. Serviamo come se fosse un ristorante, non facciamo stare persone in piedi e ci teniamo bassi come numeri di clientela perché pensiamo che poi non riusciamo a servirli bene. All’apertura del locale nel 2015 questo sembrava una novità, nel tempo ci siamo confermati sempre più e oggi posso vantare un pacchetto clienti squisito, dal punto di vista sia della richiesta, in quanto lavoriamo con una drink list internazionale, e rispettiamo tutti. Negli anni siamo riusciti a fidelizzare i clienti e siamo soddisfatti dei risultati. Nell’ultimo anno, anche se a causa del Covid, chiusure e aperture non si può dettare un’andatura decisa, posso dire che prima durante la settimana c’erano giorni abbastanza morti. Fino al 24 quest’anno non ce ne sono stati, per quanto riguarda la mia attività. Preparare un drink in inverno quando non c’è niente da mangiare può essere un handicap, anche se abbiamo in mente altre novità. Dal mio punto di vista vedo la situazione positiva. Il movimento nel fine settimana c’è sempre, un punto di riferimento in questo settore. Il difficile è avere clienti durante la settimana, ma nell’ultimo anno qualcosa è cambiata e anche se non facciamo gli stessi numeri del fine settimana possiamo dire di aver lavorato - prosegue -. Il mio locale è più di nicchia. Nel tempo ho capito che chi mi frequenta è perché vuole bere bene, avere una certa offerta. Durante la settimana cambia la clientela, coppie che vengono a bere”.
Insomma, in centro i locali ci sono e continuano a rinnovare la propria offerta, senza perdere la propria identità. I controlli, dicono i titolari delle attività, ci sono e questo un po’ frena, ma continuare in sicurezza è importante. Con l’arrivo del super green pass la situazione si è irrigidita, ma qualche coraggioso ancora orbita tra locali e ristoranti in cerca di vita sociale e un po’ di svago.
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