Chi è avvezzo al gergo calcistico e, magari, è anche tifoso milanista, avrà sicuramente sentito parlare della ‘fatal Verona’. La squadra della città scaligera, in due momenti storici piuttosto distanti tra loro, assunse i connotati di una vera e propria Caporetto per gli atleti che scesero in campo nel 1973 e nel 1990 con la maglia rossonera. In entrambi i casi il Milan gettò alle ortiche lo scudetto, perdendo la gara decisiva allo stadio Bentegodi.
Non è altrettanto definitivo quello che è successo negli ultimi mesi a Manfredonia, ma non è nemmeno un granché forzato iniziare a pensare anche ad una ‘fatal Siponto’.
Il Sindaco Gianni Rotice, come noto, è stato tirato per la giacchetta al riguardo di una villetta a Siponto che farebbe riferimento in qualche modo a lui. Fatale lo è stata però per Lucia Trigiani, l’assessora ai Lavori pubblici che fu costretta a rassegnare le proprie dimissioni dopo il caso scoppiato a seguito dell’intervento del programma Fuori dal coro. Venne fuori la questione dell’abitazione abusiva realizzata dal suo ex marito a Siponto e a poco valse la precisazione secondo la quale lei non vi aveva la residenza.
Ma è rimasta sottaciuta - anche mediaticamente - una vicenda molto più complessa, che riguarda ampie porzioni dell’abitato di Siponto.
Decenni di trascuratezze, inottemperanze, mancate vigilanze, promesse forse, occhi chiusi sicuramente, che vanno a comporre un complesso puzzle di immobili abusivi che si estendono su ettari ed ettari di terreni.
C’è una lunga serie di vincoli che interessano l’area dei cosiddetti ‘polder’ di Siponto: archeologici, alta pericolosità idrica (PAI), paesaggistici PPTR. Sarebbe impossibile erigere manufatti, invece il paesaggio che si offre alla vista è ben diverso.
Come scritto da l’Attacco prima ancora che fosse inaugurata la sua nuova (e nobile) missione di cantiere per l’antimafia sociale, anche villa Rossana è abusiva. Lo confermò pubblicamente anche l’ex Sindaco Angelo Riccardi, pochi giorni dopo, eppure sembrava che nessuno ci avesse fatto un granché caso. Non la Regione Puglia, per esempio, visto che ha concesso un finanziamento pari a 437.025 euro per il progetto Un’impresa per A.M.I.C.A. sull’educazione all’antimafia in quello stesso villino.
Allo stato attuale, più di uno si pone la domanda: “Se può essere sanato un abuso edilizio per la destinazione d’uso che è stato attribuito all’immobile, perché non possono essere sanati anche quelli che riguardano le prime abitazioni?”.
Fatto sta, secondo alcune voci ascoltate da l’Attacco e provenienti da Bari, si sono chiusi i cordoni della borsa e il finanziamento è stato momentaneamente bloccato. Serviranno ulteriori verifiche.
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