Dall’audizione che il procuratore capo della DDA di Bari Roberto Rossi ha tenuto mercoledì scorso a Roma davanti alla Commissione parlamentare antimafia, sono emersi due particolari importanti relativi allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale di Orta Nova, sesto caso in Capitanata tra il 2015 e oggi. Rossi ha evidenziato, in un passaggio della propria lunga relazione, come non solo l’azione della Procura ma anche quella della Prefettura sia stata determinante negli ultimi anni. “Ha sciolto sei Comuni, tra cui il capoluogo, con dimostrazione di una infiltrazione molto forte all’interno non solo – e direi non tanto – del mondo politico, bensì del mondo che conta negli enti comunali, cioè le strutture burocratiche. Come sappiamo bene, un sindaco può cambiare mentre la tecnostruttura, se è in mano alla criminalità organizzata, rappresenta un problema”, ha detto il procuratore capo della DDA.
“Questo ha comportato un problema per le commissioni straordinarie intervenute, rispetto al dover modificare le strutture burocratiche intersecate anche a livello familiare e personale. Abbiamo Polizia locale che è imparentata in modo stretto con ambienti del clan, o dirigenti amministrativi totalmente nelle mani dei clan, come avvenuto di recente a Orta Nova”.
Oggi l’ente comunale è retto dalla commissione composta dalla viceprefetta a riposo Maria Rita Iaculli, dal viceprefetto Angelo Caccavone e dal dirigente di II fascia - Area 1 Francesco Fasano, che saranno in carica come di prassi per i prossimi 18 mesi (prorogabili a 24 mesi). Quanto ai motivi dello scioglimento, finora si sapeva soltanto che il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, “in considerazione delle accertate forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata”, ha affidato a una commissione straordinaria la gestione del Comune, già sciolto a seguito delle dimissioni rassegnate dal sindaco divenute irrevocabili.
Il 28 aprile, il sindaco Domenico Lasorsa, eletto a maggio 2019, aveva rassegnato le dimissioni. Il 19 maggio scorso, il prefetto di Foggia Maurizio Valiante aveva disposto la sospensione del consiglio comunale e nominato il commissario prefettizio per la provvisoria gestione dell’ente, nella persona del viceprefetto Caccavone.
A gennaio 2020 in Comune si tenne la riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica alla presenza dell’allora prefetto Raffaele Grassi che disse: “Ho avuto esperienze di azione di contrasto alle mafie, nella mia carriera ho fatto solo quello sostanzialmente. Le organizzazioni criminali mafiose, e qui a Orta Nova abbiamo organizzazioni di matrice mafiosa che hanno un nome e un cognome, tendono a penetrare in tutti i tessuti, quelli economici, della pubblica amministrazione e politici. Ed è chiaro che bisogna avere la schiena dritta: è un invito che faccio a me stesso, ma è un'indicazione che porgo a tutti gli amministratori locali perché solo in questo modo riusciamo a fare muro contro la criminalità organizzata di matrice mafiosa. Questi episodi, in realtà bella, produttiva come Orta Nova, non devono capitare”.
La Squadra Stato si era recata nella cittadina dei cinque reali siti dopo il doppio attentato, uno incendiario e l'altro dinamitardo, ai danni dei fratelli Paolo (presidente del consiglio comunale) e Marianna Borea (titolare di una boutique). L’Attacco ha cercato di vederci chiaro per capire se in paese, a cominciare dagli ex eletti, vi sia consapevolezza dei casi cui ha fatto riferimento Rossi.
Le fonti spiegano che la dirigente verosimilmente chiamata in causa è quella del settore economico-finanziario, la 50enne Immacolata Gaeta, cugina del boss locale, Franco Gaeta. Un nome diventato noto alle cronache italiane di recente, quando a settembre 2022 il figlio Andrea Gaeta fu assassinato a colpi di pistola mentre era in auto dal 26enne Mirko Tammaro.
Il lutto cittadino proclamato dall’amministrazione comunale – che ha spiegato di averlo fatto come avvenuto anche in altre occasioni – è stato considerato una delle cause per cui la Prefettura decise di accendere i riflettori sull’ente e di inviarvi la commissione di accesso agli atti, avviando l’iter che nelle scorse settimane ha infine portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose.
Oggi alcuni commentano a l’Attacco che “pur sapendo bene, dopo aver letto le relazioni degli altri Comuni, che le parentele vengono sempre considerate rilevanti, se davvero hanno sciolto il consiglio per via della parentela tra la dirigente e il boss vuol dire che hanno scoperto l’acqua calda: lei lavora in Comune da decenni, ormai”.
Peraltro, la dirigente è stata di recente confermata nel proprio incarico proprio dal commissario Caccavone, con decreto prefettizio dello scorso 24 maggio.
“Rossi ha sottolineato il lavoro delle commissioni straordinarie nella modifica delle tecnostrutture, ma qui non si è visto”, continuano.
A gennaio 2020 l’Attacco riportò i rumors e i dubbi sul ruolo di responsabile del settore economico-finanziario, rimasto vacante da ottobre 2019 a dicembre 2019, quando fu indicata provvisoriamente Gaeta, di categoria C anziché D. “Un ruolo molto chiacchierato sul quale forse ci sarebbero state attenzioni particolari”, si scrisse su queste colonne. Poi la funzionaria vinse il concorso interno e ci fu la progressione verticale.
Tra gli ex amministratori considerano chiaramente riferita a Orta Nova anche la frase del procuratore Rossi sui rapporti tra pezzi di Polizia locale e criminalità organizzata. Il pensiero corre infatti all’attuale vicecomandante dei vigili urbani, Fiorenza Mastasi, considerata dagli inquirenti legata da rapporti di frequentazione con persone del clan.
Nel 2007 la donna, già dipendente del Comune, finì tra le 50 persone legate al clan Gaeta che furono arrestate nell’ambito dell’operazione chiamata Veleno, salvo poi esser assolta e tornare al proprio lavoro. I 50 arresti colpirono “gruppi criminali che agivano in tutte le direzioni dal 1995 fino al 2003” e che si erano “modernizzati nel settore del traffico dei rifiuti, anche tossici, per oltre 100.000 tonnellate, provenienti anche dal Nord, realizzando affari notevolissimi e non inferiori a quelli realizzati con le truffe all'Inps”, come disse l’allora procuratore della DDA di Bari, Emilio Marzano, commentando l'operazione contro il clan mafioso Gaeta che gestiva traffici illeciti di rifiuti (stimato in 5 milioni di euro) e metteva a segno truffe ai danni dell'Inps (per 4 milioni).
Per compiere la truffa ai danni dell'Inps, spiegò Marzano riferendosi all'arresto di un impiegato dell'Istituto di previdenza, “l'organizzazione si avvaleva di qualche compiacenza interna all'Istituto e realizzava cooperative fittizie in agricoltura, beneficiando di milioni di euro”. Il coordinatore della DDA di Bari, Giovanni Colangelo, sottolineò che l’inchiesta aveva svelato per la prima volta l'esistenza della “ecomafia a Foggia”.
Tra gli arrestati, oltre alla vigilessa Mastasi (accusata di rivelazione di segreti d'ufficio), finirono anche un militare della Guardia di Finanza (accusato di rapina), un dipendente dell'Inps (con l’accusa di aver aiutato il sodalizio a compiere la truffa attraverso la compilazione di false attestazioni e la consegna dei registri d'impresa) e un impiegato in servizio nell'ufficio patenti della Prefettura di Foggia.
“Mastasi divenne comandante della Polizia locale con l’amministrazione a noi precedente, mentre quella del sindaco Lasorsa le tolse la posizione organizzativa. Ora è vicecomandante per scelta del comandante. Se si tratta di un altro degli elementi valutati da commissione di accesso, Prefettura e Viminale, va detto che anche in questo caso l’apparato burocratico dell’ente non è cambiato ad oggi”, dicono ora gli ex eletti.
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