Ernesto Cipriani, direttore regionale del Patronato Acli Puglia, è basito per le modalità con cui è stata comunicata la sospensione del Reddito di cittadinanza, nonché per la “sciatteria normativa” (così la definisce) in materia, e per la confusione che in queste ore regna sovrana circa il provvedimento che, annullando ad una vasta platea di beneficiari la misura che fu introdotta dall’ex premier Conte, ora introduce il Sostegno alla formazione al lavoro. Al di là delle valutazioni politiche - che, afferma, “non mi competono” -, da tecnico con pluridecennale esperienza Cipriani è anche preoccupato per il timore manifestato ieri mattina, al telefono o a sportello, da decine di clienti del patronato Acli sito in via della Repubblica, proprio di fronte alla sede territoriale dell’Inps. Quando l’Attacco va a trovarlo nel suo ufficio, il direttore ha appena finito di redigere una comunicazione, che di lì a poco trasmetterà a tutti gli operatori del patronato regionale, con alcune osservazioni rispetto a quanto stia accadendo sul versante Rdc. Osservazioni che Cipriani condivide pure con l’Attacco.
“Lavoro nel settore da ormai 33 anni: in tutto questo tempo – confessa - non era mai accaduto che l’Inps sospendesse un provvedimento con un semplice sms. In queste ore – continua – stiamo registrando una valanga di domande impaurite da parte dei nostri assistiti percettori di reddito. Per esempio di coloro i quali, pur non avendo ricevuto la sospensione della misura, sono comunque in ansia e chiedono di comprendere se per loro continuerà oppure no. C’è poi chi, e si tratta della maggior parte delle istanze che stiamo acquisendo, segnalandoci di aver ricevuto l’sms che sospende il reddito ci chiede dunque come fare ora per accedere al nuovo Sostegno alla formazione, che prevede un bonus individuale mensile di 350 euro per un massimo di 12 mesi. La cosa che ritengo più grave, però, è che, sul punto, il vuoto operativo attualmente presente, non ci consente di dare risposte utili ai nostri clienti”.
“A rigor di logica, se quel Sostegno è previsto in partenza da settembre, dovrebbe essere, allora, già disponibile la piattaforma per presentare le domande, ovvero il cosiddetto Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa, che dovrebbe trasmettere le richieste al Centro per l’impiego territoriale, il quale, poi, se c’è immediata disponibilità di un lavoro lo propone al richiedente oppure, altrimenti, avvia quella formazione per cui è stabilito il bonus economico. Il problema è che al momento non c’è nulla di tutto questo – evidenzia il direttore - Mancano persino i decreti attuativi della piattaforma. E non c’è neppure una minima traccia dei corsi formativi ad hoc. Di questo passo, chi è stato privato del Reddito di cittadinanza potrebbe dover aspettare ancora diverso tempo prima di accedere al nuovo Sostegno. Una misura, quest’ultima, che, per quanto retroattiva una volta operativa, per l’immediato futuro, però, non garantirà alcuna forma di beneficio economico agli ex percettori di Rdc. Che resteranno, così, senza reddito chissà ancora per quanto”.
Nel quinquennio in cui il Rdc è rimasto in vita, il Caf Acli dauno ha gestito circa un migliaio di relative pratiche familiari.
“A Foggia – dettaglia Cipriani - sono in tantissimi a percepire il Reddito di cittadinanza: ciò sulla base di un’effettività titolarità al diritto, perché, a differenza dei primi tempi in cui fu attivata la misura, già da un po’, ormai, i controlli sulla situazione economico-patrimoniale dei beneficiari sono diventati ineludibili. E, per ciò che stiamo verificando – conclude sul punto Cipriani –, la platea di chi adesso ne viene privato è composta, almeno su Foggia, per la maggior parte da coppie sposate (senza figli, soggetti invalidi o ultrasessantenni a carico, ndr) in cui marito e/o moglie siano stati licenziati o comunque abbiano perso il lavoro durante la crisi economica degli ultimi anni”.
Sul tema l’Attacco ha ascoltato anche Antonio Russo, foggiano doc e vicepresidente nazionale delle Acli, pure responsabile dell’Alleanza contro la povertà sviluppata dalle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani. “Il rischio - afferma - è che per effetto di questa legge aumenti la povertà assoluta nel nostro Paese. Lo rivelano i dati in possesso dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, quindi non nostri. Consigliamo di stare attenti – mette in guardia il numero due di Acli - perché c’è nervosismo sociale in atto, soprattutto nei centri italiani a maggior numero di percettori di Rdc, come Napoli o Catania. Speriamo – auspica Russo - che il governo intervenga con il mantenimento della misura in deroga almeno fino a dicembre, e comunque sino a quando non sarà pronto per attuare appieno il sistema del Sostegno alla formazione occupazionale. Pensiamo, inoltre, che sia necessario rivedere completamente questa legge per non incorrere nei rischi paventati”.
Una serie di implicazioni negative, insomma, a cui si aggiungono altre, altrettanto segnalate dalle Acli in tempi non sospetti: “Intanto – analizza - la nuova normativa fa sì che la misura di sostegno al reddito cessi di essere a carattere universalistico, come invece era stato fino ad oggi. E poi, anche chi verrà indirizzato sul nuovo Sostegno potrebbe incontrare non pochi problemi, perché la situazione dei Centri per l’Impiego, nel frattempo, non è cambiata affatto. Sono loro, infatti, che, secondo il dl n.48, dovrebbero farsi carico dell’accompagnamento al lavoro, ma non ci pare che in questi mesi, su tale versante, abbiano fatto grossi passi in avanti. Ci sarà – chiosa Russo – anche una ricaduta negativa sui Comuni, soprattutto quelli in cui la povertà è più aggressiva, ora chiamati a dover gestire il ‘passaggio della presa in carico’ senza però essere preparati a fronteggiare un simile processo. Non lo erano prima, quando è stato emanato il decreto legge, non lo sono adesso e probabilmente non lo saranno neppure a gennaio prossimo, quando un’altra considerevole tranche di persone si vedrà privata della misura”.
l’Attacco, infine, ha acquisito anche le reazioni del sindacato locale, nello specifico quella della Cisl provinciale di Foggia. “Ad oggi – afferma la segretaria generale, Carla Costantino - non abbiamo riscontri di ciò che effettivamente accadrà nelle prossime settimane su quanto preannunciato dal governo da mesi. La Cisl ha sempre asserito che la misura non andava cancellata, ma rimodulata: perché quello che non ha funzionato è stata la seconda gamba del provvedimento, ovvero le politiche attive per l’inserimento occupazionale dei percettori dell’indennità. Ora speriamo solo che non vi siano riverberi drammatici rispetto alla sospensione della misura. Qualora dovessero esserci, le proteste di piazza – prosegue sul punto Costantino - sono sempre manifestazioni di disagio alle quali bisogna guardare con grande responsabilità. Pensiamo però che non si debba utilizzare la piazza se non si è davvero convinti che non esistano altre soluzioni. Per la Cisl, infatti, la strada maestra deve essere sempre quella della mediazione e del dialogo”.
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