Omicidio in tabaccheria a Foggia, scoppia la polemica sull’autodifesa armata dei commercianti in città

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A distanza di pochi giorni dall’efferato omicidio di Franca Marasco, la 72enne uccisa a colpi di coltello nel suo tabacchino di via Marchese De Rosa a Foggia, gli inquirenti sono ancora al lavoro per capire il movente di quello che tutto sembra fuorché una rapina finita male. Secondo le ultime notizie trapelate, infatti, gli investigatori starebbero valutando la fondatezza di una pista che condurrebbe ad una eredità contesa e vecchi attriti familiari. Questo potrebbe spiegare anche il fatto che dalla rivendita non sarebbe stata sottratta merce; mancherebbero all’appello solo i cellulari della vittima. Dopo la fiaccolata organizzata due sere fa dai cittadini e conoscenti della vittima, non si placano le polemiche sul web tra chi vorrebbe cominciare ad auto-tutelarsi nei propri negozi anche con l’utilizzo di armi.

“Noi commercianti non sappiamo che farcene delle belle parole – scrive un foggiano su Facebook – siamo stanchi del tossico che ti bussa a tutte le ore e che vuole venderti qualsiasi cosa, siamo stanchi della gente che non rispetta il tuo lavoro, siamo stanchi di tutto, anche di dire “mi è andata bene” a fine serata, una volta abbassate le saracinesche. E aggiungo un intero pomeriggio di via vai per reperire le immagini delle telecamere perché quelle messe dal Comune in città non funzionano. Adesso sicuramente si farà un altro bel corteo ma ci vuole altro- con conclude - armiamo i commercianti. Ci difendiamo da soli non ci servono le belle parole né i cortei”.

L’Attacco ha ascoltato ieri mattina diversi pareri di commercianti della zona, limitrofi cioè al tabacchino di Franca Marasco. “Ciò che è accaduto è sotto gli occhi di tutti – dice Pino la Torre, commerciante del posto – il vero problema in Italia è conosciuto da tutti: mancanza di certezza della pena e d tutto ciò ad essa collegata come gli sconti di pena. Qui c’è gente che ammazza per pochi euro ed esce di carcere dopo due anni – dice. Il problema non nasce di certo qui a Foggia. Con Franca siamo stati toccati davvero da vicino, il dolore non passa facilmente – aggiunge – Franca era il nostro punto di riferimento, la conoscevano tutti, le volevamo bene. Siamo scossi, increduli di quanto accaduto. Armarsi? Non sono d’accordo. È una scelta che porterebbe solo ad ulteriori incidenti e all’aumento di morti. Abbiamo invece bisogno di maggiore tranquillità e sicurezza. Allo Stato chiediamo presenza, certezze della pena”. Dello stesso avviso il signor Paolo, titolare di Sommier, storica attività di corso Roma.

“Con le armi non risolviamo niente quando a cambiare è la cultura che oggi è diventata delinquenziale. Non mi sento una persona che può maneggiare armi, sono contrario al 100%, preferisco restare da questa parte della giustizia.  Purtroppo viviamo in un mondo che va a rotoli. I giovani cambiano, c’è molta indisciplina. Dovrebbero piuttosto aggiustare le pene”, conclude. Intanto continuano i segni di solidarietà dei foggiani che hanno letteralmente tappezzato al saracinesca del tabacchino di fiori e messaggi.

Tra questi uno firmato da Claudio recita: “Questo è troppo, la Foggia male, cattiva e senza onore ha tolto un pezzo di storia alla Foggia bene (ne siamo tantissimi). Ciao Franca, tu con la tua tabaccheria sei stata, sei e sarai sempre un bel ricordo della mia gioventù”.

Diversi i commercianti e piccoli imprenditori che hanno voluto dire la loro sul tema autodifesa. “Armarsi? Ma non scherziamo – commenta senza giri di parole Nicola Fascia, titolare di alcune attività a Foggia – stando da questa parte posso capire il principio di massimo ma non lo sposo, assolutamente.

Andiamo a lavorare, non in guerra.  Facciamo attenzione a non confondere le due cose. Vogliamo davvero evitare le rapine? Bene, la soluzione c’è.

Eliminiamo definitivamente i contanti dalle nostre attività e facciamo pagare solo con carta. O forse questa soluzione, che va ad eliminare il nero, scontenta qualcuno”? Ieri mattina davanti alla saracinesca di Franca Marasco anche un giovane, Davide Scarpiello.

“Non conoscevo Franca di persona ma di vista, passo molte volte davanti a questo tabacchino – confessa il ragazzo.  Ciò che è accaduto fa gelare il sangue. In questi momenti dobbiamo sentirci più vicini alla nostra città: mi dà fastidio quella sensazione di timore che si prova girando in alcuni quartieri. Noi giovani dobbiamo cambiarla questa città e non scappare”.  

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testatina dillo al direttore WEB

 

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