Sul sempre attuale (e mai come in questi giorni) tema dei furti nelle campagne, arriva lo sfogo, a l’Attacco, di un agricoltore foggiano, che vive nel capoluogo dauno e che preferisce restare anonimo. Ma che racconta di aver subìto ben 15 colpi in due anni. L’ultimo due mesi fa, quando dai malviventi gli è stato sottratto un rimorchio agricolo. Sul punto, la fonte denuncia pure un certo lassismo delle forze dell’ordine. L’interlocutore possiede 15 ettari di appezzamento coltivato nei pressi di Borgo Segezia, in contrada Posta Piana Montecalvello. Zona continuamente funestata dai ladri. “Quella campagna me l’hanno lasciata in eredità i miei genitori, ma ora mi è rimasto ben poco, se non il terreno”, esordisce sconfortato.
Poi continua a raccontare: “Ho sempre denunciato regolarmente tutti i furti, parliamo di attrezzatura che ammonta ad un valore complessivo di circa 60mila euro. Oltre al rimorchio agricolo rubatomi poco tempo fa, nel tempo mi sono stati sottratti 3 trattori, una fresa, altra attrezzatura agricola, ferro vario, gasolio agricolo, attrezzatura da meccanico, quali chiavi, bulloneria, saldatrice, flessibili. E, durante alcuni di questi episodi, sono stati manomessi anche gli ingressi, sia dei magazzini che di casa. Quando mi hanno rubato il primo trattore – continua - hanno buttato giù una porta e lo hanno portato via a rimorchio, trascinandoselo con un fuoristrada, perché il mio mezzo agricolo era dotato di un antifurto med che non sono riusciti a disinnescare”.
Dopo i primi furti il malcapitato ha deciso di installare un sistema di videosorveglianza, che, in un’occasione, ha ripreso 6 malfattori giunti di notte nelle sue campagne con due fuoristrada.
“Nel denunciare l’episodio alle autorità, sia ai carabinieri che alla polizia, ho consegnato loro – prosegue - le immagini che immortalavano il colpo. Dopo averle visionate, gli agenti mi dissero sostanzialmente che era impossibile risalire all’identità dei malviventi. E che in questi casi non si può far nulla, se non in flagranza di reato. E’ vero, certo, che i ladri erano a volto coperto e che le targhe delle loro auto risultavano illeggibili perché troppo lontane dalla telecamere, però la tipologia dei mezzi era ben riconoscibile, così come le sagome dei ladri, il loro taglio di capelli, le movenze, la corporatura. Penso che, nel caso in cui siano già stati schedati, fosse plausibile l’ipotesi di poter risalire alla loro identità. In ogni caso – spiega la fonte –, in Questura, ad un tratto intervenne un altro agente, che mi chiese se la mia denuncia attenesse ad un caso di furto di attrezzature agricole. Risposi di sì. Lui replicò: ‘Allora si tratta dei ‘ruba ciucci’’. Mi spiegò che è l’appellativo di una nota famiglia di malviventi che risiede in via Lucera, a Foggia, e che si dedica abitualmente ai furti nelle campagne. Mi disse anche dove di solito questi farabutti depositano la refurtiva. Io – ammette il derubato - mi sono sentito preso in giro. Perché mi domando, allora, per quale motivo gli agenti mi abbiano detto di non avere elementi per agire nel momento in cui conoscono i nomi di una simile famiglia di ladri, dove abitano e dove portano i bottini. Mi si ribadì che, in assenza di immagini in cui si riconoscano gli autori del furto, e in assenza di flagranza di reato, le forze dell’ordine hanno sostanzialmente le mani legate”.
Ma la vittima di plurimi furti non ci sta.
“Avverto da sempre un certo lassismo nel perseguire i reati nelle campagne. Forse non vogliono prendersi il fastidio, dal momento che il trend dei furti sul nostro territorio è molto molto diffuso”.
Ad onor del vero, va però considerato anche il sistematico sottorganico di uomini e mezzi che attanaglia da tempo le forze dell’ordine in provincia di Foggia.
In tutti i modi, la fonte de l’Attacco non è, ovviamente, l’unica vittima di furti in quell’area.
E così lui e i suoi vicini, altrettanto ripetutamente danneggiati dalla criminalità, incominciano a perdere la fiducia nelle istituzioni.
“Si pretende collaborazione dai cittadini per la difesa del territorio, ma a me sembra tutta una grande presa in giro”, continua ad affermare. Esasperato da un territorio che annovera, a suo dire, zero pattugliamenti di volanti delle autorità competenti ma molti pattugliamenti dei malviventi, i quali quotidianamente si aggirano per le campagne con auto circospette, che lasciano segni nelle distese di grano, al fine di individuare di volta in volta i loro obiettivi.
“Inoltre – prosegue - a seguito di un incendio, poi domato dai vigili del fuoco e occorso in un campo di grano vicino ai miei appezzamenti, è stato addirittura ritrovato, in un’area piuttosto nascosta, persino un deposito di automobili tutte cannibalizzate, alcune anche di grossa cilindrata e di grande valore economico, come, ad esempio, un Suv Porsche”.
E così, per autotutelarsi, il signore, che ha contattato l’Attacco per denunciare le odissee vissute in questi ultimi due anni, ha dovuto pure assumere la vigilanza privata. “Un ulteriore esborso a mie spese – conclude sconfortato - a fronte dei risibili guadagni dell’attività agricola, che comunque non rappresenta il mio privo lavoro”.
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