Segnalato al consiglio di disciplina dell’Ordine degli avvocati per un post sui social prima e per un’intervista rilasciata a l’Attacco sullo stesso argomento poi: è quanto è accaduto ad Antonio Vigiano, avvocato foggiano, già consigliere comunale ed esponente della Lega. I fatti risalgono a metà luglio, all’indomani della pubblicazione su queste colonne dell’intervista a Gianluca Marzulli, il perito di parte di Tre Fiammelle che ha depositato in tribunale una perizia giurata rispetto alla famosa “prova regina” posta dalla Prefettura a fondamento dell’interdittiva antimafia comminata alla cooperativa dell’imprenditore Michele D’Alba. La trascrizione del tecnico della captazione di D’Alba e i suoi familiari nella sala d’aspetto della questura, è, nelle parti salienti, sensibilmente difforme da quella effettuata dalla Polizia giudiziaria (gli agenti della Squadra Mobile). “Io non parlo” trascritto dalla Pg per il perito (l’audio originale è disponibile su www.lattacco.it) è “Vado al bar”. Ma su quel “Io non parlo” la Prefettura ha costruito il teorema secondo il quale l’imprenditore e i suoi familiari avrebbero siglato un patto del silenzio per non smascherare (e non mettere nei guai) i loro estorsori, per quanto già avessero sporto formale denuncia. Marzulli, intervistato da l’Attacco, aveva ribadito tutti i suoi dubbi e perplessità rispetto a quella trascrizione.
“Quanto rivela l’Attacco sull’edizione odierna, sulla cui veridicità non ho motivo di dubitare, è di una gravità inaudita e meriterebbe l’attenzione di tutta la stampa locale, di tutti coloro che sono già scesi in campo per rappresentare politicamente la nostra città e di tutti coloro che ogni giorno indossano il vessillo della legalità. Non voglio pensare che nel caso di specie vi sia malafede da parte di chi è chiamato a rappresentare lo Stato sul nostro territorio, preferisco pensare, fino a prova contraria, a una sorta di sciatteria nell’attività investigativa, alla quale va posto immediatamente rimedio, per la credibilità stessa delle nostre istituzioni”, recitava il post di Vigiano.
Il segretario cittadino della Lega ha poi ulteriormente approfondito il suo pensiero, contattato per qualche domanda da questa testata.
“Spero che chi di dovere si adoperi per verificare ciò che è stato denunciato, che va chiarito. Il tutto è da riportarsi nell’alveo della legalità. Non bisogna sempre dare la caccia al mostro, certo, ma in questo caso se qualcuno, come ha fatto l’Attacco, denuncia sussistere dinamiche poco chiare imputabili allo Stato credo che quest’ultimo dovrebbe intervenire, se non altro per mantenere la propria credibilità. Perché se lo Stato chiede collaborazione ai cittadini anche lo Stato deve collaborare nel momento cui in cui questi ritengano di essere stati vessati. O che siano stati presi provvedimenti ingiusti nei loro confronti. Tra l’altro, mi risulta che D’Alba è uno di quelli che ha denunciato i suoi estorsori. Dunque mi sembra non ci troviamo di fronte ad un mostro, bensì davanti ad una persona che va tutelata. Lo Stato deve tutelare anche questa persona, così come vanno tutelati tutti i cittadini della comunità. Non voglio pensare che dentro lo Stato ci sia un anti-Stato da combattere alla stregua di altre forme di illegalità”, si legge in un passaggio dell’intervista.
Questa manifestazione di libero pensiero a quanto pare non è stata gradita, tanto da convincere un collega di Vigiano (Michele Sodrio, legale di due dirigenti di polizia, citati nell’inchiesta giornalistica in questione, che per questo avrebbero anche querelato l’Attacco) a inviare un esposto all’Ordine degli avvocati di Foggia.
“No comment”, l’unica dichiarazione che Antonio Vigiano ha rilasciato a l’Attacco; silenzio anche da parte del presidente dell’Ordine Gianluca Ursitti, per ragioni di opportunità e deontologiche in quanto si tratta di un procedimento ancora in corso.
Peraltro, secondo le più recenti norme, il consiglio dell’Ordine non svolge più funzioni di “filtro” come accadeva in passato, attualmente a decidere se la segnalazione sia idonea ad aprire il procedimento o meno è direttamente il consiglio distrettuale, nella fattispecie in questione, con sede a Bari.
Al momento, la segnalazione a carico di Vigiano si troverebbe in una fase preliminare e istruttoria, che ha avuto origine per l’appunto dalla presentazione di un esposto-denuncia di una notizia relativa a un illecito disciplinare.
Il consiglio dell’Ordine ne fornisce comunicazione all’iscritto invitandolo a presentare deduzioni scritte entro 20 giorni al consiglio distrettuale di disciplina, cui trasmette gli atti. Quest’ultimo deciderà in merito.
Quanto alla contestazione, Sodrio avrebbe sottolineato la necessità da parte di Vigiano di usare, sempre, espressioni di probità, lealtà, dignità e decoro, anche al di fuori del contesto professionale. E nell’ambiente già si parla di fatto inaccettabile, che lede la libertà di espressione.
La parola ora passa al consiglio distrettuale.
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