Processo d’appello contro mafia più feroce rinviato a gennaio, si attende pronuncia Corte di Cassazione

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Un rinvio considerato di natura "tecnica" come la definisce l’avvocato Gianluca Ursitti raggiunto dal quotidiano l’Attacco in merito alla prima udienza del processo di appello in corso di svolgimento a Bari nella maxi inchiesta giudiziaria contro la mafia foggiana denominata "Decimabis". Un nulla di fatto e dunque un aggiornamento che per i legali di parte potrebbe essere considerato fisiologico per un processo giudiziario che in prima battuta nell’ottobre del 2022 ha visto la condanna a pene complessive per 200 anni nei confronti di 43 soggetti appartenenti alla "Società Foggiana". “La Corte di Cassazione - secondo quanto chiarito dall’avvocato Ursitti - si esprimerà in merito al primo filone d’inchiesta, ovvero tutto ciò  che riguarda il processo Decima. Successivamente, e più precisamente il 26 gennaio del prossimo anno  si riprenderà dal punto di partenza”. L’udienza di ieri è stata di fatto molto rapida, ma la pronuncia della Cassazione consentirà di avere un quadro molto più chiaro e dunque di consolidare le condanne per poter procedere “secondo reato continuato” avendo la possibilità per gli imputati di accedere, a seconda dei casi, a eventuali riduzioni  della pena complessiva accumulata nei due procedimenti giudiziari, Decima e Decimabis. La sentenza di primo grado, emessa a ottobre 2023,  riguardava 29 tra capi e affiliati della malavita di Foggia. Quasi due secoli di carcere tra boss e affiliati alle batterie della Società, la mafia di Foggia.

Questa la  sentenza del processo di primo grado Decimabis che si è svolto a Bari con il rito abbreviato. Tra i reati contestati agli imputati l’estorsione, la tentata estorsione a imprenditori e commercianti del capoluogo, il tentato omicidio, l’usura, la turbativa d’asta e l’associazione mafiosa mentre l’aggravante mafiosa era caduta per alcuni imputati. 

Il processo ha preso il nome dalla maxi operazione, Decimabis compiuta nel novembre del 2020 che coinvolse alcune decine di esponenti delle tre batterie della mafia di Foggia: Trisciuoglio-Tolonese, Sinesi-Francavilla e Moretti-Pellegrino-Lanza. In quella circostanza magistratura e polizia dettero un duro colpo a quel «sistema» con il quale il sodalizio criminale, più noto come “quarta mafia” avrebbe piegato l’economia locale attraverso le estorsioni alle attività commerciali e agli imprenditori del territorio, riuscendo - fu evidenziato - a crearsi nuovi business, infiltrandosi nei canali dell’imprenditoria. 

L’operazione Decimabis era la prosecuzione naturale dell’operazione antimafia, Decima Azione. Questa fu portata a termine nel novembre del 2018, con un enorme spiegamento di uomini e mezzi da carabinieri e polizia di Foggia. All’epoca fu considerata come una delle più imponenti operazioni disposte dalle forze dell’ordine nella provincia. 

Il blitz accese i riflettori a livello nazionale sulla complessa situazione della criminalità organizzata in Capitanata, portando  alla luce un diffuso fenomeno mafioso, caratterizzato peraltro dalla estrema aggressività con cui operavano i sodalizi criminali la cui presenza nei gangli vitali ha finito col creare gravi pregiudizi per lo sviluppo dell’economia locale. Quel blitz rappresentò infatti la risposta ai violenti attentati verificatisi in città all’inizio dell’anno che destarono allarme sociale. 

Tra gli imputati del processo di Bari anche i boss Pasquale Moretti, condannato nella circostanza a 16 anni di reclusione e Federico Trisciuoglio, morto dopo una lunga malattia. Per quest’ultimo i reati si sarebbero estinti. Altri 13 imputati sono ancora a processo con rito ordinario a Foggia: tra questi spicca il nome di Vincenzo Antonio Pellegrino, che rappresenta un nome storico della malavita foggiana. 

Considerando anche il grave e diffuso fenomeno omertoso, più volte evidenziato dai responsabili della DDA di Bari, durante il processo di primo grado nel capoluogo barese c’è stato anche il contributo di Patrizio Villani, neo pentito ed ex appartenente alla batteria Sinesi-Francavilla che per la circostanza, nell’ambito della complicatissima inchiesta portata avanti dalle procure, avrebbe fornito agli inquirenti importanti informazioni che hanno consentito una più dettagliata ricostruzione  delle dinamiche all’interno della organizzazione criminale. 

Si sono costituite parti civili le associazioni Confindustria Foggia, Confindustria Puglia, la Fondazione Buon Samaritano, l’Antiracket, la Camera di Commercio Foggia e Libera oltre ad alcune vittime che hanno avuto il coraggio di denunciare i propri estorsori. 

“Quella di Bari - ebbe modo di commentare lo scorso anno, all’indomani della sentenza, la referente regionale dell’associazione Libera di don Ciotti, Federica Bianchi - è stata una decisione importante che scaturisce da una delle più grandi attività antimafia eseguite nella città di Foggia nel contrasto alla Società foggiana. Un procedimento rilevante - secondo Bianchi - in quanto i reati contestati agli imputati hanno determinato la violazione dei diritti fondamentali dei cittadini, ivi compresi quelli costituzionali, la cui tutela rientra tra gli scopi statutari di Libera”. 

Per la coreferente regionale dell’associazione, quello del 2022 è  stato un momento significativo “perché ha consentito alle vittime, sia quelle dirette dei reati che di quelle che indirettamente subiscono il giogo mafioso, di acquisire maggiore consapevolezza ed il coraggio necessario per pretendere il rispetto dei propri diritti fondamentali”. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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