Foggia, “Momenti di altissima tensione, si è rischiato grosso. Se non si interviene ci sarà altra evasione”

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E’ stato facile (ma inascoltato) profeta Ruggiero Damato, segretario regionale Osapp, sindacato autonomo degli agenti di polizia penitenziaria che proprio da queste colonne qualche settimana fa aveva lanciato l’allarme: “Al carcere di Foggia si può ripetere la maxi evasione del marzo 2020, da allora è cambiato poco o niente”. Ed in effetti ci è mancato poco non più tardi di tre giorni fa quando appartenenti alla criminalità organizzata prevalentemente (baresi e tarantini) avrebbero messo in atto azioni volte a allentare le già compromesse modalità del regime penitenziario. Si è quindi resa necessaria l’evacuazione dei visitatori e l’impiego di tutto il personale di polizia penitenziaria disponibile e in quel momento presente in istituto. Nel frattempo i detenuti in questione del reparto giudiziario e quelli delle quattro sezioni hanno dato inizio ad una raffica di offese, minacce e atti violenti nei confronti dei rappresentanti dello Stato, ammassandosi tutti a ridosso dei cancelli d’accesso.

“Momenti di altissima tensione – hanno incalzato dall’Osapp - che solo grazie alla professionalità degli operatori che hanno riportato la struttura in condizioni di sicurezza, non sono sfociati in un epilogo drammatico”. Come è noto, ci sono tre livelli di sicurezza in un carcere: basso, medio e alto a cui sono sottoposti i detenuti in base alla posizione giuridica.

“Quelli condannati per reati di criminalità organizzata – ha spiegato Damato a l’Attacco – dovrebbero essere sottoposti ad un livello di sicurezza alto. Con il Covid hanno beneficiato della cosiddetta vigilanza dinamica, in altre parole celle aperte e la possibilità di circolare liberamente nel reparto. Di recente sono stati invece ripristinati lo stato pre pandemia e le limitazioni previste dalla legge. Il che ha provocato le proteste dei detenuti. Ha cominciato a serpeggiare la voce che avrebbero scatenato disordini tali da far ripetere quanto accaduto 3 anni fa. E proprio grazie alle allerte lanciate in questi mesi dall’Osapp e dal sottoscritto si è attivata una forma di intelligence interna e di prevenzione che ha scongiurato il peggio. Ciò significa, inutile girarci intorno, che se alcuni detenuti vogliono, sono perfettamente in grado di mettere in atto un’altra evasione di massa. Ecco perché lascia l’amaro in bocca la visita del politico di turno che recita la solita poesia, al sottosegretario Andrea Delmastro diciamo di confrontarsi con i sindacati come il nostro che conosce bene la reale situazione di Foggia ma anche di Taranto e Bari, senza contare Lecce che si sta seriamente sottovalutando. Non è pensabile che gli agenti di polizia siano costretti a lavorare per 13 o 14 ore, la carenza di organico è drammatica e si ripercuote sulla salute e sulla sicurezza di chi lavora all’interno delle carceri, non solo dei poliziotti ma anche dei medici, infermieri, educatori, di altri dipendenti e persino dei detenuti stessi. Non tutti hanno interesse ad innescare disordini, molti vorrebbero davvero seguire, come è giusto che sia, un percorso di riabilitazione ma in queste condizioni diventa impossibile”.

Damato arriva a dire che a Foggia “comandano i detenuti ormai. Basta pochissimo: ad esempio, che organizzino un'entrata illecita con un drone, nella sezione x dove si andranno a concentrare le attenzioni dei colleghi, mentre loro saranno liberi di fare ciò che vogliono nella sezione y”.

Nel frattempo, ricorda il sindacalista, è stato approvato con l'avallo di tutti i sindacati, ad eccezione dell’Osapp, il nuovo accordo quadro nazionale. “E’ una legge in deroga al contratto nazionale del lavoro che noi non abbiamo firmato, che consentirebbe turni da 16 ore per i poliziotti. Come può una persona che deve vigilare recuperare le forze, mentali soprattutto? Non voglio puntare il dito contro nessuno ma la politica deve iniziare, ripeto, ad ascoltare quei sindacati che raccontano la vera situazione che c’è nelle carceri. Oltre ad essere sindacalisti, noi stessi siamo poliziotti e conosciamo i fatti: a Foggia ad esempio 5 anni fa è stato tagliato l’organico del 40% e con i nuovi arruolamenti non si riesce neanche a coprire il turn over, che poi a dirla tutta sono i pensionamenti del triennio già passato, 2020-23.   Quindi quelli che andranno in pensione da adesso in poi non saranno coperti e fra tre anni avremo un altro deficit in più. Senza contare che c'è proprio un fuggi fuggi dei colleghi che decidono di andare in pensione, disposti a perdere anche 2-300 euro pur di lasciare il servizio. E’ diventata una questione di salute, ormai non riescono più a riposare, neppure quando tornano a casa, per via dell’eccessivo carico di stress che accumulano. Che poi si ripercuote anche sugli affetti familiari, sui rapporti interpersonali. Allora, che stanno aspettando, soprattutto a Foggia, che veramente ci scappi il morto o che si ripeta di nuovo la situazione delle super evasione?”.

Che la situazione sia al limite lo dimostrerebbero i numeri forniti proprio dall’Osapp: “Una ventina di giorni fa, in un turno serale, a Foggia c'erano 5 persone di servizio, ripeto, 5.   Che dovevano vigilare su oltre 600 detenuti. Qualcuno si chiede cosa può succedere? Chi vuole questa situazione? C'è qualche cosa che noi non riusciamo a comprendere. Ci chiediamo a cosa serva in queste condizioni questo carcere. Chiedo quindi ufficialmente al ministro, alla premier, al sottosegretario di venire in Puglia, a incontrare le organizzazioni sindacali e aprire un tavolo tecnico permanente per risolvere realmente i problemi, senza propinare soluzioni palliative”, ha concluso Damato.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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