“Bisogna capire bene cos'è una violenza e di quanti tipi essa può essere prima di poter fare un qualunque progetto che possa valere a stravolgere tale mostruosità che sta invadendo l'animo umano in maniera, a mio avviso, incontrastata. Sappiamo che c'è una violenza fisica, sessuale, psichica, economica. Questo ci sembra di saperlo, ma il difficile è riconoscerla e saperne coglierne i segni”.
Così scrive in una lettera Rosa Marasco, sorella di Franca, la tabaccaia uccisa lo scorso 28 agosto all'interno del suo esercizio commerciale in via Marchese de Rosa, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne.
“Difficile non solo per i ragazzi in età evolutiva ma anche per gli adulti. Dovremmo essere attenti a riconoscere, in uno, quella violenza che limita la libertà di una donna nella sua possibilità di esprimersi, di desiderare, sognare, progettare, realizzare, lavorare, scegliere. In una sola parola nella sua possibilità di essere”.
“La violenza inizia con determinati segni specifici che possono caratterizzarla in modo strettamente e limitatamente settoriale ma poi diventa altro, invade altri campi e da un qualunque punto si parta si arriva a quella fisica estrema: il femminicidio. Il femminicidio è un delitto di potere, un estremo gesto di sopraffazione sulla donna: è questo che accomuna i tanti casi, pur se apparentemente tanto diversi tra di loro”.
“Giulia (Cecchettin, ndr), una ragazza a cui un uomo (non mi viene da dire sentimentalmente legato perché l'amore è un'altra cosa!) decide di impedire la realizzazione professionale e personale: ci sono inclusi tutti i tipi di violenza fino a quella fisica definitiva. Franca, mia sorella, ha subito come donna sola una violenza fatta di intimidazioni varie: furti e infastidimenti a vario titolo che le hanno regalato quella paura di vivere e lavorare come lei voleva fare. La sua libertà, la sua onestà, la sua lealtà, la sua capacità relazionale, la sua attenzione agli altri, la sua creatività, doti di vita che impegnava nel suo lavoro con semplicità e umiltà hanno dato fastidio a uomini perversi che hanno organizzato e messo in moto il progetto finale per lei”.
Nel caso di Franca “è un delitto di potere su una donna”, precisa la sorella, che poi accusa: “Le sue denunce non sono state accolte nel modo giusto. Non sono stati riconosciuti i primi segni di quella violenza che inizia con una caratterizzazione propria e poi sconfina senza pietà. Non sono stati riconosciuti quei segni nemmeno nei fatti e nelle denunce, nemmeno dalle Istituzioni che avrebbero dovuto al contrario proteggerla quella donna, mia sorella”.
”La differenza che raccolgo tra i casi citati è che ci sono due Italie: mentre al nord si esorta a ‘fare rumore’ per ottenere il cambiamento vero e non solo una commozione da circostanza, qui a Foggia noi siamo incentivati e oppressi da un silenzio che mira solo a spegnere i riflettori sulla storia, pur se così tanto drammatica”.
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