D’Anzeris: “I commissari sono 3 fumieri”. Salvemini e l’operazione ex Hotel dei Mandorli dello zio D’Ambrosio

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La stessa ira che Michele Romito in più conversazioni ha dimostrato contro i fratelli Lino e Gianni Rotice, rei a suo dire di sostenere che il sindaco aveva le mani legate da Prefettura e magistratura rispetto allo smantellamento del ristorante. Le bestemmie e minacce ritorsive di Romito non si contano, perché secondo lui la stretta di mano in campagna elettorale serviva a garantire al candidato sindaco i voti e all’imprenditore la garanzia di aiuto per il mantenimento del “Guarda che luna”. Il 23 dicembre 2022 Michele Romito disse a Angelo Salvemini nel suo studio legale: “Angelo...tutti quanti, ha preso parti del fratello, adesso Lino, adesso Lino, fino adesso l'ho rispettato, digli “se ti permetti in faccia alle persone nuovamente...la magistratura, la Prefettura, mio fratello ha le mani legate, io vado lo spacco la testa pure a lui, gli apro la testa mezza e mezza pure a lui…ma non vi permettete, non trovate giustificazioni…e allora Angelo, per me quelle persone là sono morte”. Salvemini rispose gettando altra benzina sul fuoco e fomentando ancor più l’odio (comune) contro Rotice: “Io, il consiglio che ti posso dare è solo questo Michele, sistemalo per le feste, mandagliela, sistemalo per le feste”. “Che me ne frega a me della legge”, fu la replica di Romito. Da una conversazione tra i due del 16 febbraio 2023 gli investigatori hanno ricostruito come una delle intenzioni fosse far uscire l’accordo politico esistente tra Rotice e Riccardi (Romito: “Angelo noi dobbiamo sputtanare...noi dobbiamo far uscire quel fatto a galla che quei due stanno insieme...noi dobbiamo mandare queste carte”). 

Un accordo a loro dire comprensivo di interessi comuni sul porto sipontino e sulla zona ASI, oggetto di svariate operazioni multimilionarie allora, da Seasif alla piattaforma logistica di Lotras di Incoronata. anche per tali motivi il sindaco. “Quello là (Gianni Rotice, ndr) tiene tutti quegli interessi per il fatto della Seasif”, disse Salvemini. “Tutte le cose...tutte le cose...soldi là...soldi là...soldi là...Angelo, sentimi a me...perché quello non si metteva contro di me Angelo...Angelo non si metteva contro…né De Paolis (presidente del Consorzio ASI, ndr) e cosa...gli interessi sono fortissimi...Angelo per mettersi contro di me”.

 
D’Anzeris e Riccardi
La forte insofferenza, da parte di alcuni ex eletti e funzionari comunali, per la gestione commissariale seguita allo scioglimento del 2019 è resa evidente da alcune conversazioni intercettate tra Vincenzo D’Anzeris, odierno indagato, e il cognato ex sindaco Angelo Riccardi, nella cui auto c’erano le microspie. Nel primo, avvenuto il 24 settembre 2021, D’Anzeris, che si trovava nell’auto di Riccardi con un’altra persona, espresse tutto il proprio sprezzo verso i commissari prefettizi, definendoli “tre fumieri”, un termine dispregiativo tipico di Manfredonia usato per definire una persona spregevole, di basso profilo, accostandola per similitudine al letame di animale. Inoltre, riferendosi all’ex prefetto Vittorio Piscitelli, alla guida della commissione straordinaria, D’Anzeris raccontò di come cercasse di tenerselo alla larga il più possibile. 

Alla sera di quello stesso giorno risale la conversazione tra Riccardi e D’Anzeris sulle modalità di recapito di una lettera anonima che l'ex sindaco intendeva recapitare agli uffici comunali e alle forze di polizia, senza lasciare traccia circa l’autore, al fine di portare a conoscenza gli organi preposti di presunte irregolarità riguardanti il rilascio delle autorizzazioni edilizie senza la prescritta agibilità (“quelli rilasciano alle persone le autorizzazioni senza agibilità”).

Riccardi è stato intercettato dagli investigatori anche in un terzo colloquio, avuto il 5 ottobre 2021 con l’ingegnere Teodoro Cisternino, che nelle carte dell’inchiesta della Finanza compare come il tecnico di fiducia di Michele Romito per il ristorante “Guarda che luna”. Ma in questo caso il colloquio riguardava la municipalizzata ASE spa. “Questi, tra tutte le cose che hanno fatto, una cosa buona che banno fatto è che hanno tolto a Racastill e l'hanno mandato al centro di raccolta…quello è il fatto buono là…perché quello…condizionava troppo praticamente le scelte aziendali…il personale. Quello ha rovinato lui a Barbone...non un figlio...due figli voleva mettere là…ma sacc…a regola sua...”, disse Cisternino riferendosi alla nuova governance ASE affidava dai commissari al tecnico torinese Raphael Rossi e al ras dell’impresa Michele Fatone, il pregiudicato finito in carcere dopo “Giù le mani”. 

Il figlio minore Raffaele (finito ai domiciliari) fu assunto durante la presidenza di Franco Barbone, ma secondo Cisternino il proposito di Fatone senior era assicurare un posto in ASE anche al figlio più grande Antony. Riccardi e Cisternino parlarono delle denunce sporte contro Fatone, causa dei provvedimenti di Rossi contro l’uomo, fino ad alludere al furto di rame. “Là quello si andava vendendo il rame. Andava di pomeriggio...di notte...pure con Damiano Racastill…ma che cazz...ma veramend? Mica le persone sono stupide...”, le parole di Cisternino. 

Fatone e i politici
Michele Fatone non aveva rapporti col solo Salvemini. Le indagini hanno dimostrato come il pregiudicato intrattenesse relazioni con vari esponenti della politica locale, in una sorta di normalizzazione della famiglia nota come Racastill e sinonimo di paura per il personale ASE. Fatone parlava con l’attuale deputato di Forza Italia Giandiego Gatta, con Gianni Rotice, con Riccardi. Parlava loro delle vicende ASE tentando di portarli sulle proprie opinioni (ovvero sull’aiuto a sé e al proprio figlio Raffaele), forte del fatto noto di averli sostenuti elettoralmente. 

A marzo 2022 Michele Fatone fu intercettato al telefono con Gatta, di cui sollecitava un intervento a favore del dipendente ASE Lorenzo Damiano, manifestando al contempo un palese dissenso su quanto fatto da Rossi: “Questo presidente ha fallito su tutto! hai capito?...ha fallito su tutto…sta fa...sta distruggendo l'azienda”. Per gli inquirenti tali tesi venivano condivise da Gatta, che rassicurando Fatone rispetto al proprio interessamento, aggiunse che il sindaco ne avesse già contezza: “Quello ha fa...ha fatto pena nella gestione...e vuole adesso dimostrare...vuole cioè...che lui non c'entra niente...e che la...vuole mandare a monte l'azienda per poi uscirne pulito lui capito? Il giochetto l'ha...l'abbiamo capito…l'ha capito pure il sindaco il giochetto eh!? a me di chi ha fallito nel suo incarico non me ne fotte proprio!”. 

Salvemini e l’ex Hotel dei Mandorli
C’era anche il condono edilizio dell’ex Hotel dei Mandorli della frazione Montagna tra le questioni che interessavano l’assessore ai lavori pubblici Angelo Salvemini. E’ quanto riferito agli inquirenti dall’allora dirigente dell’urbanistica Rosa Tedeschi. Ascoltata a febbraio 2023 per sommarie informazioni testimoniali, all’ingegnera fu chiesto se Salvemini, oltre che per il ristorante dei Romito, avesse manifestato un interesse altrettanto sospetto per altre pratiche relative ad altri immobili. Tedeschi rispose che in termini analoghi si era espresso per l’ex albergo poi diventato CRAP (struttura di riabilitazione assistenziale psichiatrica potenziata dedicata ad autori di reato) gestita dal consorzio Metropolis avente come referente locale lo zio Damiano D’Ambrosio, ex assessore dem a sua volta mesi fa citato in un’inchiesta per traffico di droga dello stesso pm Roberto Galli. 

La donna disse che nel 2022 per tale condono edilizio Salvemini gridò contro di lei che se non avesse fatto come diceva lui le avrebbe fatto vedere le conseguenze, spiegando che alla pratica dell’ex hotel situato in zona vincolata era interessato un parente della moglie.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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