“Educare i bambini e le bambine alla non violenza. Fin dall'infanzia si possono creare occasioni di confronto per educare alla non violenza. Il lavoro di sensibilizzazione e prevenzione necessario per il contrasto alla violenza maschile sulle donne e l’educazione a relazioni non violente passa per la possibilità offerta alle nuove generazioni, di riflettere su se stessi e sul rapporto con gli altri”, il messaggio della maestra Mariella Faggianelli, affisso davanti la scuola elementare Andrea Pazienza, a San Severo.
A dire il vero il messaggio che si legge si limita alla frase: “In memoria di Celeste, vittima di un amore malato”, espressione sempre più criticata perché lascia intendere che un sentimento buono ci sia alla base di un delitto. Quando non è così.
Nel 2019 il Corecom Puglia in collaborazione con Regione e UniSalento ha promosso la pubblicazione di un volume che invita i “comunicatori, sui propagatori di visioni e di senso comune (quale è una insegnante, ndr) al fine di responsabilizzarli riguardo al proprio ruolo perché scompaia dalle cronache per sempre, in relazione al femminicidio, almeno la dicitura di ‘amore malato’, di ‘raptus’, sostituendola con quella più realistica di ‘omicidio’, senza aggettivazioni giustificazioniste”.
Perché per educare si parte anche dal linguaggio.
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